Questa ricerca multidisciplinare ha l’obiettivo di studiare l’evoluzione paleoidrografica della pianura Padano-Atesina (Italia nordorientale) e le relazioni Uomo-Ambiente durante il tardo Olocene. La pianura veneta meridionale è formata dalle parti distali dei sistemi alluvionali dei fiumi Adige e Po. Numerose ricerche archeologiche in quest’area hanno evidenziato la presenza di una complessa rete di insediamenti, a partire dall’età del Bronzo (2200-1100 a.C.) (Bellintani & Zerbinati, 1984; Bellintani, 1986; Salzani, 1992), attraverso l’età del Ferro (1000-200 a.C.) e l’età Romana (200 a.C.-476 a.D.) (Peretto, 1986), quest’ultima caratterizzata dall’impostazione di un reticolo centuriato. Le ricostruzioni paleoambientali del tardo Olocene, a scala regionale, sono state principalmente basate su interpretazioni da telerilevamento e dati archeologici (Peretto, 1986; Marcolongo, 1987; Marcolongo & Zaffanella 1987, Cremonini, 2007). In questa ricerca, vengono presentati nuovi dati geomorfologici, cronostratigrafici e petrografici, allo scopo di far luce sulle relazioni Uomo-Abiente nell’area di studio. I sondaggi eseguiti a Cona hanno raggiunto il paleosuolo “caranto” che, nella Pianura Veneto-Friulana, rappresenta il limite Pleistocene-Olocene (Fontana et al., in stampa). La radiodatazione di uno strato di torba indica che il tasso deposizionale fu relativamente basso durante l’Olocene inferiore e medio, mentre fu più alto a partire dal 2763-2192 a.C. I dati geomorfologici, stratigrafici e petrografici confermano la presenza di un ramo del Po da Fratta Polesine, attraverso Sarzano e Cona, la cui attività ebbe inizio nello stesso periodo e produsse il ventaglio di Rotta di Villadose. La sovrapposizione del sito archeologico di Saline sui depositi di argine naturale, proverebbero che la disattivazione del ramo più settentrionale del Po è avvenuta nel Bronzo finale. Durante l’epoca Romana, sui depositi di ventaglio di rotta di Villadose, si impostarono il decumano massimo della centuriazione e la villa di Ca’ Motte. Sia Saline che Ca’ Motte si trovano su alti morfologici caratterizzati da buone condizioni di drenaggio. L’Adige attuale taglia il dosso del ramo più settentrionale del Po presso San Martino di Venezze. A Pettorazza, evidenze cronostratigrafiche e petrografiche di un corpo sabbioso sepolto atesino proverebbero che una prima attività fluviale dell’Adige, in quest’area, risale al periodo compreso tra l’età Romana e l’Alto Medioevo mentre la deposizione del dosso fluviale moderno cominciò all’inizio del secondo millennio a.C. Alcuni autori (Peretto, 1986; Balista, 2004) hanno suggerito la presenza di un ramo atesino più meridionale durante l’età Romana, che avrebbe prodotto il dosso, attualmente percorso dal Naviglio Adigetto. I risultati stratigrafici mostrano come a Ramalto, non vi sia la presenza di un corpo sabbioso importante in corrispondenza di tale dosso.

Palaeohydrography of Southern Venetian Plain and Man-Environmental Relationship in the Holocene

PIOVAN, SILVIA
2008

Abstract

Questa ricerca multidisciplinare ha l’obiettivo di studiare l’evoluzione paleoidrografica della pianura Padano-Atesina (Italia nordorientale) e le relazioni Uomo-Ambiente durante il tardo Olocene. La pianura veneta meridionale è formata dalle parti distali dei sistemi alluvionali dei fiumi Adige e Po. Numerose ricerche archeologiche in quest’area hanno evidenziato la presenza di una complessa rete di insediamenti, a partire dall’età del Bronzo (2200-1100 a.C.) (Bellintani & Zerbinati, 1984; Bellintani, 1986; Salzani, 1992), attraverso l’età del Ferro (1000-200 a.C.) e l’età Romana (200 a.C.-476 a.D.) (Peretto, 1986), quest’ultima caratterizzata dall’impostazione di un reticolo centuriato. Le ricostruzioni paleoambientali del tardo Olocene, a scala regionale, sono state principalmente basate su interpretazioni da telerilevamento e dati archeologici (Peretto, 1986; Marcolongo, 1987; Marcolongo & Zaffanella 1987, Cremonini, 2007). In questa ricerca, vengono presentati nuovi dati geomorfologici, cronostratigrafici e petrografici, allo scopo di far luce sulle relazioni Uomo-Abiente nell’area di studio. I sondaggi eseguiti a Cona hanno raggiunto il paleosuolo “caranto” che, nella Pianura Veneto-Friulana, rappresenta il limite Pleistocene-Olocene (Fontana et al., in stampa). La radiodatazione di uno strato di torba indica che il tasso deposizionale fu relativamente basso durante l’Olocene inferiore e medio, mentre fu più alto a partire dal 2763-2192 a.C. I dati geomorfologici, stratigrafici e petrografici confermano la presenza di un ramo del Po da Fratta Polesine, attraverso Sarzano e Cona, la cui attività ebbe inizio nello stesso periodo e produsse il ventaglio di Rotta di Villadose. La sovrapposizione del sito archeologico di Saline sui depositi di argine naturale, proverebbero che la disattivazione del ramo più settentrionale del Po è avvenuta nel Bronzo finale. Durante l’epoca Romana, sui depositi di ventaglio di rotta di Villadose, si impostarono il decumano massimo della centuriazione e la villa di Ca’ Motte. Sia Saline che Ca’ Motte si trovano su alti morfologici caratterizzati da buone condizioni di drenaggio. L’Adige attuale taglia il dosso del ramo più settentrionale del Po presso San Martino di Venezze. A Pettorazza, evidenze cronostratigrafiche e petrografiche di un corpo sabbioso sepolto atesino proverebbero che una prima attività fluviale dell’Adige, in quest’area, risale al periodo compreso tra l’età Romana e l’Alto Medioevo mentre la deposizione del dosso fluviale moderno cominciò all’inizio del secondo millennio a.C. Alcuni autori (Peretto, 1986; Balista, 2004) hanno suggerito la presenza di un ramo atesino più meridionale durante l’età Romana, che avrebbe prodotto il dosso, attualmente percorso dal Naviglio Adigetto. I risultati stratigrafici mostrano come a Ramalto, non vi sia la presenza di un corpo sabbioso importante in corrispondenza di tale dosso.
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