La coercizione accompagna da sempre il folle attraverso le epoche. Dal suo impiego nei manicomi, al suo ruolo nell’eugenetica, fino ai giorni nostri nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC). Risponde a quel principio governatore delle relazioni umane inserito in una cultura del controllo sociale che tende a regolare le condotte di persone considerate pericolose, per sé o per gli altri. La questione è stata da noi affrontata seguendo una prospettiva scientifica e sociale, segnalando i passaggi epocali che in una certa misura ne hanno scandito cambiamenti importanti. In particolare, con la legge n. 180 si è sancito il definitivo passaggio da una coercizione di ordine pubblico, a una coercizione normata, eccezionale, con tutele verso i cittadini con disagio psichico. Tuttavia, aver abbattuto le mura e le catene fisiche che tenevano segregati i folli non significa averla eliminata per sempre. La coercizione ha sempre trovato un modo per riorganizzarsi in forme più evolute e sofisticate senza mai abbandonare l’interdipendenza con ciò che si crede essere la malattia mentale, e la negativa rappresentazione sociale di chi soffre di disagio psichico. Diventa centrale la questione del rapporto non solo tra coercizione e libertà individuale, ma anche tra coercizione e convivenza civile quando la comunità ospitante organizza inediti processi coercitivi di separazione.

Coercizione e sofferenza mentale

Menegatto, Marialuisa;Zamperini, Adriano
2021

Abstract

La coercizione accompagna da sempre il folle attraverso le epoche. Dal suo impiego nei manicomi, al suo ruolo nell’eugenetica, fino ai giorni nostri nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC). Risponde a quel principio governatore delle relazioni umane inserito in una cultura del controllo sociale che tende a regolare le condotte di persone considerate pericolose, per sé o per gli altri. La questione è stata da noi affrontata seguendo una prospettiva scientifica e sociale, segnalando i passaggi epocali che in una certa misura ne hanno scandito cambiamenti importanti. In particolare, con la legge n. 180 si è sancito il definitivo passaggio da una coercizione di ordine pubblico, a una coercizione normata, eccezionale, con tutele verso i cittadini con disagio psichico. Tuttavia, aver abbattuto le mura e le catene fisiche che tenevano segregati i folli non significa averla eliminata per sempre. La coercizione ha sempre trovato un modo per riorganizzarsi in forme più evolute e sofisticate senza mai abbandonare l’interdipendenza con ciò che si crede essere la malattia mentale, e la negativa rappresentazione sociale di chi soffre di disagio psichico. Diventa centrale la questione del rapporto non solo tra coercizione e libertà individuale, ma anche tra coercizione e convivenza civile quando la comunità ospitante organizza inediti processi coercitivi di separazione.
Sociologia della devianza e del crimine
9788861848580
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