L’obiettivo della stampa dovrebbe essere offrire notizie obiettive più che prospettive parziali. Un’analisi d’archivio offre una panoramica dei bias liguistici presenti nei giornali quotidiani, mostrando che attraverso la scelta dei contenuti (COSA) e dello stile linguistico (COME) i mass media offrono un’istantanea della società la cui prospettiva è carica di pregiudizi a sfavore degli immigrati. Nell’insieme i risultati ci suggeriscono che la stampa italiana presenta i fatti di cronaca nera in modo politicamente non corretto, discriminando sistematicamente il gruppo sociale degli immigrati indicandone insistentemente la nazionalità come informazione prominente, mentre enfatizzano la singolarità dei criminali italiani indicandoli con il nome proprio. La discriminazione assume un carattere ancora più esplicito nell’uso di un maggior numero di aggettivi negativi ed aggravanti nelle descrizioni di azioni criminali perpetrate da persone immigrate. Vi è inoltre un’asimmetria nell’uso delle metafore, che propongono l’evento criminale condotto dagli italiani fruttando l’immagine metaforica dell’esplosione, mentre descrivono i criminali immigrati come delle bestie, implicando una più stabile attitudine alla violenza per il secondo gruppo. L’essenzialità dell’appartenenza sociale per l’azione criminale è ulteriormente rimarcata anche dall’uso di sostantivi (il clandestino) piuttosto che aggettivi (il ragazzo clandestino) nel definire i criminali immigrati. Infine possiamo notare come la responsabilità dell’atto criminale condotto da delinquenti italiani venga ridotta attraverso l’usa della forma passiva (la donna è stata aggredita vs. l’uomo ha aggredito). La letteratura ha mostrato come ognuno dei bias linguistici descritti abbia notevoli implicazioni su come il gruppo sociale così discriminato viene poi percepito da chi legge tali descrizioni, definendo e confermando stereotipi sociali che impediscono la coesione sociale e l’inclusione di questi gruppi svantaggiati.

La stampa italiana è polticamente corretta? Un’indagine sui bias linguistici che alimentano l’associazione stereotipica tra criminalità e immigrazione

SUITNER, CATERINA;
2013

Abstract

L’obiettivo della stampa dovrebbe essere offrire notizie obiettive più che prospettive parziali. Un’analisi d’archivio offre una panoramica dei bias liguistici presenti nei giornali quotidiani, mostrando che attraverso la scelta dei contenuti (COSA) e dello stile linguistico (COME) i mass media offrono un’istantanea della società la cui prospettiva è carica di pregiudizi a sfavore degli immigrati. Nell’insieme i risultati ci suggeriscono che la stampa italiana presenta i fatti di cronaca nera in modo politicamente non corretto, discriminando sistematicamente il gruppo sociale degli immigrati indicandone insistentemente la nazionalità come informazione prominente, mentre enfatizzano la singolarità dei criminali italiani indicandoli con il nome proprio. La discriminazione assume un carattere ancora più esplicito nell’uso di un maggior numero di aggettivi negativi ed aggravanti nelle descrizioni di azioni criminali perpetrate da persone immigrate. Vi è inoltre un’asimmetria nell’uso delle metafore, che propongono l’evento criminale condotto dagli italiani fruttando l’immagine metaforica dell’esplosione, mentre descrivono i criminali immigrati come delle bestie, implicando una più stabile attitudine alla violenza per il secondo gruppo. L’essenzialità dell’appartenenza sociale per l’azione criminale è ulteriormente rimarcata anche dall’uso di sostantivi (il clandestino) piuttosto che aggettivi (il ragazzo clandestino) nel definire i criminali immigrati. Infine possiamo notare come la responsabilità dell’atto criminale condotto da delinquenti italiani venga ridotta attraverso l’usa della forma passiva (la donna è stata aggredita vs. l’uomo ha aggredito). La letteratura ha mostrato come ognuno dei bias linguistici descritti abbia notevoli implicazioni su come il gruppo sociale così discriminato viene poi percepito da chi legge tali descrizioni, definendo e confermando stereotipi sociali che impediscono la coesione sociale e l’inclusione di questi gruppi svantaggiati.
Abitare Zone di Confine: Incontri possibili tra la Psicologia Sociale, Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, tra accademia e realtà sociale
8886688296
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