Ormai da decenni in Italia nascono pochi bambini, aumentano le donne senza figli, chi diventa madre lo fa sempre più tardi. A che cosa si deve questo primato negativo del nostro Paese? Per comprenderlo è necessario affrontare insieme gli aspetti culturali e quelli strutturali che pesano sulle spalle delle italiane. Tra i primi, il mito della maternità. Non c’è donna nel nostro Paese che sfugga alla pressione verso la genitorialità, al pensiero comune che la vede come unica regina del ruolo di cura, che fatichi a non restare intrappolata in forti pressioni per raggiungere un ideale materno di perfezione. Tutto ciò rende la genitorialità delle donne un’esperienza estremamente impegnativa. A queste pressioni di tipo culturale si sommano ostacoli di tipo strutturale. Mancanza di asili nido, congedi parentali non equamente distribuiti tra madri e padri e incertezza lavorativa sono solo alcuni degli elementi che ci portano tra gli ultimi posti in Europa per tasso di fecondità e non facilitano la vita delle madri. Per far crescere il numero di nuovi nati e rendere più semplice l’esperienza della maternità questo libro propone una riflessione corale che tocchi struttura e cultura. Oltre a un ripensamento delle politiche della famiglia, c’è la necessità di una ridefinizione degli equilibri di potere nell’ambito domestico e in quello pubblico, con le donne che perdano il trono di regine della casa e gli uomini che rinuncino allo scettro del potere nel mercato del lavoro. La ridefinizione collettiva delle regole del gioco porterà a un cambiamento demografico e sociale e alla caduta del mito della maternità. A patto che a questa si unisca anche una ridefinizione del ruolo maschile nella società: uomini e donne sono entrambi vittime di ‘miti’ che rendono difficilissimo conciliare serenamente i tempi della propria vita professionale con quelli della propria vita privata. Un saggio informatissimo, ricco di dati e di proposte che riguardano le vite di ciascuno di noi.

Non è un Paese per madri

Alessandra Minello
2022

Abstract

Ormai da decenni in Italia nascono pochi bambini, aumentano le donne senza figli, chi diventa madre lo fa sempre più tardi. A che cosa si deve questo primato negativo del nostro Paese? Per comprenderlo è necessario affrontare insieme gli aspetti culturali e quelli strutturali che pesano sulle spalle delle italiane. Tra i primi, il mito della maternità. Non c’è donna nel nostro Paese che sfugga alla pressione verso la genitorialità, al pensiero comune che la vede come unica regina del ruolo di cura, che fatichi a non restare intrappolata in forti pressioni per raggiungere un ideale materno di perfezione. Tutto ciò rende la genitorialità delle donne un’esperienza estremamente impegnativa. A queste pressioni di tipo culturale si sommano ostacoli di tipo strutturale. Mancanza di asili nido, congedi parentali non equamente distribuiti tra madri e padri e incertezza lavorativa sono solo alcuni degli elementi che ci portano tra gli ultimi posti in Europa per tasso di fecondità e non facilitano la vita delle madri. Per far crescere il numero di nuovi nati e rendere più semplice l’esperienza della maternità questo libro propone una riflessione corale che tocchi struttura e cultura. Oltre a un ripensamento delle politiche della famiglia, c’è la necessità di una ridefinizione degli equilibri di potere nell’ambito domestico e in quello pubblico, con le donne che perdano il trono di regine della casa e gli uomini che rinuncino allo scettro del potere nel mercato del lavoro. La ridefinizione collettiva delle regole del gioco porterà a un cambiamento demografico e sociale e alla caduta del mito della maternità. A patto che a questa si unisca anche una ridefinizione del ruolo maschile nella società: uomini e donne sono entrambi vittime di ‘miti’ che rendono difficilissimo conciliare serenamente i tempi della propria vita professionale con quelli della propria vita privata. Un saggio informatissimo, ricco di dati e di proposte che riguardano le vite di ciascuno di noi.
2022
978-88-581-4843-3
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