L’interesse degli psicologi sociali per il tema del nemico ha avuto una fase di massimo incremento negli anni della guerra fredda, quando si intensificò il rischio di una guerra nucleare, per poi successivamente indirizzarsi al conflitto fra palestinesi ed israeliani. Le ricerche realizzate in questo ambito costituiscono un esteso filone di studi che ha approfondito gli atteggiamenti e le immagini che persone comuni ed élites, hanno nei confronti di altri Paesi. Questi studi mostrano, in sostanza, che l’immagine del nemico consiste in una teoria ingenua composta di concetti, credenze, atteggiamenti, valori, stereotipi, emozioni, motivazioni ed intenzioni così come di rappresentazioni iconiche, che influenzano le cognizioni e le linee di azione delle persone. L’intervento contro il regime dei Taliban, che ha fatto seguito all’attacco alle Twin Towers, e il lungo periodo di preparazione della guerra preventiva contro il regime Iracheno sono eventi recenti che hanno profondamente coinvolto e scosso l’opinione pubblica mondiale. L’idea del nemico appare qui assai diversa da quella tradizionalmente consolidata. Di qui il nostro interesse a studiare, contestualmente allo svolgersi di tali eventi, come una popolazione di giovani adulti si rappresenta il nemico. Lo strumento per realizzare la ricerca è un questionario, composto da domande in formato aperto e chiuso. Le prime analisi effettuate su un sottocampione di 152 soggetti evidenziano che la parola stimolo “nemico” evoca soprattutto riferimenti di tipo teorico astratto riconducibili all’immaginario della guerra (arma, tortura, sangue, ecc) ma anche a qualità personali negative di cattiveria e crudeltà (aggressore, oppressore, perfido). I criteri che gli intervistati utilizzano per definire qualcuno come nemico personale o del proprio Paese, se concordano nell’indicare in entrambi i casi le “azioni ostili”, divergono invece nel caso delle “idee e valori divergenti”, che in linea con la letteratura sull’argomento, definiscono soprattutto il nemico nazionale. Mentre il nemico personale è identificato in persone con cui si hanno rapporti per lo più paritari (amici, conoscenti), quello del proprio Paese è visto più come interno che non esterno e identificato soprattutto nella mafia.

Le rappresentazioni sociali del nemico

ZAMPERINI, ADRIANO;
2003

Abstract

L’interesse degli psicologi sociali per il tema del nemico ha avuto una fase di massimo incremento negli anni della guerra fredda, quando si intensificò il rischio di una guerra nucleare, per poi successivamente indirizzarsi al conflitto fra palestinesi ed israeliani. Le ricerche realizzate in questo ambito costituiscono un esteso filone di studi che ha approfondito gli atteggiamenti e le immagini che persone comuni ed élites, hanno nei confronti di altri Paesi. Questi studi mostrano, in sostanza, che l’immagine del nemico consiste in una teoria ingenua composta di concetti, credenze, atteggiamenti, valori, stereotipi, emozioni, motivazioni ed intenzioni così come di rappresentazioni iconiche, che influenzano le cognizioni e le linee di azione delle persone. L’intervento contro il regime dei Taliban, che ha fatto seguito all’attacco alle Twin Towers, e il lungo periodo di preparazione della guerra preventiva contro il regime Iracheno sono eventi recenti che hanno profondamente coinvolto e scosso l’opinione pubblica mondiale. L’idea del nemico appare qui assai diversa da quella tradizionalmente consolidata. Di qui il nostro interesse a studiare, contestualmente allo svolgersi di tali eventi, come una popolazione di giovani adulti si rappresenta il nemico. Lo strumento per realizzare la ricerca è un questionario, composto da domande in formato aperto e chiuso. Le prime analisi effettuate su un sottocampione di 152 soggetti evidenziano che la parola stimolo “nemico” evoca soprattutto riferimenti di tipo teorico astratto riconducibili all’immaginario della guerra (arma, tortura, sangue, ecc) ma anche a qualità personali negative di cattiveria e crudeltà (aggressore, oppressore, perfido). I criteri che gli intervistati utilizzano per definire qualcuno come nemico personale o del proprio Paese, se concordano nell’indicare in entrambi i casi le “azioni ostili”, divergono invece nel caso delle “idee e valori divergenti”, che in linea con la letteratura sull’argomento, definiscono soprattutto il nemico nazionale. Mentre il nemico personale è identificato in persone con cui si hanno rapporti per lo più paritari (amici, conoscenti), quello del proprio Paese è visto più come interno che non esterno e identificato soprattutto nella mafia.
2003
Riassunti delle comunicazioni
V Congresso Nazionale Sezione di Psicologia Sociale
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