Uno degli elementi che fanno la complessità e l’originalità della Fontana Maggiore di Perugia è dato dalle scritte incise: la Fontana è fatta di parole oltre che di figure, è monumento portatore di messaggi simbolici, ma anche grafici. Le scritte della Fontana sono didascaliche: facendo contrappunto alle figure, le illustrano e le spiegano. Hanno una funzione comunicativa, a supporto e ripetizione all’infinito del testo, ma propongono un messaggio alfabetico che ha un suo senso indipendentemente dalla sua leggibilità. È un paradosso, questo, che non vale solo per le scritte della Fontana, ma per molte epigrafi di età comunale, i cui caratteri grafici e il cui aspetto materiale negano ogni identificazione tra visibilità e leggibilità. La leggibilità, appunto. Il criterio che sembrerebbe, quello più cogente è invece quello meno compatibile con molte delle realizzazioni epigrafiche più notevoli, visto che esse, collocate in luoghi talora ardui, visto che esse, se non impossibili, da raggiungere per la vista, presentano una scrittura che non sembra certo facilitare la comprensione del messaggio da parte dei possibili fruitori. Ma accanto e oltre a questa funzione «alfabetica», l’epigrafe svolge una funzione ipercomunicativa, assumendo un valore iconico assoluto. È essa stessa figura e simbolo. L’efficace connubio fra scrittura e immagine, che si rivela elemento sostanziale in tante opere d’arte medievali, e particolarmente comunali, trova nel monumento perugino una sua manifestazione molto alta. Testo e immagine hanno un rapporto di pieno e reciproco completamento, sviluppano un’interazione forte e salda, realizzano a pieno un sistema di comunicazione insieme verbale e visuale. Testo e immagine convergono a fornire la medesima informazione, integrandosi e amplificandosi reciprocamente.

Le scritte incise della Fontana Maggiore

GIOVE', NICOLETTA;BARTOLI LANGELI, ATTILIO
1996

Abstract

Uno degli elementi che fanno la complessità e l’originalità della Fontana Maggiore di Perugia è dato dalle scritte incise: la Fontana è fatta di parole oltre che di figure, è monumento portatore di messaggi simbolici, ma anche grafici. Le scritte della Fontana sono didascaliche: facendo contrappunto alle figure, le illustrano e le spiegano. Hanno una funzione comunicativa, a supporto e ripetizione all’infinito del testo, ma propongono un messaggio alfabetico che ha un suo senso indipendentemente dalla sua leggibilità. È un paradosso, questo, che non vale solo per le scritte della Fontana, ma per molte epigrafi di età comunale, i cui caratteri grafici e il cui aspetto materiale negano ogni identificazione tra visibilità e leggibilità. La leggibilità, appunto. Il criterio che sembrerebbe, quello più cogente è invece quello meno compatibile con molte delle realizzazioni epigrafiche più notevoli, visto che esse, collocate in luoghi talora ardui, visto che esse, se non impossibili, da raggiungere per la vista, presentano una scrittura che non sembra certo facilitare la comprensione del messaggio da parte dei possibili fruitori. Ma accanto e oltre a questa funzione «alfabetica», l’epigrafe svolge una funzione ipercomunicativa, assumendo un valore iconico assoluto. È essa stessa figura e simbolo. L’efficace connubio fra scrittura e immagine, che si rivela elemento sostanziale in tante opere d’arte medievali, e particolarmente comunali, trova nel monumento perugino una sua manifestazione molto alta. Testo e immagine hanno un rapporto di pieno e reciproco completamento, sviluppano un’interazione forte e salda, realizzano a pieno un sistema di comunicazione insieme verbale e visuale. Testo e immagine convergono a fornire la medesima informazione, integrandosi e amplificandosi reciprocamente.
Il linguaggio figurativo della Fontana Maggiore di Perugia
8886533284
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