Dopo oltre 15 anni dalla pubblicazione di una monografia quasi interamente dedicata a ricostruire la tradizione manoscritta delle “Quaestiones theologiae” di Stefano Langton, quest’articolo mette a frutto le informazioni che si sono potute raccogliere grazie a diverse edizioni di singole “quastiones”. Spiega innanzitutto quale sia la posizione occupata dalle “Quaestiones” nel quadro dell’intera produzione teologica dell’autore, chiarendo che: 1) la Summa magistri Stephani Cantuariensis archiepiscopi “Breves dies hominis” contenuta nel MS Bamberg, Staatsbibliothek, Patr. 136 (e in altri 5)è spuria e non può essere attribuita a Langton; 2) la “Summa magistri Stephani” contenuta nel ms. Cambridge, St. John’s Coll. Library, C7, ff. 147r-170v (e parzialmente in altre tre copie) è un’opera autentica, ma va distinta dalle “Quaestiones theologiae”, trasmesse da 13 MSS in diverse collezioni che non possono essere ridotte ad una collezione fondamentale o più antica, dalla quale le altre abbiano preso origine. Le singole questioni sinora studiate sono trasmesse in un numero variabile di testimoni, che va da uno solo a 12/13. Quando le singole “quaestiones” sono trasmesse da diversi MSS, esse lo sono spesso secondo differenti versioni. Dopo aver illustrato diversi casi di trasmissione, espressi in “stemmata codicum” molto differenziati, l’articolo perviene a proporre un modello di tradizione manoscritta che deve essere presa in considerazione in differenti occasioni: in alcuni casi, l’unica possibilità per dar conto delle varianti testuali presenti nei diversi testimoni consiste nell’ipotizzare l’esistenza di un archetipo che, dopo essere stato copiato in un primo momento della sua esistenza, abbia subito delle alterazioni (dovute sia a guasti materiali, sia a tentativi di correzione, sia a interventi volontari miranti a “migliorare” il testo da un punto di vista redazionale); lo stesso archetipo, dunque, è stato copiato una seconda volta (o ancora altre volte) dando origine a successivi subarchetipi che incorporano alterazioni significative del testo. L’articolo conclude proponendo una corretta prassi editoriale da applicare in questi casi, che può consistere a) nel mantenersi fedeli allo stato più antico dell’archetipo, respingendo le varianti successive in apparato, oppure b) nel pubblicare diverse redazioni come testi indipendenti. In appendice vengono pubblicati i risultati delle ricerche più recenti sulla datazione dei manoscritti dell’opera, le quali consentono di affermare che l’insieme delle “quaestiones” ha avuto origine in dispute celebrate prima che Langton venisse consacrato Arcivescovo di Canterbury il 17 giugno 1207.

La constitution du texte des "Quaestiones theologiae"

QUINTO, RICCARDO
2010

Abstract

Dopo oltre 15 anni dalla pubblicazione di una monografia quasi interamente dedicata a ricostruire la tradizione manoscritta delle “Quaestiones theologiae” di Stefano Langton, quest’articolo mette a frutto le informazioni che si sono potute raccogliere grazie a diverse edizioni di singole “quastiones”. Spiega innanzitutto quale sia la posizione occupata dalle “Quaestiones” nel quadro dell’intera produzione teologica dell’autore, chiarendo che: 1) la Summa magistri Stephani Cantuariensis archiepiscopi “Breves dies hominis” contenuta nel MS Bamberg, Staatsbibliothek, Patr. 136 (e in altri 5)è spuria e non può essere attribuita a Langton; 2) la “Summa magistri Stephani” contenuta nel ms. Cambridge, St. John’s Coll. Library, C7, ff. 147r-170v (e parzialmente in altre tre copie) è un’opera autentica, ma va distinta dalle “Quaestiones theologiae”, trasmesse da 13 MSS in diverse collezioni che non possono essere ridotte ad una collezione fondamentale o più antica, dalla quale le altre abbiano preso origine. Le singole questioni sinora studiate sono trasmesse in un numero variabile di testimoni, che va da uno solo a 12/13. Quando le singole “quaestiones” sono trasmesse da diversi MSS, esse lo sono spesso secondo differenti versioni. Dopo aver illustrato diversi casi di trasmissione, espressi in “stemmata codicum” molto differenziati, l’articolo perviene a proporre un modello di tradizione manoscritta che deve essere presa in considerazione in differenti occasioni: in alcuni casi, l’unica possibilità per dar conto delle varianti testuali presenti nei diversi testimoni consiste nell’ipotizzare l’esistenza di un archetipo che, dopo essere stato copiato in un primo momento della sua esistenza, abbia subito delle alterazioni (dovute sia a guasti materiali, sia a tentativi di correzione, sia a interventi volontari miranti a “migliorare” il testo da un punto di vista redazionale); lo stesso archetipo, dunque, è stato copiato una seconda volta (o ancora altre volte) dando origine a successivi subarchetipi che incorporano alterazioni significative del testo. L’articolo conclude proponendo una corretta prassi editoriale da applicare in questi casi, che può consistere a) nel mantenersi fedeli allo stato più antico dell’archetipo, respingendo le varianti successive in apparato, oppure b) nel pubblicare diverse redazioni come testi indipendenti. In appendice vengono pubblicati i risultati delle ricerche più recenti sulla datazione dei manoscritti dell’opera, le quali consentono di affermare che l’insieme delle “quaestiones” ha avuto origine in dispute celebrate prima che Langton venisse consacrato Arcivescovo di Canterbury il 17 giugno 1207.
2010
Etienne Langton, prédicateur, bibliste et théologien
9782503535197
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