L’opera tratta ed approfondisce la problematica concernente la fungibilità tra le strutture organizzative del Libro I e quelle del Libro V del Codice Civile, evidenziando come quello che ad oggi rileva principalmente sia la tipologia di scopo perseguito, indipendentemente dalla struttura organizzativa utilizzata. La distinzione tra enti con e senza scopo di lucro, originariamente tanto netta, è andata sempre piú affievolendosi, essendo oggi assai frequente sia che enti del Libro I svolgano attività commerciale, sia che strutture societarie perseguano fini esclusivamente ideali: è da tempo, infatti, che si assiste ad una graduale dissociazione tra fine e struttura, da cui l’inevitabile erosione di una disciplina di soggetto (struttura), che ormai sotto diversi profili appare inadeguata o comunque inefficiente. La circostanza si riverbera su alcune norme nate e pensate in un contesto normativo in cui, invece, tale distinzione risultava incontrovertibile: tra queste norme, appunto, v’è l’art. 473 c.c., disposizione che costituisce il banco di prova per l’elaborazione della parte di teoria generale dello scritto, e che costituisce altresì occasione per rivedere nel dettaglio alcuni profili piuttosto controversi dell’accettazione beneficata degli enti giuridici. Ampia attenzione è poi riservata alle soluzioni adottate in ordinamenti stranieri ed a livello europeo su problematiche identiche ovvero vicine, spunto frequente per chiarimenti utili anche per l’ordinamento interno. Questi i tre profili (la permeabilità tra enti del Libro I ed enti del Libro V; l’accettazione con beneficio di inventario e le conseguenze effettuali della decadenza; le implicazioni per gli enti di diritto «speciale») che scandiscono la partizione della presente opera.

Scopo non lucrativo e struttura degli enti. Accettazione beneficiata dell'eredità e tendenze del diritto europeo

CEOLIN, MATTEO
2016

Abstract

L’opera tratta ed approfondisce la problematica concernente la fungibilità tra le strutture organizzative del Libro I e quelle del Libro V del Codice Civile, evidenziando come quello che ad oggi rileva principalmente sia la tipologia di scopo perseguito, indipendentemente dalla struttura organizzativa utilizzata. La distinzione tra enti con e senza scopo di lucro, originariamente tanto netta, è andata sempre piú affievolendosi, essendo oggi assai frequente sia che enti del Libro I svolgano attività commerciale, sia che strutture societarie perseguano fini esclusivamente ideali: è da tempo, infatti, che si assiste ad una graduale dissociazione tra fine e struttura, da cui l’inevitabile erosione di una disciplina di soggetto (struttura), che ormai sotto diversi profili appare inadeguata o comunque inefficiente. La circostanza si riverbera su alcune norme nate e pensate in un contesto normativo in cui, invece, tale distinzione risultava incontrovertibile: tra queste norme, appunto, v’è l’art. 473 c.c., disposizione che costituisce il banco di prova per l’elaborazione della parte di teoria generale dello scritto, e che costituisce altresì occasione per rivedere nel dettaglio alcuni profili piuttosto controversi dell’accettazione beneficata degli enti giuridici. Ampia attenzione è poi riservata alle soluzioni adottate in ordinamenti stranieri ed a livello europeo su problematiche identiche ovvero vicine, spunto frequente per chiarimenti utili anche per l’ordinamento interno. Questi i tre profili (la permeabilità tra enti del Libro I ed enti del Libro V; l’accettazione con beneficio di inventario e le conseguenze effettuali della decadenza; le implicazioni per gli enti di diritto «speciale») che scandiscono la partizione della presente opera.
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