Introduzione. La Cardiomiopatia Ipertrofica (CMI) è una malattia autosomica dominante caratterizzata da eterogeneità genetica e allelica. Gran parte delle mutazioni identificate finora sono a carico di geni codificanti proteine del sarcomero cardiaco ed in particolare la catena pesante della beta miosina (MYH7), la proteina C legante la miosina (MYBPC3), le troponine I e T cardiache (TNNI3 e TNNT2).Tali mutazioni si associano a forme fenotipicamente eterogenee di CMI con evoluzione clinica variabile, talora caratterizzata da prognosi infausta. Scopo. Scopo di questo studio è l’identificazione di mutazioni patogene nelle sequenze codificanti questi 4 geni in una popolazione di pazienti affetti da CMI afferenti ad un centro di riferimento per lo studio della CMI. Metodi. L’analisi genetica è stata eseguita su 96 soggetti (età media 33±17 anni; 68 maschi), di cui 57 erano forme familiari di CMI (41 probandi, 15 familiari malati, 1 familiare sano) e 39 sporadiche. Sono stati indagati preliminarmente gli esoni che i dati di letteratura descrivono maggiormente suscettibili di mutazione: esoni dal 3 al 40 compresi del gene MYH7, esoni dall’1 al 35 del gene MYBPC3, esoni dall’1 all’8 e dall’8 al 16 dei geni TNNI3 e TNNT2 rispettivamente. Ogni singolo esone è stato amplificato mediante PCR con primers appositamente progettati. Lo screening di mutazione è stato effettuato mediante DHPLC e sequenziamento diretto. Lo studio clinico-strumentale è stato indirizzato alla stratificazione del rischio per morte improvvisa (MI) e allo studio delle determinanti per scompenso cardiaco. Risultati. Sono state individuate 22 mutazioni in 25 (26%) dei 96 pazienti, di cui 14 nuove mutazioni. Nove (41%) mutazioni sono state identificate nel gene MYH7, 8 (36%) del gene MYBPC3, 3 (14%) del gene TNNI3 e 2 (9%) del gene TNNT2. E’ stata trovata almeno una mutazione in 13/41 (31%) probandi con forme familiari di CMI, in 2/15 (13%) familiari malati ed in 10/39 (26%) pazienti con forme sporadiche. In 2 pazienti sono state identificate doppie mutazioni, in un caso in geni diversi (Arg249Leu, MYH7 + 938-7G>T, MYBPC3) e nell’altro (Gly716Arg + Gln1654Hys) nello stesso gene (MYH7). Entrambi questi pazienti sono deceduti in giovane età, uno per morte improvvisa ed uno per scompenso cardiaco refrattario. Dei rimanenti pazienti con mutazione singola, un paziente senza fattori di rischio classici per MI (Gly407Cys, MYH7) e un altro con 3 fattori di rischio per MI (Ala364Thr, MYBPC3) sono deceduti in giovane età per morte improvvisa, mentre un terzo paziente (Arg326Gln, MYBPC3) è stato rianimato per fibrillazione ventricolare (MI abortita) all’età di 42 anni. Cinque pazienti con mutazione singola a carico di MYH7 (Ile1207Met), MYBPC3 (Ala364Thr e Gln366X), TNNI3 (Lys207Thr) o TNNT2 (Arg94Leu) sono stati trapiantati all’età di 60, 12, 62, 28, e 59 anni, rispettivamente. Conclusioni. L’identificazione di mutazioni causative nei geni responsabili della cardiomiopatia ipertrofica è complessa, costosa e solo in un quarto della nostra popolazione è stato possibile riconoscere almeno un difetto genetico mediante l’analisi dei quattro geni più frequentemente mutati. All’ampia variabilità genetica corrisponde la nota variabilità fenotipica e di prognosi: mutazioni a carico dello stesso gene possono causare quadri clinici di malattia estremamente diversi a seconda della posizione e del tipo di mutazione, oltre all’effetto di fattori ambientali e geni modificatori. La presenza di doppie mutazioni a carico dello stesso gene o di geni diversi si associa a forme di CMI ad evoluzione clinica particolarmente grave.

Screening di mutazioni patogene nei quattro geni più frequentemente implicati nella cardiomiopatia ipertrofica

MELACINI, PAOLA;CALORE, CHIARA;PESCATORE, VALENTINA;LORENZON, ALESSANDRA;ILICETO, SABINO;DANIELI, GIAN ANTONIO
2008

Abstract

Introduzione. La Cardiomiopatia Ipertrofica (CMI) è una malattia autosomica dominante caratterizzata da eterogeneità genetica e allelica. Gran parte delle mutazioni identificate finora sono a carico di geni codificanti proteine del sarcomero cardiaco ed in particolare la catena pesante della beta miosina (MYH7), la proteina C legante la miosina (MYBPC3), le troponine I e T cardiache (TNNI3 e TNNT2).Tali mutazioni si associano a forme fenotipicamente eterogenee di CMI con evoluzione clinica variabile, talora caratterizzata da prognosi infausta. Scopo. Scopo di questo studio è l’identificazione di mutazioni patogene nelle sequenze codificanti questi 4 geni in una popolazione di pazienti affetti da CMI afferenti ad un centro di riferimento per lo studio della CMI. Metodi. L’analisi genetica è stata eseguita su 96 soggetti (età media 33±17 anni; 68 maschi), di cui 57 erano forme familiari di CMI (41 probandi, 15 familiari malati, 1 familiare sano) e 39 sporadiche. Sono stati indagati preliminarmente gli esoni che i dati di letteratura descrivono maggiormente suscettibili di mutazione: esoni dal 3 al 40 compresi del gene MYH7, esoni dall’1 al 35 del gene MYBPC3, esoni dall’1 all’8 e dall’8 al 16 dei geni TNNI3 e TNNT2 rispettivamente. Ogni singolo esone è stato amplificato mediante PCR con primers appositamente progettati. Lo screening di mutazione è stato effettuato mediante DHPLC e sequenziamento diretto. Lo studio clinico-strumentale è stato indirizzato alla stratificazione del rischio per morte improvvisa (MI) e allo studio delle determinanti per scompenso cardiaco. Risultati. Sono state individuate 22 mutazioni in 25 (26%) dei 96 pazienti, di cui 14 nuove mutazioni. Nove (41%) mutazioni sono state identificate nel gene MYH7, 8 (36%) del gene MYBPC3, 3 (14%) del gene TNNI3 e 2 (9%) del gene TNNT2. E’ stata trovata almeno una mutazione in 13/41 (31%) probandi con forme familiari di CMI, in 2/15 (13%) familiari malati ed in 10/39 (26%) pazienti con forme sporadiche. In 2 pazienti sono state identificate doppie mutazioni, in un caso in geni diversi (Arg249Leu, MYH7 + 938-7G>T, MYBPC3) e nell’altro (Gly716Arg + Gln1654Hys) nello stesso gene (MYH7). Entrambi questi pazienti sono deceduti in giovane età, uno per morte improvvisa ed uno per scompenso cardiaco refrattario. Dei rimanenti pazienti con mutazione singola, un paziente senza fattori di rischio classici per MI (Gly407Cys, MYH7) e un altro con 3 fattori di rischio per MI (Ala364Thr, MYBPC3) sono deceduti in giovane età per morte improvvisa, mentre un terzo paziente (Arg326Gln, MYBPC3) è stato rianimato per fibrillazione ventricolare (MI abortita) all’età di 42 anni. Cinque pazienti con mutazione singola a carico di MYH7 (Ile1207Met), MYBPC3 (Ala364Thr e Gln366X), TNNI3 (Lys207Thr) o TNNT2 (Arg94Leu) sono stati trapiantati all’età di 60, 12, 62, 28, e 59 anni, rispettivamente. Conclusioni. L’identificazione di mutazioni causative nei geni responsabili della cardiomiopatia ipertrofica è complessa, costosa e solo in un quarto della nostra popolazione è stato possibile riconoscere almeno un difetto genetico mediante l’analisi dei quattro geni più frequentemente mutati. All’ampia variabilità genetica corrisponde la nota variabilità fenotipica e di prognosi: mutazioni a carico dello stesso gene possono causare quadri clinici di malattia estremamente diversi a seconda della posizione e del tipo di mutazione, oltre all’effetto di fattori ambientali e geni modificatori. La presenza di doppie mutazioni a carico dello stesso gene o di geni diversi si associa a forme di CMI ad evoluzione clinica particolarmente grave.
Giornale Italiano di Cardiologia
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