Il breve articolo esamina i campi figurali delle ultime raccolte poetiche di De Signoribus. In particolare a partire da "Istmi e chiuse" (1996) lo scenario da domestico diviene globale. Parallelamente, si afferma la retorica dell' invettiva rivolta contro la chirurgia militare del Nuovo Ordine Mondiale e una prefigurazione utopica di redenzione. In entrambi i casi, è dominante e strategico l'uso del lessico luminoso: il vanto della “civile fortezza occidentale” (p. 241) è il suo “luminìo campale” (p. 246), eppure, con paziente insistenza, “cerca i suoi fratelli” una “luce inerme".

La "luce albale" di Eugenio De Signoribus

ZINATO, EMANUELE
2002

Abstract

Il breve articolo esamina i campi figurali delle ultime raccolte poetiche di De Signoribus. In particolare a partire da "Istmi e chiuse" (1996) lo scenario da domestico diviene globale. Parallelamente, si afferma la retorica dell' invettiva rivolta contro la chirurgia militare del Nuovo Ordine Mondiale e una prefigurazione utopica di redenzione. In entrambi i casi, è dominante e strategico l'uso del lessico luminoso: il vanto della “civile fortezza occidentale” (p. 241) è il suo “luminìo campale” (p. 246), eppure, con paziente insistenza, “cerca i suoi fratelli” una “luce inerme".
2002
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11577/1376484
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