In Italia, il consolidamento più consistente del patrimonio infrastrutturale può essere fatto risalire al periodo successivo alla II Guerra Mondiale, quando è stata effettuata la costruzione (talora il rifacimento) di numerose arterie stradali e si sono gettate le basi per una moderna rete autostradale. Tuttavia, i manufatti a tal fine richiesti, quali ponti, viadotti, sovrappassi, opere di scavalco in genere, sono stati concepiti, in sede di progettazione e costruzione, considerando una troppo elevata durabilità dei materiali componenti (calcestruzzo armato o meno, calcestruzzo precompresso, acciaio). Questo approccio non è mutato significativamente negli anni a seguire, anche se la consapevolezza dei limiti di tale impostazione è aumentata nel tempo. E così, negli ultimi venti/trenta anni, il manifestarsi di forme sempre più evidenti di degrado nei manufatti ha determinato un frequente impegno degli Enti gestori di strade e dei progettisti verso la riparazione ed il ripristino di opere “prematuramente” deteriorate. Il degrado naturale dei materiali in esame (calcestruzzo, acciaio) è dovuto fondamentalmente a processi di decadimento della struttura che essi costituiscono, principalmente riconducibili a cause di tipo fisico e chimico che compromettono la durabilità delle opere. Queste, di conseguenza, non riescono più a conservare le caratteristiche meccaniche richieste a garantire adeguati livelli prestazionali e di sicurezza. Il degrado naturale dei materiali in un’infrastruttura stradale, oltre ad essere determinato dall’ambiente in cui essi operano, è accentuato dalle sollecitazioni indotte dal traffico (in particolare, da quello commerciale), fortemente aumentate alla fine del secolo scorso e nei primi anni di quello corrente. L’esperienza maturata nell’ultimo ventennio ha dimostrato che i manufatti interessati da elevato passaggio di traffico veicolare e sottoposti all’azione climatica, specialmente di tipo aggressivo, devono essere, oltre che opportunamente dimensionati, anche protetti mediante efficaci sistemi di impermeabilizzazione. Molti Autori hanno studiato le tecniche più opportune di previsione del degrado dei manufatti, la loro durabilità, i meccanismi di affaticamento degli impalcati da ponte. Minore attenzione è stata, normalmente, dedicata alla composizione ed alla protezione delle sovrastrutture, il cui degrado, tuttavia, è spesso all’origine del decadimento strutturale dei ponti e viadotti. In tal senso, giocano un ruolo importante alcuni dettagli costruttivi talora non sufficientemente valutati, come: la scelta dell’impermeabilizzazione dell’impalcato/soletta e la sua interazione con i materiali sottostanti e sovrastanti; la pavimentazione stradale costituente finitura carrabile; l’aderenza e la regolarità dello strato superficiale; le tecniche costruttive e manutentive della sovrastruttura. Il presente rapporto intende approfondire questi ultimi aspetti, fissando l’attenzione su materiali e tecnologie costruttive innovativi, che possono contribuire a risolvere efficacemente la finitura superficiale del ponte o viadotto, aumentandone al contempo la durata e minimizzandone la manutenzione. Fra le soluzioni di seguito analizzate, si darà rilievo ai leganti polimerici che recenti sperimentazioni hanno dimostrato poter sostituire materiali convenzionali, semplificando la realizzazione della sovrastruttura, impermeabilizzandola ed al contempo dotandola di una superficie trafficabile ad elevate prestazioni funzionali e strutturali.

Le pavimentazioni su impalcato da ponte

PASETTO, MARCO;GIACOMELLO G.
2014

Abstract

In Italia, il consolidamento più consistente del patrimonio infrastrutturale può essere fatto risalire al periodo successivo alla II Guerra Mondiale, quando è stata effettuata la costruzione (talora il rifacimento) di numerose arterie stradali e si sono gettate le basi per una moderna rete autostradale. Tuttavia, i manufatti a tal fine richiesti, quali ponti, viadotti, sovrappassi, opere di scavalco in genere, sono stati concepiti, in sede di progettazione e costruzione, considerando una troppo elevata durabilità dei materiali componenti (calcestruzzo armato o meno, calcestruzzo precompresso, acciaio). Questo approccio non è mutato significativamente negli anni a seguire, anche se la consapevolezza dei limiti di tale impostazione è aumentata nel tempo. E così, negli ultimi venti/trenta anni, il manifestarsi di forme sempre più evidenti di degrado nei manufatti ha determinato un frequente impegno degli Enti gestori di strade e dei progettisti verso la riparazione ed il ripristino di opere “prematuramente” deteriorate. Il degrado naturale dei materiali in esame (calcestruzzo, acciaio) è dovuto fondamentalmente a processi di decadimento della struttura che essi costituiscono, principalmente riconducibili a cause di tipo fisico e chimico che compromettono la durabilità delle opere. Queste, di conseguenza, non riescono più a conservare le caratteristiche meccaniche richieste a garantire adeguati livelli prestazionali e di sicurezza. Il degrado naturale dei materiali in un’infrastruttura stradale, oltre ad essere determinato dall’ambiente in cui essi operano, è accentuato dalle sollecitazioni indotte dal traffico (in particolare, da quello commerciale), fortemente aumentate alla fine del secolo scorso e nei primi anni di quello corrente. L’esperienza maturata nell’ultimo ventennio ha dimostrato che i manufatti interessati da elevato passaggio di traffico veicolare e sottoposti all’azione climatica, specialmente di tipo aggressivo, devono essere, oltre che opportunamente dimensionati, anche protetti mediante efficaci sistemi di impermeabilizzazione. Molti Autori hanno studiato le tecniche più opportune di previsione del degrado dei manufatti, la loro durabilità, i meccanismi di affaticamento degli impalcati da ponte. Minore attenzione è stata, normalmente, dedicata alla composizione ed alla protezione delle sovrastrutture, il cui degrado, tuttavia, è spesso all’origine del decadimento strutturale dei ponti e viadotti. In tal senso, giocano un ruolo importante alcuni dettagli costruttivi talora non sufficientemente valutati, come: la scelta dell’impermeabilizzazione dell’impalcato/soletta e la sua interazione con i materiali sottostanti e sovrastanti; la pavimentazione stradale costituente finitura carrabile; l’aderenza e la regolarità dello strato superficiale; le tecniche costruttive e manutentive della sovrastruttura. Il presente rapporto intende approfondire questi ultimi aspetti, fissando l’attenzione su materiali e tecnologie costruttive innovativi, che possono contribuire a risolvere efficacemente la finitura superficiale del ponte o viadotto, aumentandone al contempo la durata e minimizzandone la manutenzione. Fra le soluzioni di seguito analizzate, si darà rilievo ai leganti polimerici che recenti sperimentazioni hanno dimostrato poter sostituire materiali convenzionali, semplificando la realizzazione della sovrastruttura, impermeabilizzandola ed al contempo dotandola di una superficie trafficabile ad elevate prestazioni funzionali e strutturali.
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