OBIETTIVI: Valutare la sopravvivenza di diverse coorti di soggetti infartuati in relazione all’assunzione di statine.MATERIALI: Nell’AULSS 18 di Rovigo è stato implementato un Sistema Epidemiologico Integrato (SEI) con analisi dei dati a partire dal 2002. Mediante l’algoritmo SISMEC-AIE applicato agli archivi informatizzati contenenti le cause di morte (CM), le schede di dimissione ospedaliera (SDO) e le prescrizioni farmaceutiche (PF), è stato possibile identificare i casi di IMA incidenti nel periodo 2002-2008. I soggetti sono stati suddivisi in trattati, non trattati e con somministrazione non continuativa. I soggetti trattati sono stati identificati mediante la ricerca di una prescrizione di statine in un periodo inferiore ai 30 giorni dalla dimissione ospedaliera e con assunzione continuativa della terapia fino al termine del follow-up. Nell’archivio di mortalità è stato ricercato il decesso. RIASSUNTO: Complessivamente, sono stati identificati 2091 soggetti ricoverati per IMA, con una letalità intraospedaliera del 13,4%. Dei 1810 soggetti inclusi nello studio, con un follow-up complessivo di 5031 anni, 482 hanno iniziato il trattamento con statine, di questi, il 33,4% ha sospeso la terapia. Nei primi 30 giorni dopo la dimissione, 1328 soggetti non hanno assunto alcuna terapia con statine, fra i quali il 17,4% ha successivamente iniziato il trattamento per poi sospenderlo nel 2,1% dei casi. La sopravvivenza a 6,8 anni risulta del 95,0% e del 51,2% rispettivamente nei soggetti trattati continuativamente e non trattati. Nei soggetti con trattamento “non continuativo” la sopravvivenza a fine follow-up varia tra il 73,0% e l’80,0%. CONCLUSIONI: La sopravvivenza risulta essere significativamente superiore nei soggetti trattati con statine rispetto ai non trattati, sottolineando l’importanza di una terapia appropriata e protratta nel tempo. Di rilievo risulta il numero di soggetti in trattamento “non continuativo”. Tali conclusioni devono essere ulteriormente approfondite sia per eliminare gli eventuali effetti confondenti, sia per valutare la corretta applicazione della terapia in accordo con le linee guida regionali.

Sopravvivenza nei soggetti con IMAin trattamento con statine nell’AULSS 18della Regione Veneto

BALDOVIN, TATJANA;Furlan P;BALDO, VINCENZO
2010

Abstract

OBIETTIVI: Valutare la sopravvivenza di diverse coorti di soggetti infartuati in relazione all’assunzione di statine.MATERIALI: Nell’AULSS 18 di Rovigo è stato implementato un Sistema Epidemiologico Integrato (SEI) con analisi dei dati a partire dal 2002. Mediante l’algoritmo SISMEC-AIE applicato agli archivi informatizzati contenenti le cause di morte (CM), le schede di dimissione ospedaliera (SDO) e le prescrizioni farmaceutiche (PF), è stato possibile identificare i casi di IMA incidenti nel periodo 2002-2008. I soggetti sono stati suddivisi in trattati, non trattati e con somministrazione non continuativa. I soggetti trattati sono stati identificati mediante la ricerca di una prescrizione di statine in un periodo inferiore ai 30 giorni dalla dimissione ospedaliera e con assunzione continuativa della terapia fino al termine del follow-up. Nell’archivio di mortalità è stato ricercato il decesso. RIASSUNTO: Complessivamente, sono stati identificati 2091 soggetti ricoverati per IMA, con una letalità intraospedaliera del 13,4%. Dei 1810 soggetti inclusi nello studio, con un follow-up complessivo di 5031 anni, 482 hanno iniziato il trattamento con statine, di questi, il 33,4% ha sospeso la terapia. Nei primi 30 giorni dopo la dimissione, 1328 soggetti non hanno assunto alcuna terapia con statine, fra i quali il 17,4% ha successivamente iniziato il trattamento per poi sospenderlo nel 2,1% dei casi. La sopravvivenza a 6,8 anni risulta del 95,0% e del 51,2% rispettivamente nei soggetti trattati continuativamente e non trattati. Nei soggetti con trattamento “non continuativo” la sopravvivenza a fine follow-up varia tra il 73,0% e l’80,0%. CONCLUSIONI: La sopravvivenza risulta essere significativamente superiore nei soggetti trattati con statine rispetto ai non trattati, sottolineando l’importanza di una terapia appropriata e protratta nel tempo. Di rilievo risulta il numero di soggetti in trattamento “non continuativo”. Tali conclusioni devono essere ulteriormente approfondite sia per eliminare gli eventuali effetti confondenti, sia per valutare la corretta applicazione della terapia in accordo con le linee guida regionali.
2010
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