Nel corso di molti secoli la presenza universitaria si caratterizzò, all'interno della struttura urbana, come un’entità multiforme, tentacolare e, quanto all’occupazione dei luoghi, assai disorganica. Se da un lato le lezioni si svolgevano in una moltitudine di ambienti sparsi in più siti - e spesso condotte all’interno delle abitazioni dei docenti - altri luoghi erano impiegati dai collegi dottorali, mentre le associazioni studentesche, le nationes, mutuavano le loro sedi con congregazioni religiose o istituzioni civili. In fondo, per l’attività didattica bastavano locali in grado di assicurare sufficiente capienza. È nel corso del Trecento e del primo Quattrocento, quindi, che iniziarono a comparire con sempre maggiore frequenza nelle più importanti sedi universitarie europee strutture architettoniche specifiche legate alle esigenze proprie dell’istituzione. Dal punto di vista funzionale possiamo delimitare a due le necessità primarie per la vita universitaria: luoghi d’ospitalità per gli studenti e spazi per lo svolgimento delle lezioni. A partire da questo tipo di esigenze furono elaborate risposte materiali diversificate: in primo luogo venne sviluppato il tipo del collegio, cioè una struttura in grado di assolvere in modo organizzato all’ospitalità, in seguito fu codificato il tipo del palazzo dell’Università, un edificio che ospitava ambienti didattici e di sperimentazione Il saggio delinea la codifica di tipologie architettoniche specifiche per la funzione universitaria inizialmente in Italia nell'Italia Rinascimentale, prese a modello o sviluppate in modo autonomo, poi, in altre regioni europee.

Architetture universitarie: collegi per studenti e palazzi dello Studio

ZAGGIA, STEFANO
2010

Abstract

Nel corso di molti secoli la presenza universitaria si caratterizzò, all'interno della struttura urbana, come un’entità multiforme, tentacolare e, quanto all’occupazione dei luoghi, assai disorganica. Se da un lato le lezioni si svolgevano in una moltitudine di ambienti sparsi in più siti - e spesso condotte all’interno delle abitazioni dei docenti - altri luoghi erano impiegati dai collegi dottorali, mentre le associazioni studentesche, le nationes, mutuavano le loro sedi con congregazioni religiose o istituzioni civili. In fondo, per l’attività didattica bastavano locali in grado di assicurare sufficiente capienza. È nel corso del Trecento e del primo Quattrocento, quindi, che iniziarono a comparire con sempre maggiore frequenza nelle più importanti sedi universitarie europee strutture architettoniche specifiche legate alle esigenze proprie dell’istituzione. Dal punto di vista funzionale possiamo delimitare a due le necessità primarie per la vita universitaria: luoghi d’ospitalità per gli studenti e spazi per lo svolgimento delle lezioni. A partire da questo tipo di esigenze furono elaborate risposte materiali diversificate: in primo luogo venne sviluppato il tipo del collegio, cioè una struttura in grado di assolvere in modo organizzato all’ospitalità, in seguito fu codificato il tipo del palazzo dell’Università, un edificio che ospitava ambienti didattici e di sperimentazione Il saggio delinea la codifica di tipologie architettoniche specifiche per la funzione universitaria inizialmente in Italia nell'Italia Rinascimentale, prese a modello o sviluppate in modo autonomo, poi, in altre regioni europee.
Luoghi, spazi, architetture
9788889527290
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