Il contributo pubblicato nel secondo volume degli “Studi in onore di Mario Romano” approfondisce una delle tematiche più significative e complesse, ovvero la disciplina della recidiva, da sempre punto di riferimento per comprendere le svolte politico-criminali nella legislazione penale. L'autore, compiendo un confronto anche con la scelta legislativa degli Stati Uniti, rileva che la riforma del 2005 (l. n. 251 del 5 dicembre 2005 in tema di modifiche al codice penale in materia di attenuanti generiche, di recidiva e di prescrizione) debba essere letta come un tentativo di reazione all'asserito aumento della criminalità, mediante un decisivo inasprimento punitivo, attuato anche attraverso la reintroduzione di obbligatori aumenti di pena per i recidivi. L'opera riporta le forti critiche che si sono levate nei confronti della c.d. “Ex Cirielli”, in relazione alla quale la maggioranza del mondo penalistico ritiene che le scelte fatte non siano corrispondenti ad una moderna visione politico-criminale. L'autore evidenzia la sostanziale incoerenza del provvedimento di legge che per un verso riduce i termini della prescrizione, comportando l'ennesima amnistia mascherata, e per altro, introduce regimi di pena ai limiti del rispetto dei principi costituzionali di colpevolezza. A parere dell'autore, inoltre, le maggiori critiche vanno sollevate non tanto nei confronti della scelta di inasprire il trattamento punitivo per chi ricade nel reato, quanto nei confronti delle concrete modalità con cui è stata attuata l'opzione. L'opera analizza le principali modifiche apportate all'istituto della recidiva e i numerosi profili critici della legge: oltre ad esaminare le discutibili scelte politico-criminali della riforma del 2005, l'autore rileva la modesta tecnica legislativa che ha sollevato da subito plurime questioni interpretative, in particolare in relazione alla facoltatività e obbligatorietà della nuova disciplina dell'art. 99 c.p. All'esito di un'interpretazione letterale dei vari commi dell'art. 99, l'autore ricorda come dottrina e giurisprudenza siano giunte alla conclusione – avvallata nella decisione n. 90 del 2008 della Corte Costituzionale – che la recidiva reiterata, così come le altre ipotesi aggravate, sia caratterizzata da un regime di facoltatività per il giudice, il quale, peraltro ove riconosca i presupposti per una dichiarazione ex art. 99 co. 4 c.p. deve procedere ad un aumento fisso della metà o di due terzi. L’articolo prosegue trattando i criteri idonei a guidare il giudice nell’accertamento facoltativo dello status di recidivo, per poi concludere analizzando la problematica connessa dell’accertamento discrezionale del giudice e gli effetti penali. L’autore osserva come la questione in tema di recidiva sia ancora aperta e per nulla chiarita e, pertanto, conclude auspicandosi che la giurisprudenza tragga spunto dalla infelice riforma del 2005 per recepire la felice riforma del 1974 in tema di recidiva e accertamento discrezionale del giudice.

RECIDIVA E DISCREZIONALITA' GIUDIZIALE: NUOVE PROSPETTIVE E VECCHI SCENARI

AMBROSETTI, ENRICO MARIO
2011

Abstract

Il contributo pubblicato nel secondo volume degli “Studi in onore di Mario Romano” approfondisce una delle tematiche più significative e complesse, ovvero la disciplina della recidiva, da sempre punto di riferimento per comprendere le svolte politico-criminali nella legislazione penale. L'autore, compiendo un confronto anche con la scelta legislativa degli Stati Uniti, rileva che la riforma del 2005 (l. n. 251 del 5 dicembre 2005 in tema di modifiche al codice penale in materia di attenuanti generiche, di recidiva e di prescrizione) debba essere letta come un tentativo di reazione all'asserito aumento della criminalità, mediante un decisivo inasprimento punitivo, attuato anche attraverso la reintroduzione di obbligatori aumenti di pena per i recidivi. L'opera riporta le forti critiche che si sono levate nei confronti della c.d. “Ex Cirielli”, in relazione alla quale la maggioranza del mondo penalistico ritiene che le scelte fatte non siano corrispondenti ad una moderna visione politico-criminale. L'autore evidenzia la sostanziale incoerenza del provvedimento di legge che per un verso riduce i termini della prescrizione, comportando l'ennesima amnistia mascherata, e per altro, introduce regimi di pena ai limiti del rispetto dei principi costituzionali di colpevolezza. A parere dell'autore, inoltre, le maggiori critiche vanno sollevate non tanto nei confronti della scelta di inasprire il trattamento punitivo per chi ricade nel reato, quanto nei confronti delle concrete modalità con cui è stata attuata l'opzione. L'opera analizza le principali modifiche apportate all'istituto della recidiva e i numerosi profili critici della legge: oltre ad esaminare le discutibili scelte politico-criminali della riforma del 2005, l'autore rileva la modesta tecnica legislativa che ha sollevato da subito plurime questioni interpretative, in particolare in relazione alla facoltatività e obbligatorietà della nuova disciplina dell'art. 99 c.p. All'esito di un'interpretazione letterale dei vari commi dell'art. 99, l'autore ricorda come dottrina e giurisprudenza siano giunte alla conclusione – avvallata nella decisione n. 90 del 2008 della Corte Costituzionale – che la recidiva reiterata, così come le altre ipotesi aggravate, sia caratterizzata da un regime di facoltatività per il giudice, il quale, peraltro ove riconosca i presupposti per una dichiarazione ex art. 99 co. 4 c.p. deve procedere ad un aumento fisso della metà o di due terzi. L’articolo prosegue trattando i criteri idonei a guidare il giudice nell’accertamento facoltativo dello status di recidivo, per poi concludere analizzando la problematica connessa dell’accertamento discrezionale del giudice e gli effetti penali. L’autore osserva come la questione in tema di recidiva sia ancora aperta e per nulla chiarita e, pertanto, conclude auspicandosi che la giurisprudenza tragga spunto dalla infelice riforma del 2005 per recepire la felice riforma del 1974 in tema di recidiva e accertamento discrezionale del giudice.
2011
STUDI IN ONORE DI MARIO ROMANO
9788824320238
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