The dissertation is an interdisciplinary study of the reception of Giovanni Boccaccio's edition of Dante's Vita nuova, which Boccaccio transcribed in two manuscripts (Toledo, Biblioteca Capitolare, ms. 104.6, cc. 29r-46v; BAV, ms. Chigiano L V 176, cc. 13r-28v). The goal has been to accomplish a study in material philology that not only tells the story of a manuscript tradition, but also analyzes the visual poetics of every extant copy. I have also explored more general questions regarding the relationship between history of literature, history of tradition and textual criticism, while also offering critical insights on Dante's Vita nuova itself. My study began with the detailed analysis of the two transcripts by Boccaccio in order to determine how he interpreted Dante's work and to understand the relation between text, genre and mise en page. I then examined the large group of the Vita nuova's codices descripti arising from the two transcripts by Boccaccio, to determine how such a complex edition was later received and acknowledged by readers and scribes. The other great goal has been trying to define how Boccaccio's influence related to Dante's reception from XIVth to XVIth century, and its impact on the dissemination of Dante's work in Italian culture. I also studied the textual relationships between Boccaccio's copies, challenging Guglielmo Gorni's claims that Boccaccio's two witnesses could be collateral.

La tesi è uno studio interdisciplinare della ricezione dell'edizione di Giovanni Boccaccio della Vita nuova di Dante, che il Certaldese copiò almeno due volte (Toledo, Biblioteca Capitolare, ms. 104.6, cc. 29r-46v; BAV, ms. Chigiano L V 176, cc. 13r-28v). Si tratta di uno studio di filologia materiale che, analizzando la poetica visuale insita in ogni copia, ha l'obiettivo di trovare una risposta ad alcuni interrogativi più generali riguardanti le relazioni tra storia della letteratura, storia della tradizione e critica del testo, dando anche qualche conoscenza critica in più sul prosimetro stesso. La tesi si compone di cinque capitoli. Vi è uno studio preliminare della tradizione testuale del prosimetro dantesco, in cui si discute l'ipotesi di Guglielmo Gorni per cui, a differenza di quanto sostenuto dal Barbi, i due codici boccacciani sarebbero collaterali, arrivando alla conclusione che non si può parlare di collateralità, ma che è possibile avanzare l'ipotesi che vi sia stata contaminazione tra le molteplici copie della Vita nuova presenti sullo scrittoio del Boccaccio. Anche in conseguenza di ciò, si propone inoltre una modifica dello stemma che vede lo spostamento del ms. K2 a un livello stemmatico più alto. Vi sono poi quattro sezioni dedicate allo studio puntuale della tradizione derivata dai mss. del Certaldese: il cap. II propone un'analisi dettagliata delle due trascrizioni della Vita nuova di mano del Boccaccio; nel cap. III è stato comparato l'operato editoriale del Certaldese con i testimoni antichi del prosimetro posti sullo stesso livello stemmatico; infine, nel cap. IV sono stati esaminati tutti i codices descripti derivanti dalle due copie boccacciane del "libello". Il cap. V è poi dedicato a un'analisi critica delle questioni e dei problemi emersi nello studio della tradizione, tra cui: la figura dell'editore in epoca medievale, il raggio d'influenza della testa di serie e la possibilità o meno di imporre alla tradizione un determinato allestimento del testo, la diffusione dell'edizione del Boccaccio e in particolare il rapporto dei letterati con essa dal Trecento al Cinquecento. Nell'Appendice si fornisce una sintetica scheda descrittiva di ogni manoscritto e la trascrizione diplomatica del testo della Vita nuova nei due mss. del Boccaccio.

Fortuna e tradizione di un'edizione d'autore: Boccaccio e la "Vita nuova" di Dante / Banella, Laura. - (2014 Feb).

Fortuna e tradizione di un'edizione d'autore: Boccaccio e la "Vita nuova" di Dante

Banella, Laura
2014-02

Abstract

The dissertation is an interdisciplinary study of the reception of Giovanni Boccaccio's edition of Dante's Vita nuova, which Boccaccio transcribed in two manuscripts (Toledo, Biblioteca Capitolare, ms. 104.6, cc. 29r-46v; BAV, ms. Chigiano L V 176, cc. 13r-28v). The goal has been to accomplish a study in material philology that not only tells the story of a manuscript tradition, but also analyzes the visual poetics of every extant copy. I have also explored more general questions regarding the relationship between history of literature, history of tradition and textual criticism, while also offering critical insights on Dante's Vita nuova itself. My study began with the detailed analysis of the two transcripts by Boccaccio in order to determine how he interpreted Dante's work and to understand the relation between text, genre and mise en page. I then examined the large group of the Vita nuova's codices descripti arising from the two transcripts by Boccaccio, to determine how such a complex edition was later received and acknowledged by readers and scribes. The other great goal has been trying to define how Boccaccio's influence related to Dante's reception from XIVth to XVIth century, and its impact on the dissemination of Dante's work in Italian culture. I also studied the textual relationships between Boccaccio's copies, challenging Guglielmo Gorni's claims that Boccaccio's two witnesses could be collateral.
La tesi è uno studio interdisciplinare della ricezione dell'edizione di Giovanni Boccaccio della Vita nuova di Dante, che il Certaldese copiò almeno due volte (Toledo, Biblioteca Capitolare, ms. 104.6, cc. 29r-46v; BAV, ms. Chigiano L V 176, cc. 13r-28v). Si tratta di uno studio di filologia materiale che, analizzando la poetica visuale insita in ogni copia, ha l'obiettivo di trovare una risposta ad alcuni interrogativi più generali riguardanti le relazioni tra storia della letteratura, storia della tradizione e critica del testo, dando anche qualche conoscenza critica in più sul prosimetro stesso. La tesi si compone di cinque capitoli. Vi è uno studio preliminare della tradizione testuale del prosimetro dantesco, in cui si discute l'ipotesi di Guglielmo Gorni per cui, a differenza di quanto sostenuto dal Barbi, i due codici boccacciani sarebbero collaterali, arrivando alla conclusione che non si può parlare di collateralità, ma che è possibile avanzare l'ipotesi che vi sia stata contaminazione tra le molteplici copie della Vita nuova presenti sullo scrittoio del Boccaccio. Anche in conseguenza di ciò, si propone inoltre una modifica dello stemma che vede lo spostamento del ms. K2 a un livello stemmatico più alto. Vi sono poi quattro sezioni dedicate allo studio puntuale della tradizione derivata dai mss. del Certaldese: il cap. II propone un'analisi dettagliata delle due trascrizioni della Vita nuova di mano del Boccaccio; nel cap. III è stato comparato l'operato editoriale del Certaldese con i testimoni antichi del prosimetro posti sullo stesso livello stemmatico; infine, nel cap. IV sono stati esaminati tutti i codices descripti derivanti dalle due copie boccacciane del "libello". Il cap. V è poi dedicato a un'analisi critica delle questioni e dei problemi emersi nello studio della tradizione, tra cui: la figura dell'editore in epoca medievale, il raggio d'influenza della testa di serie e la possibilità o meno di imporre alla tradizione un determinato allestimento del testo, la diffusione dell'edizione del Boccaccio e in particolare il rapporto dei letterati con essa dal Trecento al Cinquecento. Nell'Appendice si fornisce una sintetica scheda descrittiva di ogni manoscritto e la trascrizione diplomatica del testo della Vita nuova nei due mss. del Boccaccio.
Dante, Boccaccio, Vita nuova, filologia materiale, ricezione, testa di serie, edizione d'autore
Fortuna e tradizione di un'edizione d'autore: Boccaccio e la "Vita nuova" di Dante / Banella, Laura. - (2014 Feb).
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