Premessa: In questo studio abbiamo applicato il gel piastrinico (Gp) alle seguenti patologie ortopediche: reimpianto di protesi d’anca dopo mobilizzazione asettica, protesi di ginocchio a fissazione biologica, perdita di sostanza ossea, ritardo di ossificazione in corso di allungamento osseo e pseudoartrosi da causa biologica. Si è proceduto alla scelta dei pazienti basandosi sui dati presenti in letteratura riguardanti studi preliminari e meccanismo d’azione dei fattori di crescita (GFs). L’applicazione locale in forma di gel garantisce la permanenza dei GFs nella sede di lesione evitandone la dispersione. I GFs agiscono in concerto tra di loro ed inoltre potenziano l’azione di GFs prodotti spontaneamente dalle cellule coinvolte nel processo di riparazione e rigenerazione ossea. Materiali e Metodi: il metodo di preparazione del Gp prevede un prelievo di 450 cc di sangue intero e l’ottenimento di plasma ricco di piastrine (PRP) e plasma povero di piastrine (PPP). Dal PPP viene ottenuto il crioprecipitato. Si procede poi alla miscelazione di Cp e crio con produzione di un mix di volume finale di 30 ml che viene congelato a - 80 °C. Al momento dell’applicazione il mix viene attivato a gel tramite l’uso di trombina autologa e calcio gluconato con i seguenti rapporti: 5 parti di mix, 1 parte di trombina, 1 parte di calcio gluconato. Da Febbraio 2004 a Dicembre 2005, 129 pazienti sono stati sottoposti ad intervento chirurgico con applicazione di circa 30 ml di Gp da solo o in associazione ad osso autologo, omologo o a preparati osteoconduttivi sintetici. Il follow-up dei pazienti prevede controllo radiologico a 1, 6 e 12 mesi. La sintomatologia dolorosa viene monitorata tramite la scala analogica visiva (VAS). Risultati: 50 pazienti hanno completato il follow-up ad 1 anno dall’intervento. Nel 96% dei casi si sono evidenziate, radiologicamente, l’assenza di riassorbimento osseo ed una precoce osteointegrazione che confermano il ruolo osteoinduttivo del Gp. In due pazienti (4%), affetti da perdita di sostanza ossea, l’insuccesso dell’applicazione del Gp è attribuibile all’instabilità dei mezzi di sintesi utilizzati per ridurre il focolaio di frattura. Nei Gp applicati la concentrazione piastrinica media è risultata di 3363.1x103/ ml, (range 756,0 – 9741,0) con un coefficiente di concentrazione di 14.68. Discussione: In tutti i pazienti trattati il Gp è risultato un valido aiuto nella procedura chirurgica e nel decorso post-operatorio con i seguenti vantaggi: l’utilizzo di una minor quantità di osso, l’assenza di complicanze flogistiche e di intolleranze, una rapida guarigione delle ferite chirurgiche, una riduzione del sanguinamento e quindi un minor ricorso alla trasfusione di sangue omologo, una riduzione del dolore, una più rapida ripresa funzionale e, al momento attuale, l’assenza di segnalazioni di non-responder.

Applicazione di Gel piastrinico in chirurgia ortopedica.

POZZUOLI, ASSUNTA;ALDEGHERI, ROBERTO;
2006

Abstract

Premessa: In questo studio abbiamo applicato il gel piastrinico (Gp) alle seguenti patologie ortopediche: reimpianto di protesi d’anca dopo mobilizzazione asettica, protesi di ginocchio a fissazione biologica, perdita di sostanza ossea, ritardo di ossificazione in corso di allungamento osseo e pseudoartrosi da causa biologica. Si è proceduto alla scelta dei pazienti basandosi sui dati presenti in letteratura riguardanti studi preliminari e meccanismo d’azione dei fattori di crescita (GFs). L’applicazione locale in forma di gel garantisce la permanenza dei GFs nella sede di lesione evitandone la dispersione. I GFs agiscono in concerto tra di loro ed inoltre potenziano l’azione di GFs prodotti spontaneamente dalle cellule coinvolte nel processo di riparazione e rigenerazione ossea. Materiali e Metodi: il metodo di preparazione del Gp prevede un prelievo di 450 cc di sangue intero e l’ottenimento di plasma ricco di piastrine (PRP) e plasma povero di piastrine (PPP). Dal PPP viene ottenuto il crioprecipitato. Si procede poi alla miscelazione di Cp e crio con produzione di un mix di volume finale di 30 ml che viene congelato a - 80 °C. Al momento dell’applicazione il mix viene attivato a gel tramite l’uso di trombina autologa e calcio gluconato con i seguenti rapporti: 5 parti di mix, 1 parte di trombina, 1 parte di calcio gluconato. Da Febbraio 2004 a Dicembre 2005, 129 pazienti sono stati sottoposti ad intervento chirurgico con applicazione di circa 30 ml di Gp da solo o in associazione ad osso autologo, omologo o a preparati osteoconduttivi sintetici. Il follow-up dei pazienti prevede controllo radiologico a 1, 6 e 12 mesi. La sintomatologia dolorosa viene monitorata tramite la scala analogica visiva (VAS). Risultati: 50 pazienti hanno completato il follow-up ad 1 anno dall’intervento. Nel 96% dei casi si sono evidenziate, radiologicamente, l’assenza di riassorbimento osseo ed una precoce osteointegrazione che confermano il ruolo osteoinduttivo del Gp. In due pazienti (4%), affetti da perdita di sostanza ossea, l’insuccesso dell’applicazione del Gp è attribuibile all’instabilità dei mezzi di sintesi utilizzati per ridurre il focolaio di frattura. Nei Gp applicati la concentrazione piastrinica media è risultata di 3363.1x103/ ml, (range 756,0 – 9741,0) con un coefficiente di concentrazione di 14.68. Discussione: In tutti i pazienti trattati il Gp è risultato un valido aiuto nella procedura chirurgica e nel decorso post-operatorio con i seguenti vantaggi: l’utilizzo di una minor quantità di osso, l’assenza di complicanze flogistiche e di intolleranze, una rapida guarigione delle ferite chirurgiche, una riduzione del sanguinamento e quindi un minor ricorso alla trasfusione di sangue omologo, una riduzione del dolore, una più rapida ripresa funzionale e, al momento attuale, l’assenza di segnalazioni di non-responder.
Atti del XXXVII Convegno Nazionale di Studi di Medicina Trasfusionale.
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