In Italia, l’operatore dell’accoglienza (O.A.) non è una professione con un’autonomia deontologica e operativa ma una pratica complessa inserita in sistemi, es.: CAS e SPRAR, sollecitati da logiche emergenziali. La mancanza di un profilo di competenze e di un piano formativo specifici implica che l’esercizio del ruolo si apra a possibili tensioni organizzative e individuali. L’obiettivo è analizzare le criticità dell’esperienza lavorativa di 20 O.A., come queste si esprimano e le strategie impiegate per gestirle, dalla prospettiva psicosociale e organizzativa della psicologia di ruolo. Effettuando interviste semi-strutturate, e una preliminare etnografia organizzativa nei centri in cui si è svolta la ricerca, i dati sono analizzati implementando un’analisi tematica con strategie di codifica top-down e bottom-up. Dalle analisi emerge che gli operatori esprimano tensioni di ruolo in un circuito in cui sono coinvolti elementi strutturali (es.: confusione normativa) e relazionali (es.: percezione di inefficacia). Risulta che tali spazi di problematicità si aprano nella frattura che si crea tra un mandato istituzionale ambiguo e la praticità dell’incontro con l’utente. La sollecitazione della situazione relazionale apre margini di espressione soggettiva e di un lavoro emozionale e cognitivo, esercitato a livello individuale e d’équipe. Infine, dai risultati emerge l’impiego di strategie di gestione dei conflitti che richiedono un coinvolgimento individuale, come il distanziamento dal ruolo, e collettivo, come il confronto tra operatori. Risulterebbe utile che il sistema dell’accoglienza di richiedenti asilo, localmente e nazionalmente, si dotasse di linee guida più precise, implementando interventi volti alla formazione di un profilo operativo e alla supervisione.

Dentro i centri di accoglienza per richiedenti asilo: i conflitti di ruolo degli operatori

Ciro De Vincenzo
;
Adriano Zamperini;Priscilla N’Guessan;Ines Testoni
2019

Abstract

In Italia, l’operatore dell’accoglienza (O.A.) non è una professione con un’autonomia deontologica e operativa ma una pratica complessa inserita in sistemi, es.: CAS e SPRAR, sollecitati da logiche emergenziali. La mancanza di un profilo di competenze e di un piano formativo specifici implica che l’esercizio del ruolo si apra a possibili tensioni organizzative e individuali. L’obiettivo è analizzare le criticità dell’esperienza lavorativa di 20 O.A., come queste si esprimano e le strategie impiegate per gestirle, dalla prospettiva psicosociale e organizzativa della psicologia di ruolo. Effettuando interviste semi-strutturate, e una preliminare etnografia organizzativa nei centri in cui si è svolta la ricerca, i dati sono analizzati implementando un’analisi tematica con strategie di codifica top-down e bottom-up. Dalle analisi emerge che gli operatori esprimano tensioni di ruolo in un circuito in cui sono coinvolti elementi strutturali (es.: confusione normativa) e relazionali (es.: percezione di inefficacia). Risulta che tali spazi di problematicità si aprano nella frattura che si crea tra un mandato istituzionale ambiguo e la praticità dell’incontro con l’utente. La sollecitazione della situazione relazionale apre margini di espressione soggettiva e di un lavoro emozionale e cognitivo, esercitato a livello individuale e d’équipe. Infine, dai risultati emerge l’impiego di strategie di gestione dei conflitti che richiedono un coinvolgimento individuale, come il distanziamento dal ruolo, e collettivo, come il confronto tra operatori. Risulterebbe utile che il sistema dell’accoglienza di richiedenti asilo, localmente e nazionalmente, si dotasse di linee guida più precise, implementando interventi volti alla formazione di un profilo operativo e alla supervisione.
XVI CONGRESSO NAZIONALE DELLA SEZIONE DI PSICOLOGIA SOCIALE DELL’AIP
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