Il testo si propone di individuare in dettaglio il debito contratto da Lionello Venturi con gli scritti di John Ruskin, negli anni dell’elaborazione de Il gusto dei primitivi. Prendendo le mosse da un’ampia ricognizione sulle opere di entrambi, si concentra sulle carte venturiane residenti presso il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università La Sapienza di Roma. L’analisi di quegli appunti ha permesso di rilevare non soltanto specifiche aree di comune interesse (il sentimento ‘religioso’ dell’artista; la rivalutazione del paesaggio; la ricusazione delle regole rinascimentali; il purovisibilismo ‘ante litteram’ dell’uno, abbinabile al formalismo dell’altro), ma anche e soprattutto le modalità rigenerative con cui Lionello affronta il dettato del grande autore inglese. Riutilizzandone i passi in una serie di citazioni non sempre circoscritte con precisione, ne ibrida parola e pensiero col suo stesso fare storico, funzionalizzandoli alla critica d’arte novecentesca. E’ un processo che apre diverse direttrici di lavoro: gli permette, innanzitutto, il recupero critico di un grande maestro, la cui fortuna, nel primo dopoguerra, va declinando; d’altro canto gli procura un esempio di appassionata militanza, in una stagione in cui la deriva nazionalista del paese lambisce ormai i temi e le teorie dell’arte. Sullo sfondo, la crisi epocale del modello storiografico corrente per le arti, sostanzialmente positivista, che viene alterandosi al contatto con le teorie formaliste di Wölfflin, la critica attribuzionista di Bernard Berenson e l’influsso dell’estetica crociana. E ancora, la lotta critica per rivalutare, anche in Italia, il dettato delle culture anti-classiche, moderne e non, con speciale attenzione al modello francese; infine l’attività di expertising, che porta Venturi a connotare la rivoluzionaria collezione di Riccardo Gualino, con le vivificanti presenze di Amedeo Modigliani e delle culture extra-europee. E’ così che la ricerca e la comprensione del pensiero di Ruskin avviene nella dimensione, pericolosa ma affascinante, della rigenerazione entro un universo estraneo.

Bandire l'imperfezione è distruggere l'espressione": John Ruskin letto da Lionello Venturi

NEZZO, MARTA
2006

Abstract

Il testo si propone di individuare in dettaglio il debito contratto da Lionello Venturi con gli scritti di John Ruskin, negli anni dell’elaborazione de Il gusto dei primitivi. Prendendo le mosse da un’ampia ricognizione sulle opere di entrambi, si concentra sulle carte venturiane residenti presso il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università La Sapienza di Roma. L’analisi di quegli appunti ha permesso di rilevare non soltanto specifiche aree di comune interesse (il sentimento ‘religioso’ dell’artista; la rivalutazione del paesaggio; la ricusazione delle regole rinascimentali; il purovisibilismo ‘ante litteram’ dell’uno, abbinabile al formalismo dell’altro), ma anche e soprattutto le modalità rigenerative con cui Lionello affronta il dettato del grande autore inglese. Riutilizzandone i passi in una serie di citazioni non sempre circoscritte con precisione, ne ibrida parola e pensiero col suo stesso fare storico, funzionalizzandoli alla critica d’arte novecentesca. E’ un processo che apre diverse direttrici di lavoro: gli permette, innanzitutto, il recupero critico di un grande maestro, la cui fortuna, nel primo dopoguerra, va declinando; d’altro canto gli procura un esempio di appassionata militanza, in una stagione in cui la deriva nazionalista del paese lambisce ormai i temi e le teorie dell’arte. Sullo sfondo, la crisi epocale del modello storiografico corrente per le arti, sostanzialmente positivista, che viene alterandosi al contatto con le teorie formaliste di Wölfflin, la critica attribuzionista di Bernard Berenson e l’influsso dell’estetica crociana. E ancora, la lotta critica per rivalutare, anche in Italia, il dettato delle culture anti-classiche, moderne e non, con speciale attenzione al modello francese; infine l’attività di expertising, che porta Venturi a connotare la rivoluzionaria collezione di Riccardo Gualino, con le vivificanti presenze di Amedeo Modigliani e delle culture extra-europee. E’ così che la ricerca e la comprensione del pensiero di Ruskin avviene nella dimensione, pericolosa ma affascinante, della rigenerazione entro un universo estraneo.
L'eredità di John Ruskin nella cultura italiana del Novecento
9788840440996
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