Chiunque abbia avuto occasione di svolgere un esercizio fisico intenso ha probabilmente sperimentato le sensazioni dolorose ad esso correlate. In modo schematico, queste possono essere classificate in tre distinte categorie, caratterizzate da differenti tempi di comparsa e meccanismi di insorgenza: 1. Il dolore acuto che si presenta durante o immediatamente dopo un’attività fisica; 2. Il dolore acuto, associato a crampi o infortuni muscolari; 3. la sensazione dolorosa che compare a distanza, dopo la fine dell’esercizio, e può perdurare anche per alcuni giorni. Tralasceremo le prime due categorie, occupandoci del dolore muscolare ad insorgenza tardiva (chiamato DOMS, Delayed Onset Muscle Soreness, dagli anglosassoni). È questa una sensazione familiare, sia per soggetti che saltuariamente svolgano un esercizio fisico, sia per atleti di alto livello. Clinicamente, la sintomatologia è caratterizzata da senso di rigidità e dolorabilità muscolare alla palpazione e/o al movimento, e si localizza inizialmente a livello della giunzione muscolo-tendinea per poi diffondere a tutto il ventre muscolare. Generalmente, questa sintomatologia compare nelle 24 ore che seguono un esercizio, raggiunge un picco di intensità tra le 24 e le 72 ore, per poi ridursi e scomparire al più tardi a distanza di circa 5-7 giorni, ma si può presentare con intensità e durata molto variabili. Il DOMS consegue generalmente allo svolgimento di un esercizio non abituale, specialmente se per la sua esecuzione sono stati richiesti elevati livelli di forza e/o contrazioni muscolari eccentriche. cioè quelle in cui la forza esterna è superiore a quella espressa dal muscolo e questo, pur contraendosi, si allunga. In particolare, proprio la componente eccentrica di alcuni comuni gesti motori sembra essere la causa principale. I meccanismi ipotizzati nel corso degli anni come responsabili di questo fenomeno sono stati molteplici, e, malgrado alcune ipotesi siano ormai sorpassate (vedi quella che fosse l’accumulo di acido lattico responsabile della sintomatologia dolorosa), ancora oggi non esiste una teoria completa ed esauriente. In generale, si può dire che il danno al tessuto connettivo e a quello muscolare che si realizza durante l’esercizio fisico, comporta la liberazione di enzimi e sostanze presenti all’interno delle cellule muscolari responsabili a loro volta dello scatenarsi di un processo infiammatorio. Sembra essere proprio questo processo con le sostanze in esso prodotte e liberate e il conseguente edema (aumento nel contenuto di liquidi), a stimolare le fibre nervose dolorifiche presenti a livello muscolare. Sebbene l’impatto del DOMS sulla prestazione atletica non sia ancora stato completamente studiato, è ormai noto che al dolore muscolare si accompagnano altre manifestazioni cliniche: riduzione del range di movimento articolare, dei valori di potenza, forza massima e resistente, alterazioni delle modalità di reclutamento delle fibre muscolari, alterazioni nel metabolismo della cellula muscolare. Queste modificazioni possono costituire un fattore limitante o comunque che interferisce con il normale svolgimento della preparazione agonistica e, in alcuni casi, anche della stessa competizione sportiva. Infine, sebbene il DOMS sia la manifestazione di un infortunio solo “sub-clinico”, l’osservazione che esso si associa anche a una ridotta capacità di ammortizzare gli impatti (es. del piede sul terreno durante la corsa), deve farcelo considerare una condizione predisponente all’insorgenza di infortuni, perchè sottopone l’apparato muscolo-scheletrico ad un maggiore stress meccanico. Considerato da un altro punto di vista, il DOMS sembra avere anche dei connotati positivi, infatti, le modificazioni ad esso associate sono state ipotizzate come potenziali meccanismi responsabili dell’adattamento muscolare ai carichi di allenamento. Nella pratica sportiva, soprattutto se agonistica, appare fondamentale per un atleta favorire la scomparsa del dolore post-esercizio e il rapido ripristino delle precedenti capacità neuromuscolari, soprattutto quando ci si trovi di fronte ad un intenso calendario di gare. Per ottenere questi obiettivi sono state utilizzate diverse terapie, somministrate profilatticamente, come misura preventiva, e/o successivamente alla comparsa del dolore. Le strategie terapeutiche utilizzate includono l’applicazione di ghiaccio/freddo, lo stretching, l’uso di farmaci antinfiammatori e di sostanze anti-ossidanti, gli ultrasuoni, correnti elettriche (es. TENS), omeopatia, massaggi, tecniche di compressione, l’ossigeno-terapia iperbarica e l’esercizio. Nessuna di queste strategie si è dimostrata chiaramente efficace nella prevenzione e/o terapia del DOMS, e la loro reale utilità e validità è ancora oggi molto discussa, non esistendo esperienze univoche che ne attestino l’efficacia in modo scientifico. Tra i rimedi utilizzati, l’uso di farmaci antinfiammatori (consigliabile solo nei casi più gravi e su indicazione medica), lo stretching, il ghiaccio, l’assunzione di anti-ossidanti e i massaggi, hanno dimostrato una qualche utilità, con un effetto per lo più limitato alla riduzione della sensazione dolorosa, che però non risolve le cause che la provocano, e non modifica le manifestazioni ad essa associate. Infine, va ricordato anche che il dolore è solo un sintomo, quindi un segnale inviato dal nostro organismo per avvertirci della presenza di un danno e/o di una condizione di sovraccarico: eliminarlo (specialmente attraverso l’uso di farmaci) non risolve il problema, anzi, in alcuni casi può essere anche rischioso, perché consentendoci la prosecuzione degli allenamenti, ci predispone maggiormente a possibili infortuni. In conclusione, più che curarlo, il DOMS si può efficacemente prevenire attraverso un corretto comportamento igienico-alimentare, l’utilizzo di corretti carichi di lavoro somministrati in modo progressivo, che prevedano tempi di recupero adeguati. Questo atteggiamento appare essere anche il modo miglior per ottimizzare l’effetto di adattamento dell’organismo all’allenamento e prevenire l’insorgenza di un danno eccessivo a carico delle strutture muscolo-scheletriche, favorendo così il raggiungimento della massima prestazione nella competizione.

Il dolore muscolare post-esercizio

ERMOLAO, ANDREA;ZACCARIA, MARCO
1997

Abstract

Chiunque abbia avuto occasione di svolgere un esercizio fisico intenso ha probabilmente sperimentato le sensazioni dolorose ad esso correlate. In modo schematico, queste possono essere classificate in tre distinte categorie, caratterizzate da differenti tempi di comparsa e meccanismi di insorgenza: 1. Il dolore acuto che si presenta durante o immediatamente dopo un’attività fisica; 2. Il dolore acuto, associato a crampi o infortuni muscolari; 3. la sensazione dolorosa che compare a distanza, dopo la fine dell’esercizio, e può perdurare anche per alcuni giorni. Tralasceremo le prime due categorie, occupandoci del dolore muscolare ad insorgenza tardiva (chiamato DOMS, Delayed Onset Muscle Soreness, dagli anglosassoni). È questa una sensazione familiare, sia per soggetti che saltuariamente svolgano un esercizio fisico, sia per atleti di alto livello. Clinicamente, la sintomatologia è caratterizzata da senso di rigidità e dolorabilità muscolare alla palpazione e/o al movimento, e si localizza inizialmente a livello della giunzione muscolo-tendinea per poi diffondere a tutto il ventre muscolare. Generalmente, questa sintomatologia compare nelle 24 ore che seguono un esercizio, raggiunge un picco di intensità tra le 24 e le 72 ore, per poi ridursi e scomparire al più tardi a distanza di circa 5-7 giorni, ma si può presentare con intensità e durata molto variabili. Il DOMS consegue generalmente allo svolgimento di un esercizio non abituale, specialmente se per la sua esecuzione sono stati richiesti elevati livelli di forza e/o contrazioni muscolari eccentriche. cioè quelle in cui la forza esterna è superiore a quella espressa dal muscolo e questo, pur contraendosi, si allunga. In particolare, proprio la componente eccentrica di alcuni comuni gesti motori sembra essere la causa principale. I meccanismi ipotizzati nel corso degli anni come responsabili di questo fenomeno sono stati molteplici, e, malgrado alcune ipotesi siano ormai sorpassate (vedi quella che fosse l’accumulo di acido lattico responsabile della sintomatologia dolorosa), ancora oggi non esiste una teoria completa ed esauriente. In generale, si può dire che il danno al tessuto connettivo e a quello muscolare che si realizza durante l’esercizio fisico, comporta la liberazione di enzimi e sostanze presenti all’interno delle cellule muscolari responsabili a loro volta dello scatenarsi di un processo infiammatorio. Sembra essere proprio questo processo con le sostanze in esso prodotte e liberate e il conseguente edema (aumento nel contenuto di liquidi), a stimolare le fibre nervose dolorifiche presenti a livello muscolare. Sebbene l’impatto del DOMS sulla prestazione atletica non sia ancora stato completamente studiato, è ormai noto che al dolore muscolare si accompagnano altre manifestazioni cliniche: riduzione del range di movimento articolare, dei valori di potenza, forza massima e resistente, alterazioni delle modalità di reclutamento delle fibre muscolari, alterazioni nel metabolismo della cellula muscolare. Queste modificazioni possono costituire un fattore limitante o comunque che interferisce con il normale svolgimento della preparazione agonistica e, in alcuni casi, anche della stessa competizione sportiva. Infine, sebbene il DOMS sia la manifestazione di un infortunio solo “sub-clinico”, l’osservazione che esso si associa anche a una ridotta capacità di ammortizzare gli impatti (es. del piede sul terreno durante la corsa), deve farcelo considerare una condizione predisponente all’insorgenza di infortuni, perchè sottopone l’apparato muscolo-scheletrico ad un maggiore stress meccanico. Considerato da un altro punto di vista, il DOMS sembra avere anche dei connotati positivi, infatti, le modificazioni ad esso associate sono state ipotizzate come potenziali meccanismi responsabili dell’adattamento muscolare ai carichi di allenamento. Nella pratica sportiva, soprattutto se agonistica, appare fondamentale per un atleta favorire la scomparsa del dolore post-esercizio e il rapido ripristino delle precedenti capacità neuromuscolari, soprattutto quando ci si trovi di fronte ad un intenso calendario di gare. Per ottenere questi obiettivi sono state utilizzate diverse terapie, somministrate profilatticamente, come misura preventiva, e/o successivamente alla comparsa del dolore. Le strategie terapeutiche utilizzate includono l’applicazione di ghiaccio/freddo, lo stretching, l’uso di farmaci antinfiammatori e di sostanze anti-ossidanti, gli ultrasuoni, correnti elettriche (es. TENS), omeopatia, massaggi, tecniche di compressione, l’ossigeno-terapia iperbarica e l’esercizio. Nessuna di queste strategie si è dimostrata chiaramente efficace nella prevenzione e/o terapia del DOMS, e la loro reale utilità e validità è ancora oggi molto discussa, non esistendo esperienze univoche che ne attestino l’efficacia in modo scientifico. Tra i rimedi utilizzati, l’uso di farmaci antinfiammatori (consigliabile solo nei casi più gravi e su indicazione medica), lo stretching, il ghiaccio, l’assunzione di anti-ossidanti e i massaggi, hanno dimostrato una qualche utilità, con un effetto per lo più limitato alla riduzione della sensazione dolorosa, che però non risolve le cause che la provocano, e non modifica le manifestazioni ad essa associate. Infine, va ricordato anche che il dolore è solo un sintomo, quindi un segnale inviato dal nostro organismo per avvertirci della presenza di un danno e/o di una condizione di sovraccarico: eliminarlo (specialmente attraverso l’uso di farmaci) non risolve il problema, anzi, in alcuni casi può essere anche rischioso, perché consentendoci la prosecuzione degli allenamenti, ci predispone maggiormente a possibili infortuni. In conclusione, più che curarlo, il DOMS si può efficacemente prevenire attraverso un corretto comportamento igienico-alimentare, l’utilizzo di corretti carichi di lavoro somministrati in modo progressivo, che prevedano tempi di recupero adeguati. Questo atteggiamento appare essere anche il modo miglior per ottimizzare l’effetto di adattamento dell’organismo all’allenamento e prevenire l’insorgenza di un danno eccessivo a carico delle strutture muscolo-scheletriche, favorendo così il raggiungimento della massima prestazione nella competizione.
Incontri di terapia antalgica
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