Vista in termini semiotici come parte di un significato e inserita volta a volta nel contesto di una data antropologia militare, la cosiddetta “arte occidentale della guerra” può essere descritta come un “testo” ideologicamente carico, una somma di valori, modelli e aspirazioni che trovano i loro tratti distintivi nella preferenza per le tattiche d’urto e nella ricerca di un solo, violentissimo scontro frontale – sanguinoso devastante risolutivo. Più che realizzarsi in una vera e propria pratica di combattimento, lo stile marziale euro-americano consiste in un modo di pensare e immaginare la guerra: non una condotta marziale coerentemente applicata sul campo, ma un artefatto di civiltà, un paradigma ideale al quale sembrano essersi ispirati, nella durata profonda che si inarca dal mondo antico all’estremo contemporaneo, i comportamenti concreti e le azioni effettive degli Occidentali nel dominio di Ares. A questo controverso dispositivo culturale, cui assegniamo convenzionalmente l’etichetta di Western Warfare, corrispondono sul piano delle rappresentazioni una retorica e una topica ben assestate. Con angolature prospettiche e tagli diversi, muovendo dal close reading di singoli specimina o da larghe panoramiche, i saggi radunati nel presente volume si impegnano a verificare in che modo – cioè con quali mezzi espressivi, attraverso quali risorse stilistiche, tramite quali figurazioni simboliche o all’interno di quali codici e riferimenti valoriali – le opere letterarie abbiano descritto, narrato e messo in questione parametri e costrutti dell’ethos guerriero. Indagando le poetiche delle armi, questi studi non soltanto contribuiscono a una più approfondita conoscenza del nesso guerra-letteratura, che si accampa al centro della tradizione occidentale dall’Iliade a Gravity’s Rainbow e fino a Les Bienveillantes, ma forniscono una via d’accesso privilegiata alle concrezioni estetiche e alle giaciture archetipiche in cui prende forma la memoria collettiva degli eventi bellici.

"L'armi canto e 'l valor". Il discorso occidentale sulla guerra tra storia e letteratura. Atti del XLVII Convegno Interuniversitario (Bressanone/Brixen, 5-7 luglio 2019)

T. Zanon;G. Peron;A. Barbieri;F. Sangiovanni
2021

Abstract

Vista in termini semiotici come parte di un significato e inserita volta a volta nel contesto di una data antropologia militare, la cosiddetta “arte occidentale della guerra” può essere descritta come un “testo” ideologicamente carico, una somma di valori, modelli e aspirazioni che trovano i loro tratti distintivi nella preferenza per le tattiche d’urto e nella ricerca di un solo, violentissimo scontro frontale – sanguinoso devastante risolutivo. Più che realizzarsi in una vera e propria pratica di combattimento, lo stile marziale euro-americano consiste in un modo di pensare e immaginare la guerra: non una condotta marziale coerentemente applicata sul campo, ma un artefatto di civiltà, un paradigma ideale al quale sembrano essersi ispirati, nella durata profonda che si inarca dal mondo antico all’estremo contemporaneo, i comportamenti concreti e le azioni effettive degli Occidentali nel dominio di Ares. A questo controverso dispositivo culturale, cui assegniamo convenzionalmente l’etichetta di Western Warfare, corrispondono sul piano delle rappresentazioni una retorica e una topica ben assestate. Con angolature prospettiche e tagli diversi, muovendo dal close reading di singoli specimina o da larghe panoramiche, i saggi radunati nel presente volume si impegnano a verificare in che modo – cioè con quali mezzi espressivi, attraverso quali risorse stilistiche, tramite quali figurazioni simboliche o all’interno di quali codici e riferimenti valoriali – le opere letterarie abbiano descritto, narrato e messo in questione parametri e costrutti dell’ethos guerriero. Indagando le poetiche delle armi, questi studi non soltanto contribuiscono a una più approfondita conoscenza del nesso guerra-letteratura, che si accampa al centro della tradizione occidentale dall’Iliade a Gravity’s Rainbow e fino a Les Bienveillantes, ma forniscono una via d’accesso privilegiata alle concrezioni estetiche e alle giaciture archetipiche in cui prende forma la memoria collettiva degli eventi bellici.
2021
978-88-6058-133-4
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