“Questa era la cosa che avrei voluto capire dopo la guerra. Nient'altro. Come un essere umano può rimanere indifferente. Capivo i carnefici e le vittime. Ma gli altri, quelli che furono semplicemente degli spettatori, mi erano incomprensibili”. Così Elie Wiesel, un testimone della Shoah, riassume uno degli interrogativi centrali sollevati dalle atrocità collettive. Non è però possibile capire lo spettatore indifferente senza spiegare il comportamento opposto, quello dei soccorritori. Inerzia e solidarietà sono le due facce di un'unica medaglia. La diffusa e rassicurante personalizzazione dell'inerzia e della solidarietà enfatizza il ruolo di singoli individui e dei loro valori morali. Si perde così il senso del contesto e quindi la possibilità di accedere a una comprensione adeguata del comportamento umano in situazioni estreme. Pertanto al centro dell'analisi della presente monografia scientifica non vi è lo spettatore inerte, con il suo alone negativo, né il soccorritore, illuminato dalle sue virtù, bensì l'ambiente psicosociale che caratterizza le atrocità collettive. Sottolineando l'importante ruolo svolto dagli spettatori attivi e passivi, gli avvenimenti esaminati, il genocidio degli ebrei, la tragedia dei desaparecidos, la «pulizia etnica» nei Balcani, lo sterminio dei tutsi in Ruanda e altri drammi del Novecento, non sono asserviti a una logica da museo ma consegnati a un'attualità in cui la coesistenza tra etnie e popoli è prioritaria nell'agenda della società contemporanea. La formazione del futuro cittadino non può essere limitata alla retorica della convivenza bensì deve essere informata dalla comprensione dei processi psicologici che lavorano al servizio della distruttività umana, dell'inerzia e della solidarietà.

Psicologia dell'inerzia e della solidarietà. Lo spettatore di fronte alle atrocità collettive

ZAMPERINI, ADRIANO
2001

Abstract

“Questa era la cosa che avrei voluto capire dopo la guerra. Nient'altro. Come un essere umano può rimanere indifferente. Capivo i carnefici e le vittime. Ma gli altri, quelli che furono semplicemente degli spettatori, mi erano incomprensibili”. Così Elie Wiesel, un testimone della Shoah, riassume uno degli interrogativi centrali sollevati dalle atrocità collettive. Non è però possibile capire lo spettatore indifferente senza spiegare il comportamento opposto, quello dei soccorritori. Inerzia e solidarietà sono le due facce di un'unica medaglia. La diffusa e rassicurante personalizzazione dell'inerzia e della solidarietà enfatizza il ruolo di singoli individui e dei loro valori morali. Si perde così il senso del contesto e quindi la possibilità di accedere a una comprensione adeguata del comportamento umano in situazioni estreme. Pertanto al centro dell'analisi della presente monografia scientifica non vi è lo spettatore inerte, con il suo alone negativo, né il soccorritore, illuminato dalle sue virtù, bensì l'ambiente psicosociale che caratterizza le atrocità collettive. Sottolineando l'importante ruolo svolto dagli spettatori attivi e passivi, gli avvenimenti esaminati, il genocidio degli ebrei, la tragedia dei desaparecidos, la «pulizia etnica» nei Balcani, lo sterminio dei tutsi in Ruanda e altri drammi del Novecento, non sono asserviti a una logica da museo ma consegnati a un'attualità in cui la coesistenza tra etnie e popoli è prioritaria nell'agenda della società contemporanea. La formazione del futuro cittadino non può essere limitata alla retorica della convivenza bensì deve essere informata dalla comprensione dei processi psicologici che lavorano al servizio della distruttività umana, dell'inerzia e della solidarietà.
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