Nei Paesi europei è aumentata negli ultimi anni la tendenza a riequilibrare situazioni di tradizionale sottorappresentanza politica delle donne mediante l'adozione di quote di genere. Da un esame complessivo di queste esperienze emerge un dato costante: l'aumento delle candidature femminili porta invariabilmente ad innalzare il numero delle elette e, se le quote di genere sono mantenute sufficientemente a lungo, la presenza delle donne in politica tende a stabilizzarsi con ricadute legislative in tema di parità tra i sessi (Paesi scandinavi, Germania, Spagna, Francia). La diversità dei contesti normativi, politici e culturali di riferimento può determinare la scelta tra l'adozione spontanea di quote elettorali da parte dei partiti o la loro introduzione forzata mediante provvedimenti legislativi. Vi sono delle varianti, in entrambi i casi: talvolta l'avvio di riforme legislative sembra solo un espediente per celare la resistenza dei partiti ad operare selezioni più equilibrate delle candidature politiche (Italia). In altri casi, l'adozione di correttivi che rendono meno aggirabili le condizioni poste ai partiti politici lascia intendere un'opzione a favore di una maggior gradualità nel favorire l'accesso delle donne al mercato della politica (Francia, Belgio, Slovenia). Anche a proposito dell'adesione spontanea dei partiti occorre fare qualche distinzione, tra l'occasionale inserimento del tema della rappresentanza politica femminile nella campagna elettorale e le previsioni esplicite per la rappresentanza equilibrata di genere recepite negli statuti dei partiti. Nel primo caso, vi è il rischio che la selezione delle candidature femminili sia operata per confermare la marginalità e la presunta scarsa propensione delle donne alla politica, per esempio escludendo personalità note e ritenute minacciose per la leadership (Polonia); nel secondo caso, la maggior determinazione anche di un solo partito a presentare candidature femminili veramente "concorrenziali" è suscettibile di produrre l'emulazione da parte dell'intero sistema politico (Germania, Spagna). Vi sono poi altri fattori determinanti per l'impatto che possono svolgere le quote di genere e che riguardano la loro configurazione specifica in relazione al sistema elettorale, alle dimensioni del collegio, alle regale per il posizionamento nelle liste, alla previsione o meno di meccanismi sanzionatori. Ma in definitiva la ratio alla base dei meccanismi antidiscriminatori si dimostra spesso cedevole se non é sostenuta da un sufficiente grado di consapevolezza e condivisione circa l'importanza delle politiche di genere. Questa considerazione sembra sostenere l'approccio "graduale" scelto dall'Unione europea che affianca le raccomandazioni ai partiti per la formazione di liste equilibrate con i richiami agli Stati per una maggior informazione e sensibilizzazione delle donne insieme all'attenzione per la conci-liazione dei tempi di vita professionale, famigliare e politica. Da un'altra prospettiva, la discussione resta legata alla dimensione che si vuole riconoscere alle quote di genere: per la tradizione liberale, si tratta di meccanismi volti ad assicurare la rimozione degli ostacoli che si frappongono alla concretizzazione dell'eguaglianza ma si scontrano con un'idea della rappresentanza politica che si presume sia una libera competizione fra eguali. In una visione più sostanziale, le quote sono strumenti intesi sia a parare le discriminazioni presenti che a prevenire esclusioni future ed in tal senso sembrano disporsi le più recenti normative, come quella spagnola, che richiedono una presenza "bilanciata" di uomini e donne nelle istituzioni rappresentative.

Eguaglianza di genere e rappresentanza politica nei Paesi dell'Unione Europea

BENAZZO, ANTONELLA
2010

Abstract

Nei Paesi europei è aumentata negli ultimi anni la tendenza a riequilibrare situazioni di tradizionale sottorappresentanza politica delle donne mediante l'adozione di quote di genere. Da un esame complessivo di queste esperienze emerge un dato costante: l'aumento delle candidature femminili porta invariabilmente ad innalzare il numero delle elette e, se le quote di genere sono mantenute sufficientemente a lungo, la presenza delle donne in politica tende a stabilizzarsi con ricadute legislative in tema di parità tra i sessi (Paesi scandinavi, Germania, Spagna, Francia). La diversità dei contesti normativi, politici e culturali di riferimento può determinare la scelta tra l'adozione spontanea di quote elettorali da parte dei partiti o la loro introduzione forzata mediante provvedimenti legislativi. Vi sono delle varianti, in entrambi i casi: talvolta l'avvio di riforme legislative sembra solo un espediente per celare la resistenza dei partiti ad operare selezioni più equilibrate delle candidature politiche (Italia). In altri casi, l'adozione di correttivi che rendono meno aggirabili le condizioni poste ai partiti politici lascia intendere un'opzione a favore di una maggior gradualità nel favorire l'accesso delle donne al mercato della politica (Francia, Belgio, Slovenia). Anche a proposito dell'adesione spontanea dei partiti occorre fare qualche distinzione, tra l'occasionale inserimento del tema della rappresentanza politica femminile nella campagna elettorale e le previsioni esplicite per la rappresentanza equilibrata di genere recepite negli statuti dei partiti. Nel primo caso, vi è il rischio che la selezione delle candidature femminili sia operata per confermare la marginalità e la presunta scarsa propensione delle donne alla politica, per esempio escludendo personalità note e ritenute minacciose per la leadership (Polonia); nel secondo caso, la maggior determinazione anche di un solo partito a presentare candidature femminili veramente "concorrenziali" è suscettibile di produrre l'emulazione da parte dell'intero sistema politico (Germania, Spagna). Vi sono poi altri fattori determinanti per l'impatto che possono svolgere le quote di genere e che riguardano la loro configurazione specifica in relazione al sistema elettorale, alle dimensioni del collegio, alle regale per il posizionamento nelle liste, alla previsione o meno di meccanismi sanzionatori. Ma in definitiva la ratio alla base dei meccanismi antidiscriminatori si dimostra spesso cedevole se non é sostenuta da un sufficiente grado di consapevolezza e condivisione circa l'importanza delle politiche di genere. Questa considerazione sembra sostenere l'approccio "graduale" scelto dall'Unione europea che affianca le raccomandazioni ai partiti per la formazione di liste equilibrate con i richiami agli Stati per una maggior informazione e sensibilizzazione delle donne insieme all'attenzione per la conci-liazione dei tempi di vita professionale, famigliare e politica. Da un'altra prospettiva, la discussione resta legata alla dimensione che si vuole riconoscere alle quote di genere: per la tradizione liberale, si tratta di meccanismi volti ad assicurare la rimozione degli ostacoli che si frappongono alla concretizzazione dell'eguaglianza ma si scontrano con un'idea della rappresentanza politica che si presume sia una libera competizione fra eguali. In una visione più sostanziale, le quote sono strumenti intesi sia a parare le discriminazioni presenti che a prevenire esclusioni future ed in tal senso sembrano disporsi le più recenti normative, come quella spagnola, che richiedono una presenza "bilanciata" di uomini e donne nelle istituzioni rappresentative.
2010
I confini della cittadinanza. Genere, partecipazione e vita quotidiana
9788856833140
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11577/2421200
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
  • OpenAlex ND
social impact