SCOPO DELLO STUDIO: il presente studio si propone di illustrare le caratteristiche audiologiche in soggetti con mutazioni dei geni GJB2/GJB6. METODI: lo studio è stato condotto su 176 pazienti, i quali sono stati sottoposti ad indagini audiologiche e genetiche. La valutazione audiologica è stata comprensiva di anamnesi, otoscopia, impedenzometria e audiometria tonale per via aerea e ossea. In una parte dei pazienti, nei quali non è stato possibile ottenere una stima di soglia affidabile mediante audiometria tonale, la soglia uditiva è stata determinata mediante registrazione dei potenziali evocati uditivi del tronco encefalico (ABR). La gravità della perdita uditiva è stata definita in base al PTA calcolato come media della soglia uditiva alle frequenze 0,5-1-2 e 4 kHz. Sono stati analizzati inoltre il carattere simmetrico o asimmetrico della perdita uditiva, la configurazione della curva audiometrica e il decorso temporale della patologia. Inoltre, dopo aver ottenuto il consenso informato da parte dei pazienti, l’analisi molecolare è stata condotta su DNA estratto da sangue periferico, mediante l’amplificazione degli esoni del gene GJB2 ed il successivo sequenziamento diretto e lo studio della delezione del(GJB6-D13S1830) del gene GJB6. RISULTATI: l’analisi molecolare ha evidenziato che il 63% dei pazienti presenta un genotipo omozigote per il gene GJB2 ed il restante 37% si ripartisce tra gli eterozigoti composti, che rappresentano il 30% dei pazienti in studio e i soggetti che mostrano eredità digenica con mutazioni nel gene GJB2 e la delezione del(GJB6-D13S1830) del gene GJB6. La mutazione 35delG è presente in omozigosi nel 92% dei soggetti ed è associata ad un’ipoacusia di entità profonda (circa 68%), con configurazione audiometrica in discesa o piatta (complessivamente oltre il 93%), con interessamento bilaterale simmetrico (in oltre l’80% dei casi) e a carattere non progressivo. Fra i soggetti con eterozigosi composta è più frequente il riscontro di ipoacusia di entità lieve e media e di forme asimmetriche. Una progressione della perdita uditiva è stata rilevata in circa il 10% del campione analizzato. DISCUSSIONE: sebbene ottenuti su un campione non molto numeroso, i risultati di questo studio confermano l’elevata incidenza di ipoacusia neurosensoriale di entità profonda nei pazienti omozigoti, ed in particolare nel sottogruppo più cospicuo degli omozigoti 35delG, ed evidenziano la presenza di una quota non trascurabile, di soggetti nei quali la patologia assume un decorso progressivo. CONCLUSIONI: L’analisi dei dati provenienti dal nostro campione conferma l’importanza di delineare una correlazione tra i dati audiologici e quelli genetici, al fine di un corretto management diagnostico e riabilitativo dei pazienti con ipoacusia neurosensoriale ad insorgenza congenita e precoce.

Correlazione genotipo/fenotipo in 176 pazienti con ipoacusia neurosensoriale.

CAMA, ELONA;SANTARELLI, ROSAMARIA;ARSLAN, EDOARDO;
2009

Abstract

SCOPO DELLO STUDIO: il presente studio si propone di illustrare le caratteristiche audiologiche in soggetti con mutazioni dei geni GJB2/GJB6. METODI: lo studio è stato condotto su 176 pazienti, i quali sono stati sottoposti ad indagini audiologiche e genetiche. La valutazione audiologica è stata comprensiva di anamnesi, otoscopia, impedenzometria e audiometria tonale per via aerea e ossea. In una parte dei pazienti, nei quali non è stato possibile ottenere una stima di soglia affidabile mediante audiometria tonale, la soglia uditiva è stata determinata mediante registrazione dei potenziali evocati uditivi del tronco encefalico (ABR). La gravità della perdita uditiva è stata definita in base al PTA calcolato come media della soglia uditiva alle frequenze 0,5-1-2 e 4 kHz. Sono stati analizzati inoltre il carattere simmetrico o asimmetrico della perdita uditiva, la configurazione della curva audiometrica e il decorso temporale della patologia. Inoltre, dopo aver ottenuto il consenso informato da parte dei pazienti, l’analisi molecolare è stata condotta su DNA estratto da sangue periferico, mediante l’amplificazione degli esoni del gene GJB2 ed il successivo sequenziamento diretto e lo studio della delezione del(GJB6-D13S1830) del gene GJB6. RISULTATI: l’analisi molecolare ha evidenziato che il 63% dei pazienti presenta un genotipo omozigote per il gene GJB2 ed il restante 37% si ripartisce tra gli eterozigoti composti, che rappresentano il 30% dei pazienti in studio e i soggetti che mostrano eredità digenica con mutazioni nel gene GJB2 e la delezione del(GJB6-D13S1830) del gene GJB6. La mutazione 35delG è presente in omozigosi nel 92% dei soggetti ed è associata ad un’ipoacusia di entità profonda (circa 68%), con configurazione audiometrica in discesa o piatta (complessivamente oltre il 93%), con interessamento bilaterale simmetrico (in oltre l’80% dei casi) e a carattere non progressivo. Fra i soggetti con eterozigosi composta è più frequente il riscontro di ipoacusia di entità lieve e media e di forme asimmetriche. Una progressione della perdita uditiva è stata rilevata in circa il 10% del campione analizzato. DISCUSSIONE: sebbene ottenuti su un campione non molto numeroso, i risultati di questo studio confermano l’elevata incidenza di ipoacusia neurosensoriale di entità profonda nei pazienti omozigoti, ed in particolare nel sottogruppo più cospicuo degli omozigoti 35delG, ed evidenziano la presenza di una quota non trascurabile, di soggetti nei quali la patologia assume un decorso progressivo. CONCLUSIONI: L’analisi dei dati provenienti dal nostro campione conferma l’importanza di delineare una correlazione tra i dati audiologici e quelli genetici, al fine di un corretto management diagnostico e riabilitativo dei pazienti con ipoacusia neurosensoriale ad insorgenza congenita e precoce.
XXXII Congresso della Società Italiana di Audiologia e Foniatria. Screening uditivi e diagnosi precoce.
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