Il saggio analizza in modo sistematico la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani che tratta del diritto di famiglia nei suoi aspetti penalistici. La selezione delle tematiche tiene conto della loro rilevanza per la normative penalistica (italiana) riferibile alla tutela della famiglia e dei membri della stessa. Il testo presenta dunque i casi trattati della Corte europea dei diritti umani di maggiore interesse dal punto di vista giuridico, con particolare riguardo alle ricadute per l'ordinamento italiano. I casi che sotto il profilo prescelto appaiono rilevanti possono essere raggruppati in sei più o meno ampie categorie, identificate secondo un prevalente criterio empirico Del resto, l’approccio pragmatico è largamente dominante nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo, tanto più in relazione a valori giuridici come quello della famiglia, che non trovano diretta copertura nelle disposizioni sostanziali della Convenzione del 1950. contesti normativi affrontati - e le sottese tematiche socio-politiche - sono di estrema varietà. Essi riguardano, tra gli altri, il campo delle misure di espulsione decretate contro cittadini stranieri “extra-comunitari” responsabili di reati5): entro quali limiti tali misure possono restringere il diritto maturato da tali persone a coltivare le relazioni sociali e, in particolare, familiari che hanno stretto nel paese ospitante? Un ulteriore contesto considerato è quello della tutela dei membri della famiglia rispetto a comportamenti penalmente rilevanti di cui sono stati vittime. Altri ambiti considerati sono riguardano alcune recenti controversie trattate dalla Corte in materia di diritti riproduttivi (compreso il tema dell’aborto) nonché il diritto alla vita e il tema dell'aiuto al suicidio. Quest’ultimo tema — così come il precedente — riveste un evidente rilievo sul versante della vita privata e dell’autodeterminazione individuale; tuttavia, alla luce delle problematiche familiari che indubbiamente implica (interesse del partner della donna, ruolo dei familiari nel fornire assistenza al suicidio, ecc.) si presta ad essere inserito in una casistica che riguarda la famiglia. Altri temi sono le problematiche carcerarie e quelle dei minori autori di reato. L'obiettivo del lavoro è quello di tracciare una mappa della giurisprudenza di Strasburgo che restituisca aspetti di predittibilità (probabilmente non di sistematicità vera e propria) all'azione della Corte europea dei diritti umani. Si osserva in conclusione che benché assente come soggetto (collettivo) titolare di diritti fondamentali, in ossequio ad un approccio fondamentalmente “individualista” (benché marcato di personalismo) ai diritti umani proprio dello strumento internazionale in esame, la famiglia — nelle sue varie accezioni e articolazioni — è tutt’altro che assente dalla prassi della Corte di Strasburgo. L’attenzione con cui gli estensori della Convenzione europea hanno cercato di evitare riferimenti a entità collettive (“corpi intermedi” tra individuo e Stato) ha portato a sacrificare la famiglia come soggetto giuridico autonomo nell’orizzonte della Convenzione, ma non la famiglia come realtà sociale e giuridica che vive negli ordinamenti nazionali dell’Europa e che in quanto tale la Convenzione tutela e valorizza, rendendola concretamente presente nel tessuto e nella trama delle sue argomentazioni giuridiche.
RIFLESSI PENALISTICI DELLA TUTELA DELLA FAMIGLIA NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
DE STEFANI, PAOLO
2011
Abstract
Il saggio analizza in modo sistematico la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani che tratta del diritto di famiglia nei suoi aspetti penalistici. La selezione delle tematiche tiene conto della loro rilevanza per la normative penalistica (italiana) riferibile alla tutela della famiglia e dei membri della stessa. Il testo presenta dunque i casi trattati della Corte europea dei diritti umani di maggiore interesse dal punto di vista giuridico, con particolare riguardo alle ricadute per l'ordinamento italiano. I casi che sotto il profilo prescelto appaiono rilevanti possono essere raggruppati in sei più o meno ampie categorie, identificate secondo un prevalente criterio empirico Del resto, l’approccio pragmatico è largamente dominante nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo, tanto più in relazione a valori giuridici come quello della famiglia, che non trovano diretta copertura nelle disposizioni sostanziali della Convenzione del 1950. contesti normativi affrontati - e le sottese tematiche socio-politiche - sono di estrema varietà. Essi riguardano, tra gli altri, il campo delle misure di espulsione decretate contro cittadini stranieri “extra-comunitari” responsabili di reati5): entro quali limiti tali misure possono restringere il diritto maturato da tali persone a coltivare le relazioni sociali e, in particolare, familiari che hanno stretto nel paese ospitante? Un ulteriore contesto considerato è quello della tutela dei membri della famiglia rispetto a comportamenti penalmente rilevanti di cui sono stati vittime. Altri ambiti considerati sono riguardano alcune recenti controversie trattate dalla Corte in materia di diritti riproduttivi (compreso il tema dell’aborto) nonché il diritto alla vita e il tema dell'aiuto al suicidio. Quest’ultimo tema — così come il precedente — riveste un evidente rilievo sul versante della vita privata e dell’autodeterminazione individuale; tuttavia, alla luce delle problematiche familiari che indubbiamente implica (interesse del partner della donna, ruolo dei familiari nel fornire assistenza al suicidio, ecc.) si presta ad essere inserito in una casistica che riguarda la famiglia. Altri temi sono le problematiche carcerarie e quelle dei minori autori di reato. L'obiettivo del lavoro è quello di tracciare una mappa della giurisprudenza di Strasburgo che restituisca aspetti di predittibilità (probabilmente non di sistematicità vera e propria) all'azione della Corte europea dei diritti umani. Si osserva in conclusione che benché assente come soggetto (collettivo) titolare di diritti fondamentali, in ossequio ad un approccio fondamentalmente “individualista” (benché marcato di personalismo) ai diritti umani proprio dello strumento internazionale in esame, la famiglia — nelle sue varie accezioni e articolazioni — è tutt’altro che assente dalla prassi della Corte di Strasburgo. L’attenzione con cui gli estensori della Convenzione europea hanno cercato di evitare riferimenti a entità collettive (“corpi intermedi” tra individuo e Stato) ha portato a sacrificare la famiglia come soggetto giuridico autonomo nell’orizzonte della Convenzione, ma non la famiglia come realtà sociale e giuridica che vive negli ordinamenti nazionali dell’Europa e che in quanto tale la Convenzione tutela e valorizza, rendendola concretamente presente nel tessuto e nella trama delle sue argomentazioni giuridiche.Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.




