Nel settore dell’acquariofilia i ciclidi africani rappresentano un vasto gruppo comprendente numerose specie di notevole interesse commerciale ed oggetto di intense sperimentazioni volte ad ottimizzarne la riproduzione in cattività e consentirne l’allevamento senza ricorrere al prelievo in natura. Tra questi il genere Petrochromis è considerato un gruppo piuttosto raro e poco conosciuto dal punto di vista tassonomico e biologico. Nel corso degli ultimi anni si sono registrati vari episodi morbosi ad alta letalità a carico dei lotti appartenenti alla prima generazione di esemplari di Petrochromis sp. nati in acquario da esemplari prelevati in natura (lago Tanganica). I pesci colpiti presentavano segni clinici quali apatia, disfagia, iporessia, dimagramento progressivo con addome rigonfio, feci filamentose biancastre e morte a stillicidio. La malattia si presentava perlopiù con andamento epidemico ed interessamento della maggior parte dei pesci presenti nella stessa vasca. Il decorso era subacuto con exitus ad altissima percentuale nel giro di 1-2 settimane. Non avendo sortito alcun effetto un primo intervento terapeutico a base di un generico antiprotozoario commerciale per uso acquariologico, un primo gruppo di 8 esemplari, prelevato da un lotto di una cinquantina di giovanili già visibilmente affetti da tale patologia, è stato sottoposto ad indagini di laboratorio volte a individuare la causa mortis mediante esami parassitologici, batteriologici ed istologici. L’esame parassitologico ha permesso di individuare in tutti i soggetti esaminati la presenza di flagellati ascrivibili alla specie Cryptobia iubilans a livello gastrico, in associazione a quadri di grave granulomatosi a carico di quest’organo. I parassiti si presentavano perlopiù all’interno dei granulomi, spesso in posizione endocellulare, e dotati di deboli movimenti, mentre in alcuni casi erano liberi nel lume e fortemente mobili. L’esame batteriologico ha permesso di isolare Aeromonas sobria da tutti i soggetti esaminati. Gli esami batterioscopici condotti su impronte di organo colorate con Ziehl-Neelsen per la ricerca di batteri acido-alcool resistenti hanno dato sempre esito negativo. L’esame istologico dei pesci evidenziava un quadro di gastrite granulomatosa diffusa nella sottomucosa con granulomi raramente isolati e per lo più multipli o coalescenti con intensa reazione fibrosa periferica. Nei soggetti più gravemente colpiti la mucosa si presentava ulcerata e quasi totalmente erosa. All’interno dei granulomi si osservavano in gran numero elementi flagellati di forma ovoidale allungata, spesso in posizione endocellulare, talvolta alterati o frammentati in detriti. Le lesioni granulomatose ed i flagellati non risultavano presenti in altri distretti dell’ospite, dove peraltro non si individuavano alterazioni patologiche di rilievo. In base a tali reperti si è proceduto a sottoporre il lotto colpito a terapia antibiotica in associazione a metronidazolo. Ad una settimana dall’intervento terapeutico, su 4 soggetti sono state condotte le stesse indagini di laboratorio sopra descritte, evidenziando la persistenza delle lesioni granulomatose ma con minor presenza di parassiti mobili. Nei 3 mesi successivi gli esemplari sopravvissuti non presentavano più segni esteriori di malattia e la mortalità risultava essersi completamente arrestata, con una buona ripresa della crescita in circa la metà dei soggetti del lotto colpito. Alla luce della trasmissione diretta per via oro-fecale, della frequente localizzazione endocellulare e dell’elevata patogenicità, C. iubilans rappresenta per i ciclidi stabulati in acquario un temibile parassita enterico verso cui dovranno essere messe a punto urgentemente strategie di profilassi efficaci.

Criptobiosi gastrica in ciclidi ornamentali.

QUAGLIO, FRANCESCO;
2010

Abstract

Nel settore dell’acquariofilia i ciclidi africani rappresentano un vasto gruppo comprendente numerose specie di notevole interesse commerciale ed oggetto di intense sperimentazioni volte ad ottimizzarne la riproduzione in cattività e consentirne l’allevamento senza ricorrere al prelievo in natura. Tra questi il genere Petrochromis è considerato un gruppo piuttosto raro e poco conosciuto dal punto di vista tassonomico e biologico. Nel corso degli ultimi anni si sono registrati vari episodi morbosi ad alta letalità a carico dei lotti appartenenti alla prima generazione di esemplari di Petrochromis sp. nati in acquario da esemplari prelevati in natura (lago Tanganica). I pesci colpiti presentavano segni clinici quali apatia, disfagia, iporessia, dimagramento progressivo con addome rigonfio, feci filamentose biancastre e morte a stillicidio. La malattia si presentava perlopiù con andamento epidemico ed interessamento della maggior parte dei pesci presenti nella stessa vasca. Il decorso era subacuto con exitus ad altissima percentuale nel giro di 1-2 settimane. Non avendo sortito alcun effetto un primo intervento terapeutico a base di un generico antiprotozoario commerciale per uso acquariologico, un primo gruppo di 8 esemplari, prelevato da un lotto di una cinquantina di giovanili già visibilmente affetti da tale patologia, è stato sottoposto ad indagini di laboratorio volte a individuare la causa mortis mediante esami parassitologici, batteriologici ed istologici. L’esame parassitologico ha permesso di individuare in tutti i soggetti esaminati la presenza di flagellati ascrivibili alla specie Cryptobia iubilans a livello gastrico, in associazione a quadri di grave granulomatosi a carico di quest’organo. I parassiti si presentavano perlopiù all’interno dei granulomi, spesso in posizione endocellulare, e dotati di deboli movimenti, mentre in alcuni casi erano liberi nel lume e fortemente mobili. L’esame batteriologico ha permesso di isolare Aeromonas sobria da tutti i soggetti esaminati. Gli esami batterioscopici condotti su impronte di organo colorate con Ziehl-Neelsen per la ricerca di batteri acido-alcool resistenti hanno dato sempre esito negativo. L’esame istologico dei pesci evidenziava un quadro di gastrite granulomatosa diffusa nella sottomucosa con granulomi raramente isolati e per lo più multipli o coalescenti con intensa reazione fibrosa periferica. Nei soggetti più gravemente colpiti la mucosa si presentava ulcerata e quasi totalmente erosa. All’interno dei granulomi si osservavano in gran numero elementi flagellati di forma ovoidale allungata, spesso in posizione endocellulare, talvolta alterati o frammentati in detriti. Le lesioni granulomatose ed i flagellati non risultavano presenti in altri distretti dell’ospite, dove peraltro non si individuavano alterazioni patologiche di rilievo. In base a tali reperti si è proceduto a sottoporre il lotto colpito a terapia antibiotica in associazione a metronidazolo. Ad una settimana dall’intervento terapeutico, su 4 soggetti sono state condotte le stesse indagini di laboratorio sopra descritte, evidenziando la persistenza delle lesioni granulomatose ma con minor presenza di parassiti mobili. Nei 3 mesi successivi gli esemplari sopravvissuti non presentavano più segni esteriori di malattia e la mortalità risultava essersi completamente arrestata, con una buona ripresa della crescita in circa la metà dei soggetti del lotto colpito. Alla luce della trasmissione diretta per via oro-fecale, della frequente localizzazione endocellulare e dell’elevata patogenicità, C. iubilans rappresenta per i ciclidi stabulati in acquario un temibile parassita enterico verso cui dovranno essere messe a punto urgentemente strategie di profilassi efficaci.
2010
Atti del XVI Convegno Nazionale della Società  Italiana di Patologia Ittica.
XVI Convegno Nazionale della Società  Italiana di Patologia Ittica. Orvieto (TR)
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