Il discorso maschile è arrivato solo al traguardo del disincanto e evidentemente non sa come procedere. Per qualcuno sarebbe auspicabile tornare indietro, facendo come se niente fosse cambiato, ma è davvero difficile cristallizzare strutture di pensiero ancorate al passato in una società che si sviluppa vertiginosamente grazie al sapere scientifico-tecnologico. È così che l’uomo oggi guarda la donna come cosa con cui divertirsi piuttosto che come colei amando la quale possono nascere figli o mondi nuovi. Se il meglio è non nascere perché più nessuna eternità ci attende, per l’uomo la sessualità può accendere solo sguardi finalizzati a quel che accade sotto la cintura facendo in modo che questo non crei troppe complicazioni. Ma perché il gioco continui, ciò che deve essere mantenuto segreto riguarda solo l’ingenuità delle donne, le quali, escluse dalla costruzione politica dell’identità umana e relegate nel proprio mistero custodito nell’esser corpo che si moltiplica dentro e si divide fuori, sono ancora quella parte di umanità che non comprende appieno che cosa sia successo e in che cosa consista l’orrore che il pensiero del disincanto annuncia, ovvero la morte di Dio. Incapace di rinunciare al bisogno che produce illusione, ella cerca nello sguardo maschile ciò che non può più trovare. La sofferenza che la morte di Dio comporta per l’universo femminile è assolutamente atroce perché traduce la maternità in una azione malvagia, ove il figlio – una volta incontrato il Sileno – maledirà il momento in cui è stato concepito. La rinuncia al farsi carico dell’angoscia che comporta il sapere ciò che è più temibile e la semplificazione del rapporto con l’uomo basato sull’affidarsi a lui e a come egli gestisce il potere, produce il cinismo cui stiamo assistendo, dove il gioco sessuale nasconde il sacrificio, inteso come massacro del rapporto d’amore. In tal modo ci troviamo dinanzi a un tempo e a una crisi senza futuro e senza idee. È dunque una responsabilità per la donna oggi capire in che cosa consista l’autentica crisi che stiamo attraversando, ovvero ella deve sapere che il mondo costruito dall’uomo lungo tutta la storia non può più procedere inibendo la vera novità che solo la traduzione in parola e progetto sociale dell’intrinseca generatività femminile può finalmente portare. E il primo passo da compiere è sapere che nessun pensiero del disincanto è inconfutabile e, come indica Severino, non è la morte che ci attende, perché siamo già da sempre destinati all’eternità e non in nome di un dio o di un mito, ma per necessità incontrovertibile. Il segreto custodito nel ventre della donna che gioisce d’esser gravida, è il “ricordo” dell’eternità da cui veniamo e alla quale siamo già da sempre destinati. Se partiamo da qui, molte coordinate di pensiero sono destinate a cambiare, prima fra tutte quella che produce l’angoscia di pensarsi mortali e quindi privi di infinito.

Ingenuità come “fuga dalla libertà”: la donna tra amore sacrificale e manomissione

TESTONI, INES
2014

Abstract

Il discorso maschile è arrivato solo al traguardo del disincanto e evidentemente non sa come procedere. Per qualcuno sarebbe auspicabile tornare indietro, facendo come se niente fosse cambiato, ma è davvero difficile cristallizzare strutture di pensiero ancorate al passato in una società che si sviluppa vertiginosamente grazie al sapere scientifico-tecnologico. È così che l’uomo oggi guarda la donna come cosa con cui divertirsi piuttosto che come colei amando la quale possono nascere figli o mondi nuovi. Se il meglio è non nascere perché più nessuna eternità ci attende, per l’uomo la sessualità può accendere solo sguardi finalizzati a quel che accade sotto la cintura facendo in modo che questo non crei troppe complicazioni. Ma perché il gioco continui, ciò che deve essere mantenuto segreto riguarda solo l’ingenuità delle donne, le quali, escluse dalla costruzione politica dell’identità umana e relegate nel proprio mistero custodito nell’esser corpo che si moltiplica dentro e si divide fuori, sono ancora quella parte di umanità che non comprende appieno che cosa sia successo e in che cosa consista l’orrore che il pensiero del disincanto annuncia, ovvero la morte di Dio. Incapace di rinunciare al bisogno che produce illusione, ella cerca nello sguardo maschile ciò che non può più trovare. La sofferenza che la morte di Dio comporta per l’universo femminile è assolutamente atroce perché traduce la maternità in una azione malvagia, ove il figlio – una volta incontrato il Sileno – maledirà il momento in cui è stato concepito. La rinuncia al farsi carico dell’angoscia che comporta il sapere ciò che è più temibile e la semplificazione del rapporto con l’uomo basato sull’affidarsi a lui e a come egli gestisce il potere, produce il cinismo cui stiamo assistendo, dove il gioco sessuale nasconde il sacrificio, inteso come massacro del rapporto d’amore. In tal modo ci troviamo dinanzi a un tempo e a una crisi senza futuro e senza idee. È dunque una responsabilità per la donna oggi capire in che cosa consista l’autentica crisi che stiamo attraversando, ovvero ella deve sapere che il mondo costruito dall’uomo lungo tutta la storia non può più procedere inibendo la vera novità che solo la traduzione in parola e progetto sociale dell’intrinseca generatività femminile può finalmente portare. E il primo passo da compiere è sapere che nessun pensiero del disincanto è inconfutabile e, come indica Severino, non è la morte che ci attende, perché siamo già da sempre destinati all’eternità e non in nome di un dio o di un mito, ma per necessità incontrovertibile. Il segreto custodito nel ventre della donna che gioisce d’esser gravida, è il “ricordo” dell’eternità da cui veniamo e alla quale siamo già da sempre destinati. Se partiamo da qui, molte coordinate di pensiero sono destinate a cambiare, prima fra tutte quella che produce l’angoscia di pensarsi mortali e quindi privi di infinito.
2014
LIBERO ARBITRIO. TEORIE E PRASSI DELLA LIBERTA’
9788820753306
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11577/2986300
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