l saggio indaga la disciplina giuridica della cittadinanza e le modalità di integrazione dei forestieri nelle comunità urbane dell’area subalpina tra XIV e XV secolo, attraverso un’analisi comparata dei casi di Ivrea, Vercelli e Asti. L’indagine si fonda sull’esame congiunto delle fonti statutarie e delle deliberazioni consiliari, che consentono di ricostruire l’evoluzione della normativa relativa al cittadinatico e di mettere in luce il rapporto tra diritto scritto e prassi amministrativa. Particolare attenzione è dedicata ai requisiti richiesti ai richiedenti - tra cui il possesso o l’acquisto di beni immobili, l’iscrizione nei registri dell’estimo e la consegna di armi o di somme di denaro - e alle procedure decisionali attraverso cui i consigli cittadini deliberavano l’ammissione dei nuovi cives. L’analisi evidenzia inoltre il ruolo delle pratiche documentarie e archivistiche nella gestione degli atti di cittadinanza, che venivano registrati nei libri degli ordinati e talvolta corredati da elementi grafici e tecnici, come i disegni delle balestre consegnate al comune, rivelando modalità di controllo amministrativo e di conservazione della memoria istituzionale. Attraverso un approccio prosopografico, lo studio prende infine in esame il profilo sociale e professionale dei nuovi cittadini, mettendo in luce la significativa presenza di giuristi, mercanti, artigiani e operatori economici provenienti da contesti urbani e territoriali diversi. Nel loro complesso, le fonti mostrano come l’istituto della cittadinanza costituisse non solo uno strumento giuridico di inclusione e regolazione dei flussi migratori, ma anche un dispositivo politico ed economico attraverso cui le comunità urbane cercavano di attrarre competenze, capitali e relazioni commerciali, rafforzando al contempo le proprie capacità fiscali e difensive
Cittadinanza e migrazioni in area subalpina: legislazione, prassi e pratiche documentarie (secoli XIV-XV)
Matteo Moro
2025
Abstract
l saggio indaga la disciplina giuridica della cittadinanza e le modalità di integrazione dei forestieri nelle comunità urbane dell’area subalpina tra XIV e XV secolo, attraverso un’analisi comparata dei casi di Ivrea, Vercelli e Asti. L’indagine si fonda sull’esame congiunto delle fonti statutarie e delle deliberazioni consiliari, che consentono di ricostruire l’evoluzione della normativa relativa al cittadinatico e di mettere in luce il rapporto tra diritto scritto e prassi amministrativa. Particolare attenzione è dedicata ai requisiti richiesti ai richiedenti - tra cui il possesso o l’acquisto di beni immobili, l’iscrizione nei registri dell’estimo e la consegna di armi o di somme di denaro - e alle procedure decisionali attraverso cui i consigli cittadini deliberavano l’ammissione dei nuovi cives. L’analisi evidenzia inoltre il ruolo delle pratiche documentarie e archivistiche nella gestione degli atti di cittadinanza, che venivano registrati nei libri degli ordinati e talvolta corredati da elementi grafici e tecnici, come i disegni delle balestre consegnate al comune, rivelando modalità di controllo amministrativo e di conservazione della memoria istituzionale. Attraverso un approccio prosopografico, lo studio prende infine in esame il profilo sociale e professionale dei nuovi cittadini, mettendo in luce la significativa presenza di giuristi, mercanti, artigiani e operatori economici provenienti da contesti urbani e territoriali diversi. Nel loro complesso, le fonti mostrano come l’istituto della cittadinanza costituisse non solo uno strumento giuridico di inclusione e regolazione dei flussi migratori, ma anche un dispositivo politico ed economico attraverso cui le comunità urbane cercavano di attrarre competenze, capitali e relazioni commerciali, rafforzando al contempo le proprie capacità fiscali e difensivePubblicazioni consigliate
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