Il contributo indaga la configurazione simbolica dell’“oltremondo del desiderio” nella lirica trobadorica e nel romanzo arturiano d’oïl, assumendo come punto di partenza l’immagine continiana della «terra di nessuno fra essere e nulla, fra veglia e sogno» evocata dall’esperienza amorosa. Attraverso un percorso che intreccia Jaufre Rudel, Arnaut Daniel, Bernart de Ventadorn e Chrétien de Troyes, l’articolo mostra come il desiderio medievale si organizzi secondo una topografia immaginale fondata sulla tensione fra il qui e l’altrove, il vicino e il lontano, la camera e il verziere, il castello e il cielo. Nella lirica cortese, lo spazio dell’amore non coincide con una geografia reale, bensì con una condizione di sospensione e approssimazione asintotica: l’amata è tanto più potente quanto più resta lontana, irraggiungibile, situata in un luogo che è insieme scenario erotico e figura dell’impossibile. Nel romanzo arturiano, ponti sottili, castelli remoti, torri, finestre e dimore cristalline traducono in forma narrativa la stessa dinamica tensiva, sublimando l’avventura in esperienza di passaggio, vertigine e trascendimento. Particolare attenzione è dedicata alle Folie Tristan e alla dimora celeste di Tantris, costruita di vetro, cristallo e luce, come immagine estrema dell’unione impossibile con la sposa di sogno. L’oltremondo del desiderio emerge così come spazio liminale e trasformativo, abitato da poeti, amanti e cavalieri del vuoto: non luogo stabile, ma campo di forze in cui eros, sogno, assenza e visione producono una continua tensione verso il reale senza mai possederlo definitivamente.
Oltremondi del desiderio: approssimazioni asintotiche al reale nel Medioevo di Francia
Elena Muzzolon
2025
Abstract
Il contributo indaga la configurazione simbolica dell’“oltremondo del desiderio” nella lirica trobadorica e nel romanzo arturiano d’oïl, assumendo come punto di partenza l’immagine continiana della «terra di nessuno fra essere e nulla, fra veglia e sogno» evocata dall’esperienza amorosa. Attraverso un percorso che intreccia Jaufre Rudel, Arnaut Daniel, Bernart de Ventadorn e Chrétien de Troyes, l’articolo mostra come il desiderio medievale si organizzi secondo una topografia immaginale fondata sulla tensione fra il qui e l’altrove, il vicino e il lontano, la camera e il verziere, il castello e il cielo. Nella lirica cortese, lo spazio dell’amore non coincide con una geografia reale, bensì con una condizione di sospensione e approssimazione asintotica: l’amata è tanto più potente quanto più resta lontana, irraggiungibile, situata in un luogo che è insieme scenario erotico e figura dell’impossibile. Nel romanzo arturiano, ponti sottili, castelli remoti, torri, finestre e dimore cristalline traducono in forma narrativa la stessa dinamica tensiva, sublimando l’avventura in esperienza di passaggio, vertigine e trascendimento. Particolare attenzione è dedicata alle Folie Tristan e alla dimora celeste di Tantris, costruita di vetro, cristallo e luce, come immagine estrema dell’unione impossibile con la sposa di sogno. L’oltremondo del desiderio emerge così come spazio liminale e trasformativo, abitato da poeti, amanti e cavalieri del vuoto: non luogo stabile, ma campo di forze in cui eros, sogno, assenza e visione producono una continua tensione verso il reale senza mai possederlo definitivamente.Pubblicazioni consigliate
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