Una parte proponderante delle segnalazioni in età evolutiva proviene, in maniera diretta o indiretta, dalla scuola e riguarda fondamentalmente le difficoltà di apprendimento o di comportamento del bambino nel contesto scolastico. Queste manifestazioni sintomatiche colpiscono l’organizzazione e i percorsi scolastici a tal punto che la comunicazione con la famiglia diviene spesso indicazione a intraprendere un percorso di valutazione del bambino e del suo disagio, letto in chiave individuale come “deficit”, carenza o inadeguatezza evolutiva. Tuttavia, è sempre più chiaro come la psicopatologia evolutiva necessiti, accanto alla valutazione e presa in carico dello sviluppo funzionale, di una visione relazionale che comprenda globalmente tutti gli aspetti del funzionamento del bambino sia in fase diagnostica, sia per ciò che concerne i modelli di intervento(Sameroff, McDonough, Rosenblum, 2004). Entro una prospettiva dinamico-relazionale il contributo consiste di una riflessione sui percorsi diagnostici e sulle specificità del trattamento di un gruppo di 30 bambini(età 7-13 anni) afferenti ad un servizio per l’età evolutiva su richiesta da parte della scuola a causa del disagio comportamentale e delle difficoltà di apprendimento, con l’obiettivo di individuare percorsi clinici che tengano in considerazione le peculiarità del bambino ma anche del suo contesto affettivo-relazionale. L’iter diagnostico si è avvalso di metodi osservativi a chiara impronta interattivo-relazionale che potessero evidenziare, oltre che le difficoltà funzionali del bambino, anche le caratteristiche di personalità e relazionali messe in campo con gli adulti di riferimento. Il trattamento proposto è stato un intervento di gruppo a cadenza settimanale a impostazione dinamica focalizzato sull’elaborazione delle emozioni e sulla corporeità. Parallelamente, la famiglia è stata coinvolta nella presa in carico con colloqui mensili attuati attraverso le tecniche del video-feedback per un accompagnamento alla genitorialità. I percorsi osservativi e il trattamento evidenziano il ruolo centrale della componente affettivo-relazionale, sia a livello intrapsichico, sia a livello interpersonale come caratteristica connessa al disturbo che risulta una manifestazione parziale della sofferenza evolutiva del bambino e delle sue relazioni, di fronte alla quale il clinico, la scuola e la famiglia sono chiamati a riorganizzare una rappresentazione del piccolo non più semplificata sul sintomo funzionale ma complessificata dalla varietà dei fattori interconnessi.
L'intervento dinamico-relazionale con il bambino segnalato dalla scuola e la sua famiglia.
SIMONELLI, ALESSANDRA;DE PALO, FRANCESCA
2009
Abstract
Una parte proponderante delle segnalazioni in età evolutiva proviene, in maniera diretta o indiretta, dalla scuola e riguarda fondamentalmente le difficoltà di apprendimento o di comportamento del bambino nel contesto scolastico. Queste manifestazioni sintomatiche colpiscono l’organizzazione e i percorsi scolastici a tal punto che la comunicazione con la famiglia diviene spesso indicazione a intraprendere un percorso di valutazione del bambino e del suo disagio, letto in chiave individuale come “deficit”, carenza o inadeguatezza evolutiva. Tuttavia, è sempre più chiaro come la psicopatologia evolutiva necessiti, accanto alla valutazione e presa in carico dello sviluppo funzionale, di una visione relazionale che comprenda globalmente tutti gli aspetti del funzionamento del bambino sia in fase diagnostica, sia per ciò che concerne i modelli di intervento(Sameroff, McDonough, Rosenblum, 2004). Entro una prospettiva dinamico-relazionale il contributo consiste di una riflessione sui percorsi diagnostici e sulle specificità del trattamento di un gruppo di 30 bambini(età 7-13 anni) afferenti ad un servizio per l’età evolutiva su richiesta da parte della scuola a causa del disagio comportamentale e delle difficoltà di apprendimento, con l’obiettivo di individuare percorsi clinici che tengano in considerazione le peculiarità del bambino ma anche del suo contesto affettivo-relazionale. L’iter diagnostico si è avvalso di metodi osservativi a chiara impronta interattivo-relazionale che potessero evidenziare, oltre che le difficoltà funzionali del bambino, anche le caratteristiche di personalità e relazionali messe in campo con gli adulti di riferimento. Il trattamento proposto è stato un intervento di gruppo a cadenza settimanale a impostazione dinamica focalizzato sull’elaborazione delle emozioni e sulla corporeità. Parallelamente, la famiglia è stata coinvolta nella presa in carico con colloqui mensili attuati attraverso le tecniche del video-feedback per un accompagnamento alla genitorialità. I percorsi osservativi e il trattamento evidenziano il ruolo centrale della componente affettivo-relazionale, sia a livello intrapsichico, sia a livello interpersonale come caratteristica connessa al disturbo che risulta una manifestazione parziale della sofferenza evolutiva del bambino e delle sue relazioni, di fronte alla quale il clinico, la scuola e la famiglia sono chiamati a riorganizzare una rappresentazione del piccolo non più semplificata sul sintomo funzionale ma complessificata dalla varietà dei fattori interconnessi.Pubblicazioni consigliate
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