Il saggio, contributo nel volume "Storiografia e spazio adriatico nella prima metà del Novecento. Fra ricerca e politica" a cura di Lorenzo Calvelli, Gian Maria Varanini (2026), analizza il rapporto tra la Deputazione di Storia Patria per le Venezie e la realtà storiografica dalmata tra il 1921 e il 1943, inserendolo nel contesto delle trasformazioni istituzionali e politiche dell’Italia tra le due guerre. Attraverso l’esame della documentazione archivistica e della produzione scientifica coeva, viene ricostruito il processo di aggregazione di Zara e le successive dinamiche di collaborazione, evidenziando le tensioni tra le istanze autonomistiche degli studiosi dalmati e il progetto veneziano di coordinamento in chiave veneto-adriatica. Il tentativo di fondare una storiografia “adriatica” unitaria, imperniata sull’eredità della Serenissima, si confrontò con divergenze metodologiche e con differenti tradizioni culturali, rivelando una persistente ambiguità nei rapporti tra centro e periferia. La riforma del 1935 e la creazione della Sezione dalmata segnarono il passaggio a un modello centralista e dirigista, coerente con la progressiva politicizzazione delle istituzioni culturali durante il regime fascista. Tuttavia, tale riorganizzazione non riuscì a tradursi in un’effettiva integrazione scientifica né in una reale vitalità operativa, lasciando irrisolta la frattura tra assimilazione “veneta” e riconoscimento dell’autonomia storiografica dalmata. Il caso esaminato offre pertanto un osservatorio privilegiato per comprendere l’intreccio tra storiografia, identità regionale e politiche culturali nell’Italia interbellica.
La Deputazione di Storia Patria per le Venezie e la Dalmazia tra storiografia e politica (1921-1943)
Alessio Conte
2026
Abstract
Il saggio, contributo nel volume "Storiografia e spazio adriatico nella prima metà del Novecento. Fra ricerca e politica" a cura di Lorenzo Calvelli, Gian Maria Varanini (2026), analizza il rapporto tra la Deputazione di Storia Patria per le Venezie e la realtà storiografica dalmata tra il 1921 e il 1943, inserendolo nel contesto delle trasformazioni istituzionali e politiche dell’Italia tra le due guerre. Attraverso l’esame della documentazione archivistica e della produzione scientifica coeva, viene ricostruito il processo di aggregazione di Zara e le successive dinamiche di collaborazione, evidenziando le tensioni tra le istanze autonomistiche degli studiosi dalmati e il progetto veneziano di coordinamento in chiave veneto-adriatica. Il tentativo di fondare una storiografia “adriatica” unitaria, imperniata sull’eredità della Serenissima, si confrontò con divergenze metodologiche e con differenti tradizioni culturali, rivelando una persistente ambiguità nei rapporti tra centro e periferia. La riforma del 1935 e la creazione della Sezione dalmata segnarono il passaggio a un modello centralista e dirigista, coerente con la progressiva politicizzazione delle istituzioni culturali durante il regime fascista. Tuttavia, tale riorganizzazione non riuscì a tradursi in un’effettiva integrazione scientifica né in una reale vitalità operativa, lasciando irrisolta la frattura tra assimilazione “veneta” e riconoscimento dell’autonomia storiografica dalmata. Il caso esaminato offre pertanto un osservatorio privilegiato per comprendere l’intreccio tra storiografia, identità regionale e politiche culturali nell’Italia interbellica.Pubblicazioni consigliate
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