Il saggio ricostruisce le posizioni delle rappresentanze dell’Europa occidentale in seno all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) fra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta, con particolare attenzione per le forze sindacali. Di fronte ai progressi dell’integrazione economica regionale, che nel 1968 portarono all’apertura ufficiale del Mercato Comune Europeo, il movimento operaio da una parte cercò di promuovere politiche sociali incisive in ambito strettamente comunitario, dall’altra puntò a rivalutare l’unico organismo internazionale sul cui processo decisionale poteva influire in modo effettivo: l’OIL. La vicenda si intersecò fortemente con le dinamiche della Distensione, cui le centrali sindacali dell’Occidente diedero un contributo promuovendo contatti crescenti con le consorelle dell’Est. Questi ultimi culminarono nella Conferenza Regionale Europea organizzata dall’OIL nel gennaio 1974, che mostrò un’ampia sintonia fra i sindacati del continente su una lunga serie di temi di interesse comune, compresa l’idea di una divisione internazionale del lavoro più favorevole alle economie emergenti ma, al contempo, rispettosa delle conquiste del movimento operaio del mondo industrializzato. Se gli effetti della crisi economica spazzarono via rapidamente i “grandi disegni” del sindacato europeo, il dialogo sindacale est-ovest in seno all’OIL divenne una realtà consolidata, che non si sarebbe interrotta neanche col peggioramento del clima politico generale negli anni successivi.
Fra regionalismo e distensione: l'OIL e l'Europa alla fine dell’“età dell’oro”
MECHI, LORENZO
2010
Abstract
Il saggio ricostruisce le posizioni delle rappresentanze dell’Europa occidentale in seno all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) fra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta, con particolare attenzione per le forze sindacali. Di fronte ai progressi dell’integrazione economica regionale, che nel 1968 portarono all’apertura ufficiale del Mercato Comune Europeo, il movimento operaio da una parte cercò di promuovere politiche sociali incisive in ambito strettamente comunitario, dall’altra puntò a rivalutare l’unico organismo internazionale sul cui processo decisionale poteva influire in modo effettivo: l’OIL. La vicenda si intersecò fortemente con le dinamiche della Distensione, cui le centrali sindacali dell’Occidente diedero un contributo promuovendo contatti crescenti con le consorelle dell’Est. Questi ultimi culminarono nella Conferenza Regionale Europea organizzata dall’OIL nel gennaio 1974, che mostrò un’ampia sintonia fra i sindacati del continente su una lunga serie di temi di interesse comune, compresa l’idea di una divisione internazionale del lavoro più favorevole alle economie emergenti ma, al contempo, rispettosa delle conquiste del movimento operaio del mondo industrializzato. Se gli effetti della crisi economica spazzarono via rapidamente i “grandi disegni” del sindacato europeo, il dialogo sindacale est-ovest in seno all’OIL divenne una realtà consolidata, che non si sarebbe interrotta neanche col peggioramento del clima politico generale negli anni successivi.Pubblicazioni consigliate
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