Questo saggio propone il concetto di “mappe compost” come chiave teorica per ripensare la cartografia all’interno di una prospettiva umanistica ed ecologica. Muovendo dalle critiche alla “ragione cartografica” e dalla svolta post-rappresentazionale negli studi cartografici, l’autrice suggerisce di superare sia la concezione positivista della mappa come strumento neutrale di localizzazione sia l’approccio puramente iconoclasta che la riduce a dispositivo di potere. Attraverso la metafora del compost, ispirata alle ecologie femministe e materialiste, la cartografia viene interpretata come un processo di decomposizione e rigenerazione teorica e pratica, in cui scarti, residui e prospettive marginalizzate diventano humus fertile per nuove forme di conoscenza spaziale. Le “mappe compost” emergono così come assemblaggi relazionali e multisensoriali che intrecciano materiali, corpi, narrazioni e agenti umani e non umani, trasformando la mappa da semplice rappresentazione dello spazio a pratica ecologica capace di produrre eco-storie ed eco-affetti. Attraverso esempi provenienti dalle cartographic humanities, dalle eco-cartografie e dalle sperimentazioni digitali dell’Antropocene, il saggio esplora come le mappe possano diventare dispositivi narrativi e materiali per ripensare le relazioni tra ambiente, immaginazione e produzione di conoscenza geografica. In questo senso, le mappe compost indicano una possibile via per una cartografia umanistica dell’ambiente, aperta, processuale e generativa.
Mappe compost. Per una cartografia umanistica dell’ambiente
Laura Lo Presti
2025
Abstract
Questo saggio propone il concetto di “mappe compost” come chiave teorica per ripensare la cartografia all’interno di una prospettiva umanistica ed ecologica. Muovendo dalle critiche alla “ragione cartografica” e dalla svolta post-rappresentazionale negli studi cartografici, l’autrice suggerisce di superare sia la concezione positivista della mappa come strumento neutrale di localizzazione sia l’approccio puramente iconoclasta che la riduce a dispositivo di potere. Attraverso la metafora del compost, ispirata alle ecologie femministe e materialiste, la cartografia viene interpretata come un processo di decomposizione e rigenerazione teorica e pratica, in cui scarti, residui e prospettive marginalizzate diventano humus fertile per nuove forme di conoscenza spaziale. Le “mappe compost” emergono così come assemblaggi relazionali e multisensoriali che intrecciano materiali, corpi, narrazioni e agenti umani e non umani, trasformando la mappa da semplice rappresentazione dello spazio a pratica ecologica capace di produrre eco-storie ed eco-affetti. Attraverso esempi provenienti dalle cartographic humanities, dalle eco-cartografie e dalle sperimentazioni digitali dell’Antropocene, il saggio esplora come le mappe possano diventare dispositivi narrativi e materiali per ripensare le relazioni tra ambiente, immaginazione e produzione di conoscenza geografica. In questo senso, le mappe compost indicano una possibile via per una cartografia umanistica dell’ambiente, aperta, processuale e generativa.Pubblicazioni consigliate
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