La crescente pervasività dell’Intelligenza Artificiale (IA) nel settore sanitario propone una sfida paradigmatica per il diritto penale, che comporta una riflessione sul tradizionale concetto di responsabilità e sulle categorie dogmatiche che ne sostengono la legittimazione. La ricerca affronta quindi, con metodo storico-comparativo e in prospettiva sistematica, l’impatto sul nesso di causalità e sui confini della colpa penalmente rilevante che deriva dall’impiego di strumenti algoritmici, muovendo dalle criticità del diritto penale interno - dalla depenalizzazione ex art. 2236 c.c. sino alle più recenti proposte di riforma - e analizzando le prospettive aperte dall’AI Act nell’ampio scenario europeo e sovranazionale. L’indagine perviene a dimostrare come l’imputazione esclusiva all’operatore sanitario, secondo i canoni tradizionali, risulti inadeguata a fronte di sistemi autoapprendenti, nei quali la catena causale e il grado di prevedibilità degli esiti si articolano secondo logiche probabilistiche e dinamiche. Ne discende la necessità di un ripensamento della colpa del medico in chiave multilivello, che contempli accanto alla responsabilità individuale una “colpa da programmazione” e una “allocazione collettiva del rischio”, funzionali a ricondurre all’interno del perimetro penalistico il ruolo degli enti coinvolti nello sviluppo, nell’implementazione e nell’utilizzo dei sistemi di IA. Attraverso il confronto tra i modelli di common law e la dottrina europea sul rischio consentito, lo studio propone di modulare il giudizio di colpevolezza sulla base del rischio concretamente accettabile, limitando la sanzione penale alle ipotesi di colpa grave e promuovendo, in via sussidiaria, forme alternative di tutela, quali la giustizia riparativa e meccanismi collettivi di allocazione del danno. In tal modo, potrebbe essere possibile coniugare le esigenze di innovazione tecnologica con il rispetto dei principi di legalità, prevedibilità e colpevolezza, nella consapevolezza che la protezione dei diritti fondamentali, e in primis del diritto alla salute, non possa prescindere da un bilanciamento proporzionato tra benefici sociali e rischi potenziali. La tesi, in ultima analisi, sostiene la necessità di un modello di responsabilità penale “costituzionalmente orientato”, il quale, integrando le dinamiche evolutive del diritto penale europeo con la rapidità del progresso dell’IA, si collochi nella prospettiva di una “co-regulation”, capace di garantire - grazie alle necessarie interrelazioni interdisciplinari tra diritto e tecnologia, proprie di un autentico “umanesimo digitale” - sostenibilità normativa, rigore garantista e, soprattutto, effettiva salvaguardia della dignità e dell’autonomia della persona.
Una colpevolezza “disumana”. Intelligenza artificiale e responsabilità penale del medico / Canato, M.C.. - (2026 Mar 19).
Una colpevolezza “disumana”. Intelligenza artificiale e responsabilità penale del medico
CANATO, MARIA CARLA
2026
Abstract
La crescente pervasività dell’Intelligenza Artificiale (IA) nel settore sanitario propone una sfida paradigmatica per il diritto penale, che comporta una riflessione sul tradizionale concetto di responsabilità e sulle categorie dogmatiche che ne sostengono la legittimazione. La ricerca affronta quindi, con metodo storico-comparativo e in prospettiva sistematica, l’impatto sul nesso di causalità e sui confini della colpa penalmente rilevante che deriva dall’impiego di strumenti algoritmici, muovendo dalle criticità del diritto penale interno - dalla depenalizzazione ex art. 2236 c.c. sino alle più recenti proposte di riforma - e analizzando le prospettive aperte dall’AI Act nell’ampio scenario europeo e sovranazionale. L’indagine perviene a dimostrare come l’imputazione esclusiva all’operatore sanitario, secondo i canoni tradizionali, risulti inadeguata a fronte di sistemi autoapprendenti, nei quali la catena causale e il grado di prevedibilità degli esiti si articolano secondo logiche probabilistiche e dinamiche. Ne discende la necessità di un ripensamento della colpa del medico in chiave multilivello, che contempli accanto alla responsabilità individuale una “colpa da programmazione” e una “allocazione collettiva del rischio”, funzionali a ricondurre all’interno del perimetro penalistico il ruolo degli enti coinvolti nello sviluppo, nell’implementazione e nell’utilizzo dei sistemi di IA. Attraverso il confronto tra i modelli di common law e la dottrina europea sul rischio consentito, lo studio propone di modulare il giudizio di colpevolezza sulla base del rischio concretamente accettabile, limitando la sanzione penale alle ipotesi di colpa grave e promuovendo, in via sussidiaria, forme alternative di tutela, quali la giustizia riparativa e meccanismi collettivi di allocazione del danno. In tal modo, potrebbe essere possibile coniugare le esigenze di innovazione tecnologica con il rispetto dei principi di legalità, prevedibilità e colpevolezza, nella consapevolezza che la protezione dei diritti fondamentali, e in primis del diritto alla salute, non possa prescindere da un bilanciamento proporzionato tra benefici sociali e rischi potenziali. La tesi, in ultima analisi, sostiene la necessità di un modello di responsabilità penale “costituzionalmente orientato”, il quale, integrando le dinamiche evolutive del diritto penale europeo con la rapidità del progresso dell’IA, si collochi nella prospettiva di una “co-regulation”, capace di garantire - grazie alle necessarie interrelazioni interdisciplinari tra diritto e tecnologia, proprie di un autentico “umanesimo digitale” - sostenibilità normativa, rigore garantista e, soprattutto, effettiva salvaguardia della dignità e dell’autonomia della persona.| File | Dimensione | Formato | |
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Tesi di dottorato - Maria Carla Canato.pdf
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Descrizione: Tesi di dottorato in Giurisprudenza
Tipologia:
Tesi di dottorato
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