Gli sviluppi degli ultimi anni in materia di disabilità e vulnerabilità hanno anche determinato cambiamenti negli approcci all’assessment e chiarito il contributo delle diverse modalità di analisi. Hanno permesso di affrontare quesiti e trovare risposte a domande diverse concernenti, rispettivamente, le possibili basi organiche della disabilità (approccio biomedico); di portare l’attenzione sulla persona nelle sue espressioni concrete nel quotidiano (approccio funzionale); di dare peso all’interazione dell’uomo con gli ambienti di appartenenza e alle caratteristiche di questi ultimi (approccio ambientalista) nel determinarsi della disabilità. Se in passato anche nell’assessment era frequente constatare la radicale contrapposizione tra diverse visioni, oggi prevale la necessità di utilizzare dati provenienti da approcci diversi, in grado di evidenziare e confrontare stime che riguardino gli indici di abilità, ma anche aspetti altrettanto importanti come la qualità della vita, il coinvolgimento, l’integrazione e la partecipazione, ma anche la qualità dei servizi. Traspare un’esigenza di interdisciplinarità che permetta di individuare risposte ai quesiti posti a vari livelli dai diversi professionisti che lavorano con persone in situazione di disabilità. Non si tratta ovviamente di rinunciare alle specificità dei propri approcci e delle proprie competenze ma di accettare, oltre che di lavorare all’interno di gruppi interdisciplinari, una analisi multidimensionale, personalizzata, che permette ai professionisti di individuare interventi efficaci per il benessere e la qualità di vita della persona, delle famiglie e delle istituzioni che a loro si rivolgono e su cui contano. L’assessment, accanto all’obiettivo di focalizzare le proprie attenzioni alla definizione e classificazione dei problemi, quindi, può proporsi anche di facilitare lo sviluppo dell’autonomia e della partecipazione, di conoscere e fortificare i punti di forza della persona e dei contesti considerati e di mobilitare le sue risorse ed energie, intenzionalmente, alla ricerca delle abilità di fronteggiamento possedute e in parte già utilizzate dalla persona. Enfatizzare i punti di forza non significa, tuttavia, trascurare di fatto problemi e difficoltà, ma significa ritenere che la ricerca puntuale delle risorse, sia ambientali che individuali, è un’operazione indispensabile per poter accedere alla ricerca di strategie risolutive. Infatti, come suggerisce Biswas-Diener: Concentrarsi solo sulle debolezze o solo sui punti di forza non è sufficiente. Perché una volta tappata la falla [...] la barca non sarà comunque in grado di andare da nessuna parte perché sono le sue vele, i suoi punti di forza in questo caso, che le danno la spinta per andare avanti. Deve prendersi cura delle sue debolezze per non affondare, ma ha bisogno anche di spiegare le vele per prendere un vento favorevole che la porti più in là, verso i suoi obiettivi [Biswas-Diener 2010, 31]. In sede di assessment sembrerebbe pertanto opportuno avere un occhio di riguardo nei confronti delle debolezze, ma averne anche un altro, particolarmente acuto, sistematicamente teso alla ricerca di positività, di strategie e di risorse, a prescindere dai modelli teorici di riferimento e dalla tipologia di persone alle quali il professionista si rivolge. Nel corso di questo capitolo, dopo una premessa che dedicheremo alla necessità del ricorso a procedure di osservazione e valutazione particolarmente dotate di validità ecologica, saranno proposte procedure e strumenti utilizzabili per l’analisi delle caratteristiche e delle difficoltà che le persone con disabilità possono manifestare nel corso della loro vita quotidiana.
Procedure e strumenti per la valorizzazione delle persone.
SGARAMELLA, TERESA MARIA;NOTA, LAURA;SORESI, SALVATORE
2016
Abstract
Gli sviluppi degli ultimi anni in materia di disabilità e vulnerabilità hanno anche determinato cambiamenti negli approcci all’assessment e chiarito il contributo delle diverse modalità di analisi. Hanno permesso di affrontare quesiti e trovare risposte a domande diverse concernenti, rispettivamente, le possibili basi organiche della disabilità (approccio biomedico); di portare l’attenzione sulla persona nelle sue espressioni concrete nel quotidiano (approccio funzionale); di dare peso all’interazione dell’uomo con gli ambienti di appartenenza e alle caratteristiche di questi ultimi (approccio ambientalista) nel determinarsi della disabilità. Se in passato anche nell’assessment era frequente constatare la radicale contrapposizione tra diverse visioni, oggi prevale la necessità di utilizzare dati provenienti da approcci diversi, in grado di evidenziare e confrontare stime che riguardino gli indici di abilità, ma anche aspetti altrettanto importanti come la qualità della vita, il coinvolgimento, l’integrazione e la partecipazione, ma anche la qualità dei servizi. Traspare un’esigenza di interdisciplinarità che permetta di individuare risposte ai quesiti posti a vari livelli dai diversi professionisti che lavorano con persone in situazione di disabilità. Non si tratta ovviamente di rinunciare alle specificità dei propri approcci e delle proprie competenze ma di accettare, oltre che di lavorare all’interno di gruppi interdisciplinari, una analisi multidimensionale, personalizzata, che permette ai professionisti di individuare interventi efficaci per il benessere e la qualità di vita della persona, delle famiglie e delle istituzioni che a loro si rivolgono e su cui contano. L’assessment, accanto all’obiettivo di focalizzare le proprie attenzioni alla definizione e classificazione dei problemi, quindi, può proporsi anche di facilitare lo sviluppo dell’autonomia e della partecipazione, di conoscere e fortificare i punti di forza della persona e dei contesti considerati e di mobilitare le sue risorse ed energie, intenzionalmente, alla ricerca delle abilità di fronteggiamento possedute e in parte già utilizzate dalla persona. Enfatizzare i punti di forza non significa, tuttavia, trascurare di fatto problemi e difficoltà, ma significa ritenere che la ricerca puntuale delle risorse, sia ambientali che individuali, è un’operazione indispensabile per poter accedere alla ricerca di strategie risolutive. Infatti, come suggerisce Biswas-Diener: Concentrarsi solo sulle debolezze o solo sui punti di forza non è sufficiente. Perché una volta tappata la falla [...] la barca non sarà comunque in grado di andare da nessuna parte perché sono le sue vele, i suoi punti di forza in questo caso, che le danno la spinta per andare avanti. Deve prendersi cura delle sue debolezze per non affondare, ma ha bisogno anche di spiegare le vele per prendere un vento favorevole che la porti più in là, verso i suoi obiettivi [Biswas-Diener 2010, 31]. In sede di assessment sembrerebbe pertanto opportuno avere un occhio di riguardo nei confronti delle debolezze, ma averne anche un altro, particolarmente acuto, sistematicamente teso alla ricerca di positività, di strategie e di risorse, a prescindere dai modelli teorici di riferimento e dalla tipologia di persone alle quali il professionista si rivolge. Nel corso di questo capitolo, dopo una premessa che dedicheremo alla necessità del ricorso a procedure di osservazione e valutazione particolarmente dotate di validità ecologica, saranno proposte procedure e strumenti utilizzabili per l’analisi delle caratteristiche e delle difficoltà che le persone con disabilità possono manifestare nel corso della loro vita quotidiana.Pubblicazioni consigliate
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