Il presente saggio raccoglie i dati di una ricerca dai noi condotta all’interno del Progetto “Facilitatori culturali” del Comune di Padova. Si tratta di un progetto-pilota di intervento in aree della città che ha coinvolto 18 operatori provenienti da 6 aree linguistiche differenti. La sperimentazione è stata condotta dal giugno 2007 al giugno 2008 e poi rinnovata, in forma più ampia e più stabile sino al dicembre 2010. Partendo da una mappatura delle situazioni di maggior disagio urbano, il progetto era finalizzato a migliorare il clima sociale, sostenendo la crescita di positive relazioni interetniche, a promuovere l’adesione a comportamenti improntati alla legalità e a favorire atteggiamenti di fiducia nei confronti delle istituzioni. E per realizzare questi obiettivi, è nata la figura del facilitatore culturale. Differenziandosi dal mediatore culturale, chiamato a operare in situazioni conclamate e specifiche di conflitto, il facilitatore aveva il compito di favorire il contatto fra Polizia Locale e popolazione straniera, promuovere la diffusione della conoscenza di istituzioni e servizi, raccogliere segnalazioni di problemi presenti nel tessuto urbano, agevolare i percorsi di integrazione dei cittadini stranieri nella comunità, e, se necessario, attuare un primo intervento in presenza di fenomeni quotidiani di “difficile” convivenza interetnica. Nei contesti urbani tale figura viene pensata dalle amministrazioni locali per far fronte a specifici problemi di convivenza tra diversi gruppi sociali. Il prevalere di simili esigenze, che provengono dal “basso”, spiega perché a livello di letteratura scientifica manchino chiari riferimenti teorici in merito a chi sia il facilitatore culturale, quale formazione debba avere e quali funzioni sia chiamato a svolgere. Potremmo dire che siamo in presenza di una situazione in cui è la prassi a eleggere una propria teoria, nel senso che è attraverso il farsi e il disfarsi di queste iniziative che è possibile giungere a delineare un profilo del facilitatore culturale. Quindi, la ricerca qui presentata analizza come i facilitatori culturali abbiano affrontato sperimentalmente l'enactment di un ruolo professionale del tutto inedito e innovativo.

Facilitatori culturali e dinamiche di ruolo: Una ricerca-intervento nel Comune di Padova

ROMANIA, VINCENZO;ZAMPERINI, ADRIANO
2010

Abstract

Il presente saggio raccoglie i dati di una ricerca dai noi condotta all’interno del Progetto “Facilitatori culturali” del Comune di Padova. Si tratta di un progetto-pilota di intervento in aree della città che ha coinvolto 18 operatori provenienti da 6 aree linguistiche differenti. La sperimentazione è stata condotta dal giugno 2007 al giugno 2008 e poi rinnovata, in forma più ampia e più stabile sino al dicembre 2010. Partendo da una mappatura delle situazioni di maggior disagio urbano, il progetto era finalizzato a migliorare il clima sociale, sostenendo la crescita di positive relazioni interetniche, a promuovere l’adesione a comportamenti improntati alla legalità e a favorire atteggiamenti di fiducia nei confronti delle istituzioni. E per realizzare questi obiettivi, è nata la figura del facilitatore culturale. Differenziandosi dal mediatore culturale, chiamato a operare in situazioni conclamate e specifiche di conflitto, il facilitatore aveva il compito di favorire il contatto fra Polizia Locale e popolazione straniera, promuovere la diffusione della conoscenza di istituzioni e servizi, raccogliere segnalazioni di problemi presenti nel tessuto urbano, agevolare i percorsi di integrazione dei cittadini stranieri nella comunità, e, se necessario, attuare un primo intervento in presenza di fenomeni quotidiani di “difficile” convivenza interetnica. Nei contesti urbani tale figura viene pensata dalle amministrazioni locali per far fronte a specifici problemi di convivenza tra diversi gruppi sociali. Il prevalere di simili esigenze, che provengono dal “basso”, spiega perché a livello di letteratura scientifica manchino chiari riferimenti teorici in merito a chi sia il facilitatore culturale, quale formazione debba avere e quali funzioni sia chiamato a svolgere. Potremmo dire che siamo in presenza di una situazione in cui è la prassi a eleggere una propria teoria, nel senso che è attraverso il farsi e il disfarsi di queste iniziative che è possibile giungere a delineare un profilo del facilitatore culturale. Quindi, la ricerca qui presentata analizza come i facilitatori culturali abbiano affrontato sperimentalmente l'enactment di un ruolo professionale del tutto inedito e innovativo.
L'incontro interculturale. Forme, processi, percorsi
9788840014609
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