Il lavoro sviluppa una serie di osservazioni su particolari rapporti fra clitici e ausiliari in dialetti veneti, tentando di ricavarne una visione d’insieme e qualche ipotesi interpretativa. I fenomeni considerati appaiono trovarsi in un’area di confine fra morfologia e sintassi, e sembrano sensibili anche a informazioni fonologiche. Si tratta di fatti che fanno pensare che un parlante abbia una rappresentazione della grammatica della sua lingua molto ricca e complessa, che a volte sembra comportare informazioni – in particolare riguardo agli elementi funzionali – che assomigliano a conoscenze etimologiche. Le caratteristiche degli ausiliari suggeriscono di vederli come elementi funzionali che realizzano un collegamento del verbo lessicale (con la sua specifica struttura funzionale, legata alla semantica) da una parte con il soggetto, e dall’altra con la particolare natura aspettuale dell’evento; in questa prospettiva, possiamo osservare fenomeni fonologici che sembrano sensibili ad alcune variabili contenute in questa stessa complessa struttura. Ipotizzo che la struttura sia sempre presente, e costituisca, con la sua articolazione ricca e precisa, la competenza linguistica; gli elementi lessicali e funzionali che di volta in volta la rendono visibile (la interpretano) sono di regola in numero inferiore rispetto alle funzioni attivate e interpretabili. In particolare, ci sono ragioni di pensare che un solo elemento visibile possa attivare (rendere interpretabile) più elementi funzionali e contribuire quindi a varie specificazioni semantiche. La relazione fra clitici e ausiliari appare particolarmente stretta: si osserva ad esempio che certi processi fonologici fra clitici e verbo che segue – a parità di contesto fonologico – avvengono solo se il verbo seguente è un ausiliare e non un verbo lessicale; questo tipo di fenomeni porterebbe a concludere che gli ausiliari (e più precisamente le loro proiezioni di accordo) occupano una posizione che è più vicina alle proiezioni funzionali proprie dei clitici rispetto a quella occupata dai verbi lessicali con le stesse specificazioni di tempo e persona. E' possibile quindi che alcune specificazioni relative all'evento espresso da un verbo si manifestino con un clitico solo se c'è un verbo funzionale che lo ospita, e restino senza realizzazione fonologica se il verbo è lessicale. Queste assunzioni permettono di trattare fenomeni che si era costretti a considerare idiosincrasie senza significato grammaticale. Il saggio si concentra su tre casi di ausiliari che appaiono accompagnati da clitici che non sembrano accidenti morfologici senza connessioni con una funzione semantica; con la comparazione diacronica e sincronica si mostra che si tratta di tre modi diversi in cui si manifesta uno stesso clitico, con una funzione grammaticale.

Clitici e ausiliari: gh o, z e

BENINCA', PAOLA
2007

Abstract

Il lavoro sviluppa una serie di osservazioni su particolari rapporti fra clitici e ausiliari in dialetti veneti, tentando di ricavarne una visione d’insieme e qualche ipotesi interpretativa. I fenomeni considerati appaiono trovarsi in un’area di confine fra morfologia e sintassi, e sembrano sensibili anche a informazioni fonologiche. Si tratta di fatti che fanno pensare che un parlante abbia una rappresentazione della grammatica della sua lingua molto ricca e complessa, che a volte sembra comportare informazioni – in particolare riguardo agli elementi funzionali – che assomigliano a conoscenze etimologiche. Le caratteristiche degli ausiliari suggeriscono di vederli come elementi funzionali che realizzano un collegamento del verbo lessicale (con la sua specifica struttura funzionale, legata alla semantica) da una parte con il soggetto, e dall’altra con la particolare natura aspettuale dell’evento; in questa prospettiva, possiamo osservare fenomeni fonologici che sembrano sensibili ad alcune variabili contenute in questa stessa complessa struttura. Ipotizzo che la struttura sia sempre presente, e costituisca, con la sua articolazione ricca e precisa, la competenza linguistica; gli elementi lessicali e funzionali che di volta in volta la rendono visibile (la interpretano) sono di regola in numero inferiore rispetto alle funzioni attivate e interpretabili. In particolare, ci sono ragioni di pensare che un solo elemento visibile possa attivare (rendere interpretabile) più elementi funzionali e contribuire quindi a varie specificazioni semantiche. La relazione fra clitici e ausiliari appare particolarmente stretta: si osserva ad esempio che certi processi fonologici fra clitici e verbo che segue – a parità di contesto fonologico – avvengono solo se il verbo seguente è un ausiliare e non un verbo lessicale; questo tipo di fenomeni porterebbe a concludere che gli ausiliari (e più precisamente le loro proiezioni di accordo) occupano una posizione che è più vicina alle proiezioni funzionali proprie dei clitici rispetto a quella occupata dai verbi lessicali con le stesse specificazioni di tempo e persona. E' possibile quindi che alcune specificazioni relative all'evento espresso da un verbo si manifestino con un clitico solo se c'è un verbo funzionale che lo ospita, e restino senza realizzazione fonologica se il verbo è lessicale. Queste assunzioni permettono di trattare fenomeni che si era costretti a considerare idiosincrasie senza significato grammaticale. Il saggio si concentra su tre casi di ausiliari che appaiono accompagnati da clitici che non sembrano accidenti morfologici senza connessioni con una funzione semantica; con la comparazione diacronica e sincronica si mostra che si tratta di tre modi diversi in cui si manifesta uno stesso clitico, con una funzione grammaticale.
2007
Sui dialetti italo-romanzi. Saggi in onore di Nigel Vincent
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