L’approccio biomedico alla malattia, per quanto efficace sul piano tecnico, è stato posto sotto accusa negli ultimi anni da una serie di riflessioni teoriche e di ricerche. Queste denunciano l’impoverimento della dimensione umana e relazionale del rapporto di cura e dimostrano l’importanza che assume il vissuto soggettivo dei malati e dei caregiver nell’affrontare la malattia e la morte. In funzione del recupero di tali dimensioni umane, si è sviluppato un insieme di discipline: le Medical Humanities, che si propongono uno spostamento del modello biomedico e tecnologico verso una medicina centrata sul paziente. Nel rispetto di tale prospettiva, l’articolo presenta la prima parte di una ricerca che considera i vissuti di lutto anticipatorio nei familiari di malati oncologici terminali e la loro rappresentazione della relazione con il medico. Viene sottolineata la precocità del lutto anticipatorio, già presente nella prima diagnosi, e dunque l’importanza della sua gestione con un’adeguata relazione di sostegno.

Comunicazione medico-paziente e Medical Humanities: Il problema del lutto anticipatorio fin dalla prima diagnosi

TESTONI, INES;ZAMPERINI, ADRIANO
2010

Abstract

L’approccio biomedico alla malattia, per quanto efficace sul piano tecnico, è stato posto sotto accusa negli ultimi anni da una serie di riflessioni teoriche e di ricerche. Queste denunciano l’impoverimento della dimensione umana e relazionale del rapporto di cura e dimostrano l’importanza che assume il vissuto soggettivo dei malati e dei caregiver nell’affrontare la malattia e la morte. In funzione del recupero di tali dimensioni umane, si è sviluppato un insieme di discipline: le Medical Humanities, che si propongono uno spostamento del modello biomedico e tecnologico verso una medicina centrata sul paziente. Nel rispetto di tale prospettiva, l’articolo presenta la prima parte di una ricerca che considera i vissuti di lutto anticipatorio nei familiari di malati oncologici terminali e la loro rappresentazione della relazione con il medico. Viene sottolineata la precocità del lutto anticipatorio, già presente nella prima diagnosi, e dunque l’importanza della sua gestione con un’adeguata relazione di sostegno.
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