Nel lungo dialogo tra il Medioevo e l’Ottocento, il recupero della tradizione del libro miniato contribuì alla riattualizzazione della memoria storica. Mentre fioriva il collezionismo di miniature e la storiografia assumeva la pittura dei libri nell’alveo della storia delle arti maggiori, affiorava la riscoperta dell’ars illuminandi. La società ottocentesca si servì del repertorio visivo della miniatura nella complessa ricerca della propria identità. Le miniature persero la benjaminiana aura per fare la loro comparsa in prodotti editoriali come album di riproduzioni e manuali, e la stampa diffuse la conoscenza di stili, modelli, tipologie librarie e calligrafiche. A ciò corrispose la produzione di una variegata mole di documenti miniati, diplomi, libri di preghiera, realizzati durante tutto l’Ottocento e oltre, in cui figure e ornamenti della illustrazione libraria antica furono recuperati attraverso il filtro della sensibilità eclettica ottocentesca. Dove rintracciare le ragioni di un recupero che, seppur più flebile rispetto ad altri paesi, ebbe anche in Italia un suo corso? Quali furono le strategie illustrative alla base della diffusione a stampa di queste immagini? In quali contesti emerse la necessità di considerare la miniatura un modello? Perché riabilitare una tecnica tramontata con l’avvento della stampa? Quale fu l’impatto della conoscenza di questo patrimonio sulla cultura visiva del fruitore moderno? A queste domande si è tentato di rispondere muovendosi tra nomi, documenti e opere che furono testimonianze peculiari di una fascinazione per il Medioevo, qui lette come fenomeno esemplare della relazione tra la modernità e una memoria storica che continuò a generare segni, significati e visioni, in una fase di transizione in cui la società si affacciò al progresso da una finestra ‘gotica’.
La Miniatura in Italia tra Otto e Novecento. Ideologia e poetica di un revival
Agata Gazzillo
2025
Abstract
Nel lungo dialogo tra il Medioevo e l’Ottocento, il recupero della tradizione del libro miniato contribuì alla riattualizzazione della memoria storica. Mentre fioriva il collezionismo di miniature e la storiografia assumeva la pittura dei libri nell’alveo della storia delle arti maggiori, affiorava la riscoperta dell’ars illuminandi. La società ottocentesca si servì del repertorio visivo della miniatura nella complessa ricerca della propria identità. Le miniature persero la benjaminiana aura per fare la loro comparsa in prodotti editoriali come album di riproduzioni e manuali, e la stampa diffuse la conoscenza di stili, modelli, tipologie librarie e calligrafiche. A ciò corrispose la produzione di una variegata mole di documenti miniati, diplomi, libri di preghiera, realizzati durante tutto l’Ottocento e oltre, in cui figure e ornamenti della illustrazione libraria antica furono recuperati attraverso il filtro della sensibilità eclettica ottocentesca. Dove rintracciare le ragioni di un recupero che, seppur più flebile rispetto ad altri paesi, ebbe anche in Italia un suo corso? Quali furono le strategie illustrative alla base della diffusione a stampa di queste immagini? In quali contesti emerse la necessità di considerare la miniatura un modello? Perché riabilitare una tecnica tramontata con l’avvento della stampa? Quale fu l’impatto della conoscenza di questo patrimonio sulla cultura visiva del fruitore moderno? A queste domande si è tentato di rispondere muovendosi tra nomi, documenti e opere che furono testimonianze peculiari di una fascinazione per il Medioevo, qui lette come fenomeno esemplare della relazione tra la modernità e una memoria storica che continuò a generare segni, significati e visioni, in una fase di transizione in cui la società si affacciò al progresso da una finestra ‘gotica’.Pubblicazioni consigliate
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