Sono ormai almeno due i decenni in cui la scuola italiana ha messo in essere un lento ma inarrestabile processo di trasformazione, che l’ha posta al centro della scena sociale come territorio in cui fermentano ricerche e sperimentazioni. A bordo del mantello di Mefistofele – quello che permise a Faust di superare ogni limite spaziale e temporale per volare verso gli orizzonti della meraviglia – Ines Testoni e Adriano Zamperini propongono un vero e proprio viaggio attraverso le più importanti acquisizioni e, insieme, le più laceranti contraddizioni che la scuola ha incontrato nel proprio cambiamento. In una serrata dialettica tra filosofia e psicologia sociale, il testo identifica l’autentica metamorfosi della scuola nella possibilità di riconoscere al gruppo insegnante una specifica competenza che gli permetta di appartenere a tutti gli effetti alla comunità scientifica e culturale. Ciò significa richiedere all’insegnante di produrre saperi scientificamente rilevanti e culturalmente significativi nel dibattito sociale, tramite l’abbandono definitivo della passiva funzione, finora attribuitagli, di vettore di saperi prodotti e convalidati da altri (sapere in terza persona). Solo così, il testo intende mostrare, è possibile restituire soggettività (sapere in prima persona) anche all’apprendimento degli studenti, i quali a loro volta sono chiamati a sottoscrivere una competenza della quale essi non si sentono responsabili, in quanto esonerati, insieme agli insegnanti, dall’esercizio della critica ed esclusi dallo stesso dibattito critico in cui la società affonda le proprie radici democratiche. La scuola della conoscenza è dunque solo quella che si pone come “centro di cultura” e non più come luogo di addestramento a ciò che si deve sapere per perseguire scopi cui non sia dato riconoscere in prima persona il valore.

IL MANTELLO DI MEFISTOFELE. PSICOLOGIA SOCIALE E PROCESSI DI FORMAZIONE

TESTONI, INES;ZAMPERINI, ADRIANO
2003

Abstract

Sono ormai almeno due i decenni in cui la scuola italiana ha messo in essere un lento ma inarrestabile processo di trasformazione, che l’ha posta al centro della scena sociale come territorio in cui fermentano ricerche e sperimentazioni. A bordo del mantello di Mefistofele – quello che permise a Faust di superare ogni limite spaziale e temporale per volare verso gli orizzonti della meraviglia – Ines Testoni e Adriano Zamperini propongono un vero e proprio viaggio attraverso le più importanti acquisizioni e, insieme, le più laceranti contraddizioni che la scuola ha incontrato nel proprio cambiamento. In una serrata dialettica tra filosofia e psicologia sociale, il testo identifica l’autentica metamorfosi della scuola nella possibilità di riconoscere al gruppo insegnante una specifica competenza che gli permetta di appartenere a tutti gli effetti alla comunità scientifica e culturale. Ciò significa richiedere all’insegnante di produrre saperi scientificamente rilevanti e culturalmente significativi nel dibattito sociale, tramite l’abbandono definitivo della passiva funzione, finora attribuitagli, di vettore di saperi prodotti e convalidati da altri (sapere in terza persona). Solo così, il testo intende mostrare, è possibile restituire soggettività (sapere in prima persona) anche all’apprendimento degli studenti, i quali a loro volta sono chiamati a sottoscrivere una competenza della quale essi non si sentono responsabili, in quanto esonerati, insieme agli insegnanti, dall’esercizio della critica ed esclusi dallo stesso dibattito critico in cui la società affonda le proprie radici democratiche. La scuola della conoscenza è dunque solo quella che si pone come “centro di cultura” e non più come luogo di addestramento a ciò che si deve sapere per perseguire scopi cui non sia dato riconoscere in prima persona il valore.
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