L’indicibilità si profila come un motivo ricorrente nella letteratura di viaggio, allorquando il testo odeporico documenta un effetto di ‘eccedenza’ del luogo rispetto alle possibilità di restituzione della parola. È soprattutto l’impatto con le destinazioni più visitate dalla tradizione letteraria, in particolare le città, a produrre l’incapacità di tradurre la concreta esperienza multisensoriale, emotiva, cognitiva dell’incontro, mentre il ricorso a tale pregressa tradizione costituisce una delle prime vie di fuga di fronte all’impasse. Le città si qualificano come ‘indicibili’ in base a motivazioni e caratteri differenti, dando origine a molteplici varianti del motivo. Città indicibile per eccellenza è Venezia, monstrum indescrivibile per la sua forma, urbana e ambientale. Il ricorso alla più vasta spazialità lagunare costituisce spesso una risorsa alternativa, una deviazione utile ad approcciare l’ineffabile nucleo storico-monumentale. Il tema dell’avvicinamento/allontanamento a/da Venezia e l’intermezzo odeporico dell’escursione lagunare nell’opera letteraria costituiscono ulteriori declinazioni dell’inafferrabilità di Venezia. Un carotaggio assai profondo nella storia della letteratura (e della letteratura di viaggio) dedicata a Venezia si rende necessario per affacciare le fenomenologie del motivo, vitalissimo anche nella testimonianza novecentesca, come si evince in particolare dal testo zanzottiano Venezia, forse (1976), che reinterpreta il motivo dell’indicibilità attraverso una studiatissima approssimazione alla città, muovendo, e ritornando, verso la laguna come spazio di ‘comprensione’.

Le citta'  indicibili. Venezia, il viaggio in laguna e la citta'  elusa

ROSSETTO, TANIA
2010

Abstract

L’indicibilità si profila come un motivo ricorrente nella letteratura di viaggio, allorquando il testo odeporico documenta un effetto di ‘eccedenza’ del luogo rispetto alle possibilità di restituzione della parola. È soprattutto l’impatto con le destinazioni più visitate dalla tradizione letteraria, in particolare le città, a produrre l’incapacità di tradurre la concreta esperienza multisensoriale, emotiva, cognitiva dell’incontro, mentre il ricorso a tale pregressa tradizione costituisce una delle prime vie di fuga di fronte all’impasse. Le città si qualificano come ‘indicibili’ in base a motivazioni e caratteri differenti, dando origine a molteplici varianti del motivo. Città indicibile per eccellenza è Venezia, monstrum indescrivibile per la sua forma, urbana e ambientale. Il ricorso alla più vasta spazialità lagunare costituisce spesso una risorsa alternativa, una deviazione utile ad approcciare l’ineffabile nucleo storico-monumentale. Il tema dell’avvicinamento/allontanamento a/da Venezia e l’intermezzo odeporico dell’escursione lagunare nell’opera letteraria costituiscono ulteriori declinazioni dell’inafferrabilità di Venezia. Un carotaggio assai profondo nella storia della letteratura (e della letteratura di viaggio) dedicata a Venezia si rende necessario per affacciare le fenomenologie del motivo, vitalissimo anche nella testimonianza novecentesca, come si evince in particolare dal testo zanzottiano Venezia, forse (1976), che reinterpreta il motivo dell’indicibilità attraverso una studiatissima approssimazione alla città, muovendo, e ritornando, verso la laguna come spazio di ‘comprensione’.
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