Il ruolo delle emozioni nella pratica del lavoro sociale, definito un «emotionally demanding work» (Dwyer, 2007), proprio per le implicazioni emotive che la relazione con gli utenti suscita, può sembrare ovvio e incontestabile. Nonostante la sua rilevanza, però, a questa dimensione del lavoro non sempre viene riservato un adeguato approfondimento, sia a livello istituzionale che nella letteratura scientifica, lasciandone spesso la gestione al singolo professionista (ibidem). Le ricerche presenti, soprattutto in ambito internazionale, evidenziano tuttavia la capacità delle emozioni di essere fonte di informazione e conoscenza (Morrison, 2007), soprattutto per quanto riguarda i processi valutativi e decisionali (Ingram, 2013; Kanasz, Zielińska, 2017) e, facendo ricorso al concetto di emotional labor (Hochschild, 2013), aprono la riflessione sulle possibili strategie di gestione dell’impatto emotivo della professione (MoesbyJensen, Nielsen, 2015). A partire da questi presupposti, i risultati che vengono presentati in questo contributo riguardano la modalità di gestione delle emozioni nella pratica professionale degli assistenti sociali, rilevata attraverso la domanda di un’intervista (parte di una ricerca qualitativa più ampia) sottoposta a 30 professionisti che operano in altrettanti servizi sociali comunali in Veneto. Si tratta di una ricerca esplorativa, i cui risultati non possono essere generalizzati, ma che possono tuttavia mettere in luce – all’interno della logica di carattere categoriale che guida la ricerca non-standard (Marradi, 1996; Nigris, 2003) – alcune tematiche emergenti relative al modo in cui i professionisti fanno fronte alle emozioni che il lavoro sociale comporta. I risultati evidenziano un quadro in cui le emozioni, sia positive che negative, rivestono un ruolo di notevole importanza per gli intervistati, che fanno, in primis, riferimento alla necessità di un costante lavoro su se stessi, volto a percepirle, riconoscerle e affrontarle, non solo per il proprio benessere personale e professionale, ma anche per poterle utilizzare come strumento di conoscenza (Della Valle, 1989). Accanto al tema, trasversale, di questo lavoro interiore, le strategie di gestione spaziano dal riconoscimento dell’utilità del confronto tra colleghi, alla richiesta di una supervisione spesso non presente all’interno dei servizi (Allegri, 2013), all’utilizzo della formazione come strumento di riflessività professionale (Sicora, 2005).

Assistenti sociali ed emozioni. Uno studio esplorativo

Pattaro C.;Zannoni A.
2019

Abstract

Il ruolo delle emozioni nella pratica del lavoro sociale, definito un «emotionally demanding work» (Dwyer, 2007), proprio per le implicazioni emotive che la relazione con gli utenti suscita, può sembrare ovvio e incontestabile. Nonostante la sua rilevanza, però, a questa dimensione del lavoro non sempre viene riservato un adeguato approfondimento, sia a livello istituzionale che nella letteratura scientifica, lasciandone spesso la gestione al singolo professionista (ibidem). Le ricerche presenti, soprattutto in ambito internazionale, evidenziano tuttavia la capacità delle emozioni di essere fonte di informazione e conoscenza (Morrison, 2007), soprattutto per quanto riguarda i processi valutativi e decisionali (Ingram, 2013; Kanasz, Zielińska, 2017) e, facendo ricorso al concetto di emotional labor (Hochschild, 2013), aprono la riflessione sulle possibili strategie di gestione dell’impatto emotivo della professione (MoesbyJensen, Nielsen, 2015). A partire da questi presupposti, i risultati che vengono presentati in questo contributo riguardano la modalità di gestione delle emozioni nella pratica professionale degli assistenti sociali, rilevata attraverso la domanda di un’intervista (parte di una ricerca qualitativa più ampia) sottoposta a 30 professionisti che operano in altrettanti servizi sociali comunali in Veneto. Si tratta di una ricerca esplorativa, i cui risultati non possono essere generalizzati, ma che possono tuttavia mettere in luce – all’interno della logica di carattere categoriale che guida la ricerca non-standard (Marradi, 1996; Nigris, 2003) – alcune tematiche emergenti relative al modo in cui i professionisti fanno fronte alle emozioni che il lavoro sociale comporta. I risultati evidenziano un quadro in cui le emozioni, sia positive che negative, rivestono un ruolo di notevole importanza per gli intervistati, che fanno, in primis, riferimento alla necessità di un costante lavoro su se stessi, volto a percepirle, riconoscerle e affrontarle, non solo per il proprio benessere personale e professionale, ma anche per poterle utilizzare come strumento di conoscenza (Della Valle, 1989). Accanto al tema, trasversale, di questo lavoro interiore, le strategie di gestione spaziano dal riconoscimento dell’utilità del confronto tra colleghi, alla richiesta di una supervisione spesso non presente all’interno dei servizi (Allegri, 2013), all’utilizzo della formazione come strumento di riflessività professionale (Sicora, 2005).
2019
II° Conferenza Italiana sulla Ricerca di Servizio Sociale. Book of Abstract
9788894470604
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