La rapida evoluzione delle tecniche informatiche ha delineato un nuovo campo di azione del crimine, che utilizza gli spazi e le nuove frontiere digitali del cyberspace e del cloud, senza offrire agli operatori di diritto penale analoghi ‘nuovi’ mezzi e strumenti di indagine e ricerca delle prove. In particolare, il delicato tema delle intercettazioni e della correlata acquisizione dei tabulati telefonici e telematici (c.d. data retention) è da anni al centro dell’attenzione del legislatore italiano ed europeo. Esso difatti presuppone la non facile ricerca di un bilanciamento nella tutela di diritti fondamentali contrapposti, quali il diritto alla riservatezza individuale, da un lato, e l’interesse pubblico all’accertamento di reati, dall’altro. In questo scenario di rilevante attualità, il presente scritto si propone quindi, partendo dalla ricostruzione del periodo di khuniana ‘scienza straordinaria’ sviluppatosi attorno al tema del c.d. diritto all’oblio, di cogliere gli effetti dell’affermarsi di un nuovo paradigma scientifico in materia, il quale si sostanzia, come emerge dal noto caso Google/Spain e dalla recente novella Cartabia in tema di processo penale, nel diritto individuale alla deindicizzazione da parte del responsabile del trattamento. Tale paradigma assume infatti rilevanza decisiva nell’ambito delle indagini penali, in quanto attraverso i motori di ricerca potrebbero essere assunte informazioni, elementi di prova, tracce o comunque dati collegati alla commissione di fatti di reato e che il ‘diritto all’oblio’ non consentirebbe di conservare. Tramite l’analisi del quadro normativo di riferimento e alla luce della recente dottrina e giurisprudenza nazionale e sovranazionale si tenterà di porre in luce le più significative ricostruzioni ermeneutiche sviluppatesi in ordine alla suddetta vexata quaestio, nella prospettiva di individuare un punto di equilibrio tra esigenze all’apparenza contrastanti: da un lato la necessità di mettere a disposizione degli inquirenti strumenti investigativi adeguati, coerenti con la complessità della società digitale, e, dall’altro, il bisogno di preservare e proteggere, nella salvaguardia del ‘nuovo’ bene giuridico alla cybersecurity, i ‘moderni’ diritti della personalità, la sfera individuale e i dati più personali e più sensibili.
Contrasto alla criminalità on line e diritto alla riservatezza: un difficile bilanciamento
Maria Carla Canato
2022
Abstract
La rapida evoluzione delle tecniche informatiche ha delineato un nuovo campo di azione del crimine, che utilizza gli spazi e le nuove frontiere digitali del cyberspace e del cloud, senza offrire agli operatori di diritto penale analoghi ‘nuovi’ mezzi e strumenti di indagine e ricerca delle prove. In particolare, il delicato tema delle intercettazioni e della correlata acquisizione dei tabulati telefonici e telematici (c.d. data retention) è da anni al centro dell’attenzione del legislatore italiano ed europeo. Esso difatti presuppone la non facile ricerca di un bilanciamento nella tutela di diritti fondamentali contrapposti, quali il diritto alla riservatezza individuale, da un lato, e l’interesse pubblico all’accertamento di reati, dall’altro. In questo scenario di rilevante attualità, il presente scritto si propone quindi, partendo dalla ricostruzione del periodo di khuniana ‘scienza straordinaria’ sviluppatosi attorno al tema del c.d. diritto all’oblio, di cogliere gli effetti dell’affermarsi di un nuovo paradigma scientifico in materia, il quale si sostanzia, come emerge dal noto caso Google/Spain e dalla recente novella Cartabia in tema di processo penale, nel diritto individuale alla deindicizzazione da parte del responsabile del trattamento. Tale paradigma assume infatti rilevanza decisiva nell’ambito delle indagini penali, in quanto attraverso i motori di ricerca potrebbero essere assunte informazioni, elementi di prova, tracce o comunque dati collegati alla commissione di fatti di reato e che il ‘diritto all’oblio’ non consentirebbe di conservare. Tramite l’analisi del quadro normativo di riferimento e alla luce della recente dottrina e giurisprudenza nazionale e sovranazionale si tenterà di porre in luce le più significative ricostruzioni ermeneutiche sviluppatesi in ordine alla suddetta vexata quaestio, nella prospettiva di individuare un punto di equilibrio tra esigenze all’apparenza contrastanti: da un lato la necessità di mettere a disposizione degli inquirenti strumenti investigativi adeguati, coerenti con la complessità della società digitale, e, dall’altro, il bisogno di preservare e proteggere, nella salvaguardia del ‘nuovo’ bene giuridico alla cybersecurity, i ‘moderni’ diritti della personalità, la sfera individuale e i dati più personali e più sensibili.Pubblicazioni consigliate
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