OBIETTIVI: L’obiettivo dello studio è stato valutare le caratteristiche, la gestione e gli esiti degli accessi in Pronto Soccorso in base alla cittadinanza dei pazienti. METO DI: È stato analizzato il database degli accessi nei PS dell’azienda ULSS 18-Rovigo. Sono stati selezionati gli accessi dei soggetti di età compresa tra 18 e 65 anni dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 (n=35,541). I pazienti sono stati categorizzati in base alla loro cittadinanza: paesi a forte pressione migratoria (PFPM), paesi sviluppati (PSA), immigrati irregolari in possesso di tessera STP e Italiani. Sono state quindi misurate e comparate tra le diverse categorie le caratteristiche degli accessi, gli aspetti gestionali e gli esiti attraverso un’opportuna analisi descrittiva ed inferenziale. RISULTATI : La modalità di accesso in PS per propria iniziativa è stata ampiamente predominante in tutte le categorie di pazienti (92.77% STP, 84.43% PFPM, 88.34% PSA VS 81.97% Ita ). Coerentemente a tale fenomeno il codice colore bianco è risultato il livello di urgenza più diffuso in tutti i gruppi anche se significativamente più frequente negli stranieri (62.56% PFPM, 62.13% PSA e 58.82% STP vs 56.91% Ita; p<0.001). L’analisi degli indicatori di processo ha mostrato invece un’analogia di gestione di tutti i pazienti. In particolare la concordanza tra il codice triage in ingresso e la valutazione clinica d’urgenza formulata dal medico non è stata significativamente diversa tra i gruppi, inoltre si è visto che i tempi di permanenza media in PS erano sovrapponibili. L’analisi multivariata ha evidenziato un OR per la dimissione a domicilio più basso nei PFPM (0.83,IC95% 0.77-0.89), mentre il gruppo STP ha mostrato un OR più elevato per l’ospedalizzazione (3.81, IC95% 2.19-6.60) rispetto agli Italiani. CONCLUSIONI: Nel campione analizzato i pazienti di tutte le provenienze hanno fatto ricorso al PS senza un precedente consulto medico e nella maggioranza dei casi gli accessi sono risultati impropri in quanto caratterizzati da un basso livello di urgenza. Tuttavia questo fenomeno è ancora più evidente nel gruppo dei soggetti stranieri con particolare riferimento ai soggetti PFPM e STP, verosimilmente a causa di un gap socio-economico che determina un’ulteriore barriera all’accesso alle cure primarie. È tuttavia evidente che la gestione clinica ed organizzativa dei pazienti nel PS è risultata sostanzialmente sovrapponibile nei vari gruppi anche se sono emerse delle differenze in termini di ospedalizzazione. Il lieve eccesso di ricoveri è a nostro avviso sempre riconducibile alla difficoltà di gestione clinica dei pazienti stranieri a livello territoriale.

CARATTERISTICHE, MANAGEMENT E OUTCOME DEGLI ACCESSI IN PRONTO SOCCORSO IN BASE ALLA CITTADINANZA

BUJA, ALESSANDRA;Furlan P.;BALDOVIN, TATJANA;BALDO, VINCENZO
2013

Abstract

OBIETTIVI: L’obiettivo dello studio è stato valutare le caratteristiche, la gestione e gli esiti degli accessi in Pronto Soccorso in base alla cittadinanza dei pazienti. METO DI: È stato analizzato il database degli accessi nei PS dell’azienda ULSS 18-Rovigo. Sono stati selezionati gli accessi dei soggetti di età compresa tra 18 e 65 anni dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 (n=35,541). I pazienti sono stati categorizzati in base alla loro cittadinanza: paesi a forte pressione migratoria (PFPM), paesi sviluppati (PSA), immigrati irregolari in possesso di tessera STP e Italiani. Sono state quindi misurate e comparate tra le diverse categorie le caratteristiche degli accessi, gli aspetti gestionali e gli esiti attraverso un’opportuna analisi descrittiva ed inferenziale. RISULTATI : La modalità di accesso in PS per propria iniziativa è stata ampiamente predominante in tutte le categorie di pazienti (92.77% STP, 84.43% PFPM, 88.34% PSA VS 81.97% Ita ). Coerentemente a tale fenomeno il codice colore bianco è risultato il livello di urgenza più diffuso in tutti i gruppi anche se significativamente più frequente negli stranieri (62.56% PFPM, 62.13% PSA e 58.82% STP vs 56.91% Ita; p<0.001). L’analisi degli indicatori di processo ha mostrato invece un’analogia di gestione di tutti i pazienti. In particolare la concordanza tra il codice triage in ingresso e la valutazione clinica d’urgenza formulata dal medico non è stata significativamente diversa tra i gruppi, inoltre si è visto che i tempi di permanenza media in PS erano sovrapponibili. L’analisi multivariata ha evidenziato un OR per la dimissione a domicilio più basso nei PFPM (0.83,IC95% 0.77-0.89), mentre il gruppo STP ha mostrato un OR più elevato per l’ospedalizzazione (3.81, IC95% 2.19-6.60) rispetto agli Italiani. CONCLUSIONI: Nel campione analizzato i pazienti di tutte le provenienze hanno fatto ricorso al PS senza un precedente consulto medico e nella maggioranza dei casi gli accessi sono risultati impropri in quanto caratterizzati da un basso livello di urgenza. Tuttavia questo fenomeno è ancora più evidente nel gruppo dei soggetti stranieri con particolare riferimento ai soggetti PFPM e STP, verosimilmente a causa di un gap socio-economico che determina un’ulteriore barriera all’accesso alle cure primarie. È tuttavia evidente che la gestione clinica ed organizzativa dei pazienti nel PS è risultata sostanzialmente sovrapponibile nei vari gruppi anche se sono emerse delle differenze in termini di ospedalizzazione. Il lieve eccesso di ricoveri è a nostro avviso sempre riconducibile alla difficoltà di gestione clinica dei pazienti stranieri a livello territoriale.
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