Negli ultimi venticinque anni mobilità e infrastrutture hanno trasformato profondamente l'Italia, incidendo non solo sui modelli tecnici ma anche sulla vita quotidiana e sullo spazio urbano. L'aumento della motorizzazione, l'espansione dell'Alta Velocita', la diffusione della mobilita' condivisa e della micromobilita' hanno reso i sistemi di trasporto un fenomeno culturale oltre che ingegneristico. In questo quadro, pero', le norme - dal D.M. 5 novembre 2001 per le strade ai modelli ferroviari centrati sulla velocità - sono rimaste sostanzialmente immutate, generando scarsa adattabilità territoriale. L'articolo analizza il passaggio, tra 2000 e 2025, da un paradigma di crescita quantitativa delle reti a uno orientato a prossimità, sicurezza e giustizia spaziale, interpretando le infrastrutture come dispositivi culturali e ambientali. Attraverso casi esemplari, mostra come l'efficienza tecnica risulti insufficiente senza una governance capace di connettere tecnologia, paesaggio e società. Il contributo propone infine la "cultura delle infrastrutture" come chiave per la sostenibilità futura: un cambio di prospettiva che privilegia la qualita' delle relazioni territoriali, l'equita' e l'abitabilita' rispetto alla sola performance dell'opera.
Dalla Tecnica dei trasporti alla cultura: 25 anni di infrastrutture, mobilità, paesaggi e trasformazioni urbane.
GIovanni Giacomello
2026
Abstract
Negli ultimi venticinque anni mobilità e infrastrutture hanno trasformato profondamente l'Italia, incidendo non solo sui modelli tecnici ma anche sulla vita quotidiana e sullo spazio urbano. L'aumento della motorizzazione, l'espansione dell'Alta Velocita', la diffusione della mobilita' condivisa e della micromobilita' hanno reso i sistemi di trasporto un fenomeno culturale oltre che ingegneristico. In questo quadro, pero', le norme - dal D.M. 5 novembre 2001 per le strade ai modelli ferroviari centrati sulla velocità - sono rimaste sostanzialmente immutate, generando scarsa adattabilità territoriale. L'articolo analizza il passaggio, tra 2000 e 2025, da un paradigma di crescita quantitativa delle reti a uno orientato a prossimità, sicurezza e giustizia spaziale, interpretando le infrastrutture come dispositivi culturali e ambientali. Attraverso casi esemplari, mostra come l'efficienza tecnica risulti insufficiente senza una governance capace di connettere tecnologia, paesaggio e società. Il contributo propone infine la "cultura delle infrastrutture" come chiave per la sostenibilità futura: un cambio di prospettiva che privilegia la qualita' delle relazioni territoriali, l'equita' e l'abitabilita' rispetto alla sola performance dell'opera.Pubblicazioni consigliate
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