L’articolo analizza la giurisprudenza costituzionale in tema di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, evidenziando come la materia si presenti quale ottimo paradigma dei princpali filoni interpretativi della Corte costituzionale dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Le decisioni permettono anzitutto di osservare l’estrema ampiezza della materia concorrente “governo del territorio”, che appare come ambito dai contorni non ben definiti. In secondo luogo si può constatare come il criterio della prevalenza utilizzato dalla giurisprudenza per determinare l’ambito materiale “dominante” nel caso di intreccio di materie resti, per lo più, un modo di legittimare l’intervento statale; in terzo luogo come la distinzione tra normativa di dettaglio e di principio segua criteri tutt’altro che prevedibili e costanti. Infine, emerge con grande chiarezza come il peso delle esigenze economico-finanziarie reali incida sulle operazioni volte a individuare il titolo costituzionale legittimante l’intervento statale e le norme di principio. In questo contesto non sembra eccessivo parlare di una reviviscenza dell’interesse nazionale. L’articolo analizza infine il ruolo della leale collaborazione, che nemmeno in questo settore sembra costituire oggi un efficace mezzo per riequilibrare le posizioni di Stato e Regioni e che appare ancora come un principio in corso di definizione.

La giurisprudenza costituzionale sul riparto di competenze tra Stato e Regioni nella disciplina della valorizzazione e della dismissione del patrimonio immobiliare pubblico

BUOSO, ELENA
2013

Abstract

L’articolo analizza la giurisprudenza costituzionale in tema di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, evidenziando come la materia si presenti quale ottimo paradigma dei princpali filoni interpretativi della Corte costituzionale dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Le decisioni permettono anzitutto di osservare l’estrema ampiezza della materia concorrente “governo del territorio”, che appare come ambito dai contorni non ben definiti. In secondo luogo si può constatare come il criterio della prevalenza utilizzato dalla giurisprudenza per determinare l’ambito materiale “dominante” nel caso di intreccio di materie resti, per lo più, un modo di legittimare l’intervento statale; in terzo luogo come la distinzione tra normativa di dettaglio e di principio segua criteri tutt’altro che prevedibili e costanti. Infine, emerge con grande chiarezza come il peso delle esigenze economico-finanziarie reali incida sulle operazioni volte a individuare il titolo costituzionale legittimante l’intervento statale e le norme di principio. In questo contesto non sembra eccessivo parlare di una reviviscenza dell’interesse nazionale. L’articolo analizza infine il ruolo della leale collaborazione, che nemmeno in questo settore sembra costituire oggi un efficace mezzo per riequilibrare le posizioni di Stato e Regioni e che appare ancora come un principio in corso di definizione.
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