L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la salute sul Lavoro analizza periodicamente i principali problemi di salute dei lavoratori attraverso i dati provenienti da indagini condotte nei vari Paesi della U.E, ed allo scopo ha attivato un Osservatorio dei rischi. L'obiettivo della presente ricerca, promossa dall'ISPESL in collaborazione con la Direzione per la Prevenzione del Veneto, è stato quello di sperimentare un modello di monitoraggio da riproporre per un’indagine mirata su scala europea. Immagine di copertina della pubblicazione La ricerca ha permesso di studiare i rischi professionali ed i problemi di salute prevalenti percepiti dai lavoratori di una regione europea altamente industrializzata quale il Veneto. Dalla ricerca emerge che le principali problematiche di salute sono in primo luogo lo stress (26.9%), seguito dal mal di schiena (17.8%) e dal dolore agli arti (11.1%). Anche nell’indagine condotta nel 2000 in ambito europeo da Eurofound (European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions), lo stress è risultato essere uno tra i principali problemi di salute, secondo solo al mal di schiena. In merito ai fattori di rischio percepiti, accanto a quelli tradizionali di tipo fisico-chimico (vibrazioni, rumore, inalazione di vapori fumi, polveri, sostanze pericolose), sono stati evidenziati aspetti delle condizioni di lavoro quali: posture, movimentazione carichi, movimenti ripetitivi, turni, eccessive richieste sul piano psichico e cognitivo. La diffusione e gli effetti dello stress negli ambienti di lavoro è stata quindi indagata mediante il questionario di Karasek: la frequenza di high strain (ovvero la percezione di vivere una condizione lavorativa caratterizzata da elevata domanda insieme a un basso controllo sul compito) è pari al 26.6% del campione. Il rischio di high strain è risultato essere maggiore nelle donne rispetto ai maschi, nei soggetti che consumano psicofarmaci rispetto a coloro che non ne fanno uso, nei non-fumatori rispetto ai fumatori, mentre non vi sono differenze rispetto all’età, alla scolarità, al Paese di origine, e al consumo di alcol. I più elevati rischi di stress sono stati riferiti dagli addetti del commercio e del comparto socio-sanitario, nei soggetti con più di 10 anni di anzianità nella mansione e nei lavoratori che avevano riferito un infortunio sul lavoro o un’assenza per motivi di salute. L’analisi dei dati INPS sulle assenze dal lavoro per malattia certificate nel periodo 1997-2002 evidenzia una percentuale di assenze più bassa nei comparti dell’Artigianato rispetto a quelli dell’Industria e del Terziario, sempre inferiore negli operai rispetto agli impiegati e con un picco nella classe d’età “20-29 anni”. Il sesso femminile mostra una maggiore tendenza dei colleghi maschi ad “ammalare”: il tasso d’incidenza (eventi/assicurati) esaminato evidenzia una netta disuguaglianza tra i due sessi, molto alta in particolare nell’Industria. L’analisi dei tassi di inabilità/invalidità lavorativa INPS dal 1994 al 2002 evidenzia che il rischio di invalidità è significativamente maggiore nei lavoratori dipendenti dell’Artigianato, Industria e Terziario che nei lavoratori autonomi. I comparti a maggiore rischio di invalidità INPS sono risultati essere l’Edilizia e l’Impiantistica (sia di tipo industriale che artigianale), seguita dal Tessile (come attività industriale). Infine, l’analisi dei tassi standardizzati per età e sesso di invalidità/inabilità, assenze dal lavoro per malattia e infortuni sul lavoro nei lavoratori dell’Industria dal 1994 al 2002 evidenzia una riduzione del tasso di inabilità/invalidità, una tendenza alla riduzione negli anni più recenti del tasso di assenze per malattia (dopo un aumento sino al 1999), e infine un aumento del tasso di infortuni sul lavoro (in discesa nel 2002), che potrebbe essere dovuto all’incremento di lavoratori extracomunitari nelle fabbriche e/o al riconoscimento degli infortuni in itinere a partire dal 2000 per effetto dei cambiamenti normativi Inail. In conclusione, la sperimentazione da parte dell’Ispesl, con la collaborazione della regione Veneto, di un sistema di monitoraggio basato sia su dati rilevati correntemente per scopi di tutela che su dati raccolti attraverso specifiche indagini ha portato a potenziare il patrimonio informativo attinente la salute dei lavoratori. Nella regione pilota l’indagine ha consentito di: fornire un know-how per un’indagine che stabilisca le priorità di intervento relative a settori, attività professionali, aree, gruppi a rischio, ecc.; creare le basi per un modello di monitoraggio della salute e della sicurezza a livello nazionale riproponibile in ambito europeo; individuare e valutare i parametri per la misurazione dell'adeguatezza e della qualità degli interventi preventivi sanitari.

Indagine pilota conoscitiva sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro relativa ad una realtà  regionale: Veneto

MASTRANGELO, GIUSEPPE;FADDA, EMANUELA;PRIOLO, GIAMPAOLO;SCOIZZATO, LUCA;BUJA, ALESSANDRA;
2006

Abstract

L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la salute sul Lavoro analizza periodicamente i principali problemi di salute dei lavoratori attraverso i dati provenienti da indagini condotte nei vari Paesi della U.E, ed allo scopo ha attivato un Osservatorio dei rischi. L'obiettivo della presente ricerca, promossa dall'ISPESL in collaborazione con la Direzione per la Prevenzione del Veneto, è stato quello di sperimentare un modello di monitoraggio da riproporre per un’indagine mirata su scala europea. Immagine di copertina della pubblicazione La ricerca ha permesso di studiare i rischi professionali ed i problemi di salute prevalenti percepiti dai lavoratori di una regione europea altamente industrializzata quale il Veneto. Dalla ricerca emerge che le principali problematiche di salute sono in primo luogo lo stress (26.9%), seguito dal mal di schiena (17.8%) e dal dolore agli arti (11.1%). Anche nell’indagine condotta nel 2000 in ambito europeo da Eurofound (European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions), lo stress è risultato essere uno tra i principali problemi di salute, secondo solo al mal di schiena. In merito ai fattori di rischio percepiti, accanto a quelli tradizionali di tipo fisico-chimico (vibrazioni, rumore, inalazione di vapori fumi, polveri, sostanze pericolose), sono stati evidenziati aspetti delle condizioni di lavoro quali: posture, movimentazione carichi, movimenti ripetitivi, turni, eccessive richieste sul piano psichico e cognitivo. La diffusione e gli effetti dello stress negli ambienti di lavoro è stata quindi indagata mediante il questionario di Karasek: la frequenza di high strain (ovvero la percezione di vivere una condizione lavorativa caratterizzata da elevata domanda insieme a un basso controllo sul compito) è pari al 26.6% del campione. Il rischio di high strain è risultato essere maggiore nelle donne rispetto ai maschi, nei soggetti che consumano psicofarmaci rispetto a coloro che non ne fanno uso, nei non-fumatori rispetto ai fumatori, mentre non vi sono differenze rispetto all’età, alla scolarità, al Paese di origine, e al consumo di alcol. I più elevati rischi di stress sono stati riferiti dagli addetti del commercio e del comparto socio-sanitario, nei soggetti con più di 10 anni di anzianità nella mansione e nei lavoratori che avevano riferito un infortunio sul lavoro o un’assenza per motivi di salute. L’analisi dei dati INPS sulle assenze dal lavoro per malattia certificate nel periodo 1997-2002 evidenzia una percentuale di assenze più bassa nei comparti dell’Artigianato rispetto a quelli dell’Industria e del Terziario, sempre inferiore negli operai rispetto agli impiegati e con un picco nella classe d’età “20-29 anni”. Il sesso femminile mostra una maggiore tendenza dei colleghi maschi ad “ammalare”: il tasso d’incidenza (eventi/assicurati) esaminato evidenzia una netta disuguaglianza tra i due sessi, molto alta in particolare nell’Industria. L’analisi dei tassi di inabilità/invalidità lavorativa INPS dal 1994 al 2002 evidenzia che il rischio di invalidità è significativamente maggiore nei lavoratori dipendenti dell’Artigianato, Industria e Terziario che nei lavoratori autonomi. I comparti a maggiore rischio di invalidità INPS sono risultati essere l’Edilizia e l’Impiantistica (sia di tipo industriale che artigianale), seguita dal Tessile (come attività industriale). Infine, l’analisi dei tassi standardizzati per età e sesso di invalidità/inabilità, assenze dal lavoro per malattia e infortuni sul lavoro nei lavoratori dell’Industria dal 1994 al 2002 evidenzia una riduzione del tasso di inabilità/invalidità, una tendenza alla riduzione negli anni più recenti del tasso di assenze per malattia (dopo un aumento sino al 1999), e infine un aumento del tasso di infortuni sul lavoro (in discesa nel 2002), che potrebbe essere dovuto all’incremento di lavoratori extracomunitari nelle fabbriche e/o al riconoscimento degli infortuni in itinere a partire dal 2000 per effetto dei cambiamenti normativi Inail. In conclusione, la sperimentazione da parte dell’Ispesl, con la collaborazione della regione Veneto, di un sistema di monitoraggio basato sia su dati rilevati correntemente per scopi di tutela che su dati raccolti attraverso specifiche indagini ha portato a potenziare il patrimonio informativo attinente la salute dei lavoratori. Nella regione pilota l’indagine ha consentito di: fornire un know-how per un’indagine che stabilisca le priorità di intervento relative a settori, attività professionali, aree, gruppi a rischio, ecc.; creare le basi per un modello di monitoraggio della salute e della sicurezza a livello nazionale riproponibile in ambito europeo; individuare e valutare i parametri per la misurazione dell'adeguatezza e della qualità degli interventi preventivi sanitari.
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