Il saggio ricostruisce il percorso artistico di Giancarlo Zen (Firenze, 1929 – Padova, 2020) attraverso l'analisi delle fasi fondamentali della sua ricerca, ponendo particolare attenzione al metodo progettuale e al concetto di defunzionalizzazione che caratterizzano la sua produzione matura. Formatosi a Venezia con Virgilio Guidi, Zen sviluppa sin dagli anni Cinquanta un'oscillazione tra costruttivismo geometrico e suggestione figurativa che costituirà una costante della sua opera. I tardi anni Sessanta segnano la svolta decisiva: attraverso la partecipazione alle mostre curate da Lara Vinca Masini e l'adesione al Centro Ricerche Estetiche F Uno (1969), Zen si inserisce nel dibattito delle "nuove tendenze" caratterizzato dall'adozione di metodi razionali di matrice scientifica e industriale. Il saggio analizza la bivalenza che regge l'opera di Zen: da un lato il programma, inteso come elaborazione grafica analitica basata su un vocabolario formale ridotto (collage e serigrafie che generano infinite varianti combinatorie); dall'altro la realizzazione oggettuale come "verifica" del programma stesso. Particolare attenzione è dedicata al passaggio dai tubi di PVC (1968-1969) al neon (dal 1970), materiale attraverso cui Zen opera la defunzionalizzazione della luce elettrica, trasformandola da strumento di illuminazione a medium estetico dotato di proprietà paradossali: gravità, compressione, tensione, elasticità. Vengono inoltre esaminate le posizioni teoriche di Achille Bonito Oliva sulla "funzione liberatoria" dell'arte programmata e il confronto con l'indeterminazione della fisica quantistica e con le teorie di Umberto Eco sulla molteplicità delle forme. Il saggio si conclude con l'analisi degli omaggi ai maestri, in particolare la serie dedicata a Seurat (1983), che stabilisce una linea di continuità tra il divisionismo ottocentesco e l'uso contemporaneo del neon, dalla pittura della luce all'uso della luce stessa come materiale artistico. This essay reconstructs the artistic trajectory of Giancarlo Zen (Florence, 1929 – Padua, 2020) through an analysis of the fundamental phases of his research, with particular attention to the design method and the concept of defunctionalization that characterize his mature production. Trained in Venice with Virgilio Guidi, Zen developed from the 1950s an oscillation between geometric constructivism and figurative suggestion that would remain constant throughout his work. The late 1960s marked a decisive turning point: through participation in exhibitions curated by Lara Vinca Masini and membership in Centro Ricerche Estetiche F Uno (1969), Zen engaged with the debate of the "new tendencies," characterized by the adoption of rational methods derived from science and industry. The essay analyzes the duality that structures Zen's work: on one hand, the program, understood as analytical graphic elaboration based on a reduced formal vocabulary (collages and screen prints generating infinite combinatorial variants); on the other, the realization of objects as "verification" of the program itself. Particular attention is devoted to the transition from PVC tubes (1968-1969) to neon (from 1970), the material through which Zen operates the defunctionalization of electric light, transforming it from an illumination tool into an aesthetic medium endowed with paradoxical properties: gravity, compression, torsion, elasticity. The essay also examines Achille Bonito Oliva's theoretical positions on the "liberating function" of programmed art and the comparison with quantum physics' indeterminacy and Umberto Eco's theories on the multiplicity of forms. It concludes with an analysis of the homages to masters, particularly the series dedicated to Seurat (1983), which establishes a line of continuity between nineteenth-century divisionism and the contemporary use of neon, from the painting of light to the use of light itself as artistic material.

L'artista e la mostra

Bartorelli, Guido
2026

Abstract

Il saggio ricostruisce il percorso artistico di Giancarlo Zen (Firenze, 1929 – Padova, 2020) attraverso l'analisi delle fasi fondamentali della sua ricerca, ponendo particolare attenzione al metodo progettuale e al concetto di defunzionalizzazione che caratterizzano la sua produzione matura. Formatosi a Venezia con Virgilio Guidi, Zen sviluppa sin dagli anni Cinquanta un'oscillazione tra costruttivismo geometrico e suggestione figurativa che costituirà una costante della sua opera. I tardi anni Sessanta segnano la svolta decisiva: attraverso la partecipazione alle mostre curate da Lara Vinca Masini e l'adesione al Centro Ricerche Estetiche F Uno (1969), Zen si inserisce nel dibattito delle "nuove tendenze" caratterizzato dall'adozione di metodi razionali di matrice scientifica e industriale. Il saggio analizza la bivalenza che regge l'opera di Zen: da un lato il programma, inteso come elaborazione grafica analitica basata su un vocabolario formale ridotto (collage e serigrafie che generano infinite varianti combinatorie); dall'altro la realizzazione oggettuale come "verifica" del programma stesso. Particolare attenzione è dedicata al passaggio dai tubi di PVC (1968-1969) al neon (dal 1970), materiale attraverso cui Zen opera la defunzionalizzazione della luce elettrica, trasformandola da strumento di illuminazione a medium estetico dotato di proprietà paradossali: gravità, compressione, tensione, elasticità. Vengono inoltre esaminate le posizioni teoriche di Achille Bonito Oliva sulla "funzione liberatoria" dell'arte programmata e il confronto con l'indeterminazione della fisica quantistica e con le teorie di Umberto Eco sulla molteplicità delle forme. Il saggio si conclude con l'analisi degli omaggi ai maestri, in particolare la serie dedicata a Seurat (1983), che stabilisce una linea di continuità tra il divisionismo ottocentesco e l'uso contemporaneo del neon, dalla pittura della luce all'uso della luce stessa come materiale artistico. This essay reconstructs the artistic trajectory of Giancarlo Zen (Florence, 1929 – Padua, 2020) through an analysis of the fundamental phases of his research, with particular attention to the design method and the concept of defunctionalization that characterize his mature production. Trained in Venice with Virgilio Guidi, Zen developed from the 1950s an oscillation between geometric constructivism and figurative suggestion that would remain constant throughout his work. The late 1960s marked a decisive turning point: through participation in exhibitions curated by Lara Vinca Masini and membership in Centro Ricerche Estetiche F Uno (1969), Zen engaged with the debate of the "new tendencies," characterized by the adoption of rational methods derived from science and industry. The essay analyzes the duality that structures Zen's work: on one hand, the program, understood as analytical graphic elaboration based on a reduced formal vocabulary (collages and screen prints generating infinite combinatorial variants); on the other, the realization of objects as "verification" of the program itself. Particular attention is devoted to the transition from PVC tubes (1968-1969) to neon (from 1970), the material through which Zen operates the defunctionalization of electric light, transforming it from an illumination tool into an aesthetic medium endowed with paradoxical properties: gravity, compression, torsion, elasticity. The essay also examines Achille Bonito Oliva's theoretical positions on the "liberating function" of programmed art and the comparison with quantum physics' indeterminacy and Umberto Eco's theories on the multiplicity of forms. It concludes with an analysis of the homages to masters, particularly the series dedicated to Seurat (1983), which establishes a line of continuity between nineteenth-century divisionism and the contemporary use of neon, from the painting of light to the use of light itself as artistic material.
2026
Giancarlo Zen. La luce fa l'immagine
9788884356284
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