The present study attempts at shedding light on poetic trends which came into prominence in the Thatcher years and which the current focus on political verse has typically dismissed as a ‘local’ phenomenon, that basically lacked the International scope British poetry endorsed in the aftermath of the various crises in the Middle-East or after 11/9. The poetry of Tony Harrison, Ken Smith, James Fenton and George Szirtes is symptomatic of a different kind of commitment, which sprang from their reaction to the collapse of the post-1945 liberal-democratic framework in the Thatcher years but which around 1989 sealed with broader considerations about the fate of the West, and of the values which guaranteed the survival of the Western ‘system of order’ after the fall of the Berlin Wall. For Fenton, Harrison, Smith and Szirtes the post-1989 scenario resulted not so much in the appearance of the ‘Other’ by definition – post-communist Russia – as in the re-emergence of those Central and Eastern European regions which experienced a unique moment of cultural and political redefinition when, in the eighties, a number of ‘dissident’ intellectuals and poets entered a dialogue with Western Europe. ‘Eastern’ scepticism about History, ‘progress’ and the legacy of European enlightment keys into the British poets’ depiction of the former ‘Other’, which pivoted on the re--emergence of memories hitherto occluded, such as the memory of Nazism, and on the subversive perspectives offered by Eastern people and their ‘bankrupt’, conflict-ridden lands on the edge of a ‘new’ post-industrial, post-national and post-modern age.

La tesi trae spunto da una rivalutazione della poesia britannica che emerse in piena età Thatcheriana e che studi contemporanei tendono a leggere come fenomeno ‘inglese’, nato a margine della crisi socio-politica che interessò la Gran Bretagna degli anni Ottanta e quindi di respiro meno ampio rispetto alla più recente poesia politica, interessata a questioni internazionali e legata al movimento pacifista degli ultimi anni del Novecento. Partendo dall’esperienza di quattro poeti inizialmente impegnati sul fronte dell’opposizione politica interna, Tony Harrison, Ken Smith, James Fenton e George Szirtes, mi propongo di indagare in quale modo la loro risposta al disfacimento dell’orizzonte liberale-democratico radicato negli anni della ricostruzione post-bellica si sia saldato, all’apice della contestazione anti-Thatcheriana, ad una riflessione più estesa. In contrasto con l’autocomprensione politica degli anni Ottanta e dei decenni che sono seguiti, questi poeti assunsero, infatti, un punto di vista spiccatamente europeo per analizzare la crisi dell’occidente nel momento in cui questo, all’indomani della caduta del muro di Berlino, si presentava come il solo, possibile ‘sistema d’ordine’. In Fenton, Harrison, Smith e Szirtes, il ritorno in Europa dell’ex blocco comunista scatenò un interesse crescente non tanto per l’Altro per definizione, la Russia ex comunista, quanto per quelle zone centrali tra la Russia e l’Europa occidentale che proprio negli anni Ottanta vissero un momento eccezionale di auto-definizione politica e culturale. Il passato di oppressione dei popoli centro-est europei e lo scetticismo nei confronti del ‘progresso’ di matrice illuministica, su cui intellettuali e poeti d’oltrecortina avevano sensibilizzato l’opinione occidentale negli anni settanta e ottanta, offre una chiave di lettura per comprendere l’ottica adottata dai poeti britannici che attraversarono queste regioni tra il 1985 e il 2000. Più che il vecchio nemico dell’occidente ‘democratico’, l’Est europeo diventò per loro un’area tanto indispensabile quanto opportunamente ‘oscurata’ della memoria storica europea, in grado di mettere l’Ovest a confronto con fantasmi mai esorcizzati, come quello del Nazismo, e con l’ottica intimamente sovversiva di popoli afflitti da problematiche economiche e culturali che, all’alba dell’età post- industriale, post-nazionale e post-moderna apparvero più che mai attuali.

Representations of Central and Eastern Europe in Contemporary British Poetry / Mozzato, Cinzia. - (2009 Jan 29).

Representations of Central and Eastern Europe in Contemporary British Poetry

Mozzato, Cinzia
2009-01-29

Abstract

The present study attempts at shedding light on poetic trends which came into prominence in the Thatcher years and which the current focus on political verse has typically dismissed as a ‘local’ phenomenon, that basically lacked the International scope British poetry endorsed in the aftermath of the various crises in the Middle-East or after 11/9. The poetry of Tony Harrison, Ken Smith, James Fenton and George Szirtes is symptomatic of a different kind of commitment, which sprang from their reaction to the collapse of the post-1945 liberal-democratic framework in the Thatcher years but which around 1989 sealed with broader considerations about the fate of the West, and of the values which guaranteed the survival of the Western ‘system of order’ after the fall of the Berlin Wall. For Fenton, Harrison, Smith and Szirtes the post-1989 scenario resulted not so much in the appearance of the ‘Other’ by definition – post-communist Russia – as in the re-emergence of those Central and Eastern European regions which experienced a unique moment of cultural and political redefinition when, in the eighties, a number of ‘dissident’ intellectuals and poets entered a dialogue with Western Europe. ‘Eastern’ scepticism about History, ‘progress’ and the legacy of European enlightment keys into the British poets’ depiction of the former ‘Other’, which pivoted on the re--emergence of memories hitherto occluded, such as the memory of Nazism, and on the subversive perspectives offered by Eastern people and their ‘bankrupt’, conflict-ridden lands on the edge of a ‘new’ post-industrial, post-national and post-modern age.
La tesi trae spunto da una rivalutazione della poesia britannica che emerse in piena età Thatcheriana e che studi contemporanei tendono a leggere come fenomeno ‘inglese’, nato a margine della crisi socio-politica che interessò la Gran Bretagna degli anni Ottanta e quindi di respiro meno ampio rispetto alla più recente poesia politica, interessata a questioni internazionali e legata al movimento pacifista degli ultimi anni del Novecento. Partendo dall’esperienza di quattro poeti inizialmente impegnati sul fronte dell’opposizione politica interna, Tony Harrison, Ken Smith, James Fenton e George Szirtes, mi propongo di indagare in quale modo la loro risposta al disfacimento dell’orizzonte liberale-democratico radicato negli anni della ricostruzione post-bellica si sia saldato, all’apice della contestazione anti-Thatcheriana, ad una riflessione più estesa. In contrasto con l’autocomprensione politica degli anni Ottanta e dei decenni che sono seguiti, questi poeti assunsero, infatti, un punto di vista spiccatamente europeo per analizzare la crisi dell’occidente nel momento in cui questo, all’indomani della caduta del muro di Berlino, si presentava come il solo, possibile ‘sistema d’ordine’. In Fenton, Harrison, Smith e Szirtes, il ritorno in Europa dell’ex blocco comunista scatenò un interesse crescente non tanto per l’Altro per definizione, la Russia ex comunista, quanto per quelle zone centrali tra la Russia e l’Europa occidentale che proprio negli anni Ottanta vissero un momento eccezionale di auto-definizione politica e culturale. Il passato di oppressione dei popoli centro-est europei e lo scetticismo nei confronti del ‘progresso’ di matrice illuministica, su cui intellettuali e poeti d’oltrecortina avevano sensibilizzato l’opinione occidentale negli anni settanta e ottanta, offre una chiave di lettura per comprendere l’ottica adottata dai poeti britannici che attraversarono queste regioni tra il 1985 e il 2000. Più che il vecchio nemico dell’occidente ‘democratico’, l’Est europeo diventò per loro un’area tanto indispensabile quanto opportunamente ‘oscurata’ della memoria storica europea, in grado di mettere l’Ovest a confronto con fantasmi mai esorcizzati, come quello del Nazismo, e con l’ottica intimamente sovversiva di popoli afflitti da problematiche economiche e culturali che, all’alba dell’età post- industriale, post-nazionale e post-moderna apparvero più che mai attuali.
Britishpoetry,Central-Eastern Europe,Harrison,Fenton, Szirtes,Smith
Representations of Central and Eastern Europe in Contemporary British Poetry / Mozzato, Cinzia. - (2009 Jan 29).
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