Scopo del presente lavoro è fornire delle linee guida per l’interpretazione di casi clinici in cui la consultazione si sia svolta sotto forma di colloqui e di strumenti testistici comprendenti, tra gli altri, metodi proiettivi e strutturali. La problematica teorico-clinica della diagnosi è stata ed è pure attualmente oggetto di ampio dibattito. Il problema fondamentale della diagnosi riguarda attualmente la scelta/relazione/contrapposizione tra una diagnosi descrittiva ed una diagnosi di tipo psicodinamico. Autori recenti cercano di compenetrare una diagnosi più descrittiva con una diagnosi psicoanalitica (Gruppo di lavoro OPD, 2002). Altri, utilizzando strumenti diversi, cercano di acquistare nello stesso paziente le due tipologie di diagnosi. Sicuramente, mentre le diagnosi descrittive hanno trovato una forma di “agreement” nel loro fine diagnostico, le diagnosi psicoanalitiche si diversificano non solo per il modello teorico, ma anche per l’interesse rivolto maggiormente allo studio dell’aspetto diagnostico che a quello psicoterapeutico che coinvolge in misura maggiore certe scuole di pensiero rispetto ad altre. Perché allora un approccio psicodinamico, attualmente così criticato e considerato fragile sul piano metodologico - scientifico? Come sostenuto da molti autori in ambito psicodinamico, riteniamo che una diagnosi correttamente e appropriatamente condotta in ambito psicodinamico possa fornire degli elementi non solo importanti ma complementari ad una diagnosi descrittiva, per fornire una comprensione del funzionamento della personalità più esauriente ed esaustiva. Esperienze pluriennali con studenti, giovani psicologi, mostrano come il processo di assessment risulti molto difficile, ma d’altra parte indispensabile. Speriamo che questo lavoro possa facilitarlo. Il presente lavoro accosta l’assessment secondo l’approccio multi-method in cui il clinico lavora a livello ideografico dirigendo quindi l’attenzione all’unicità della persona, perciò ricerca all’interno dei dati forniti da diversi strumenti un pattern significativo d’informazioni da integrare con ciò che il paziente racconta di se stesso e ciò che fa effettivamente parte della sua storia personale (Mattlar, 2003). Meyer (2001) sottolinea quanto sia centrale l’importanza di restituire al paziente un profilo veritiero, e che in questo senso il clinico ha anche della responsabilità a livello giuridico e etico. Per questo i profili diagnostici, su cui spesso si basano anche le riflessioni per la pianificazione delle terapie, non devono mai essere basati sui risultati di un singolo metodo, ma sempre ricercate nell’integrazione dei risultati ottenuti da differenti metodi (multi-method assessment). Il multi-method assessment permette di delineare un profilo più completo degli atteggiamenti, degli stili di personalità e del funzionamento cognitivo del soggetto indagato. Quindi nessun singolo punteggio o nessuna singola variabile deve essere considerata in modo isolato ma tutti devono concorrere affinchè il profilo sia unitario e integrato. Inoltre, utilizzando più strumenti diagnostici e leggendoli in senso multidimensionale, ci si augura di poter fornire un quadro il più possibile completo sulla psicopatologia presunta e di poter cogliere, anche, aspetti di comorbidità con altre psicopatologie non manifeste. Questo atteggiamento conduce alla definizione di un concetto di validità incrementale, cioè il grado in cui una misura giustifica o predice il fenomeno di interesse rispetto ad un'altra misura (Haynes&Lench, 2003). Ovvero l’uso congiunto di due o più misure apporta miglioramenti rispetto ad una riflessione che potrebbe scaturire tenendo conto di una sola misurazione.

Diagnosi Psicodinamica; profili diagnostici di casi clinici per studenti e psicologi clinici di ambito psicodinamico. Padova Unipress

DI RISO, DANIELA;LIS, ADRIANA
2007

Abstract

Scopo del presente lavoro è fornire delle linee guida per l’interpretazione di casi clinici in cui la consultazione si sia svolta sotto forma di colloqui e di strumenti testistici comprendenti, tra gli altri, metodi proiettivi e strutturali. La problematica teorico-clinica della diagnosi è stata ed è pure attualmente oggetto di ampio dibattito. Il problema fondamentale della diagnosi riguarda attualmente la scelta/relazione/contrapposizione tra una diagnosi descrittiva ed una diagnosi di tipo psicodinamico. Autori recenti cercano di compenetrare una diagnosi più descrittiva con una diagnosi psicoanalitica (Gruppo di lavoro OPD, 2002). Altri, utilizzando strumenti diversi, cercano di acquistare nello stesso paziente le due tipologie di diagnosi. Sicuramente, mentre le diagnosi descrittive hanno trovato una forma di “agreement” nel loro fine diagnostico, le diagnosi psicoanalitiche si diversificano non solo per il modello teorico, ma anche per l’interesse rivolto maggiormente allo studio dell’aspetto diagnostico che a quello psicoterapeutico che coinvolge in misura maggiore certe scuole di pensiero rispetto ad altre. Perché allora un approccio psicodinamico, attualmente così criticato e considerato fragile sul piano metodologico - scientifico? Come sostenuto da molti autori in ambito psicodinamico, riteniamo che una diagnosi correttamente e appropriatamente condotta in ambito psicodinamico possa fornire degli elementi non solo importanti ma complementari ad una diagnosi descrittiva, per fornire una comprensione del funzionamento della personalità più esauriente ed esaustiva. Esperienze pluriennali con studenti, giovani psicologi, mostrano come il processo di assessment risulti molto difficile, ma d’altra parte indispensabile. Speriamo che questo lavoro possa facilitarlo. Il presente lavoro accosta l’assessment secondo l’approccio multi-method in cui il clinico lavora a livello ideografico dirigendo quindi l’attenzione all’unicità della persona, perciò ricerca all’interno dei dati forniti da diversi strumenti un pattern significativo d’informazioni da integrare con ciò che il paziente racconta di se stesso e ciò che fa effettivamente parte della sua storia personale (Mattlar, 2003). Meyer (2001) sottolinea quanto sia centrale l’importanza di restituire al paziente un profilo veritiero, e che in questo senso il clinico ha anche della responsabilità a livello giuridico e etico. Per questo i profili diagnostici, su cui spesso si basano anche le riflessioni per la pianificazione delle terapie, non devono mai essere basati sui risultati di un singolo metodo, ma sempre ricercate nell’integrazione dei risultati ottenuti da differenti metodi (multi-method assessment). Il multi-method assessment permette di delineare un profilo più completo degli atteggiamenti, degli stili di personalità e del funzionamento cognitivo del soggetto indagato. Quindi nessun singolo punteggio o nessuna singola variabile deve essere considerata in modo isolato ma tutti devono concorrere affinchè il profilo sia unitario e integrato. Inoltre, utilizzando più strumenti diagnostici e leggendoli in senso multidimensionale, ci si augura di poter fornire un quadro il più possibile completo sulla psicopatologia presunta e di poter cogliere, anche, aspetti di comorbidità con altre psicopatologie non manifeste. Questo atteggiamento conduce alla definizione di un concetto di validità incrementale, cioè il grado in cui una misura giustifica o predice il fenomeno di interesse rispetto ad un'altra misura (Haynes&Lench, 2003). Ovvero l’uso congiunto di due o più misure apporta miglioramenti rispetto ad una riflessione che potrebbe scaturire tenendo conto di una sola misurazione.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11577/1778902
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact