Nella storia della poesia italiana, gli anni di passaggio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sono caratterizzati da una profonda trasformazione formale, dalla quale nasce la poesia moderna. Questa trasformazione è determinata in primo luogo dall’introduzione del verso libero. Rispetto al verso regolare, prodotto di una lingua e di una tradizione letteraria nazionali, il verso libero si presenta come una forma sovranazionale, realizzabile e riproducibile in tutte le lingue: una forma che, non a caso, sembra trarre origine dalle pratiche ottocentesche di traduzione della poesia straniera, e che di certo facilita la traducibilità della poesia. Si tratta comunque di una forma poetica che sembra sempre venire dall’esterno, una forma percepita come straniera, nata altrove e in grado di costituire una minaccia per l’identità nazionale: se per l’Italia il verso libero è una novità proveniente dalla Francia, in Francia esso è considerato da buona parte della critica come il risultato dell’influenza nociva dei poeti stranieri, effettivamente numerosi nella Parigi dell’epoca. Di conseguenza, una parte importante del dibattito che all’inizio del Novecento accompagna l’introduzione di questa nuova forma poetica ruota intorno alle sue origini geografiche, linguistiche e culturali.

Oltre i confini metrici: il verso libero, da verso "straniero" a verso "internazionale"

Elena Coppo
2018

Abstract

Nella storia della poesia italiana, gli anni di passaggio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sono caratterizzati da una profonda trasformazione formale, dalla quale nasce la poesia moderna. Questa trasformazione è determinata in primo luogo dall’introduzione del verso libero. Rispetto al verso regolare, prodotto di una lingua e di una tradizione letteraria nazionali, il verso libero si presenta come una forma sovranazionale, realizzabile e riproducibile in tutte le lingue: una forma che, non a caso, sembra trarre origine dalle pratiche ottocentesche di traduzione della poesia straniera, e che di certo facilita la traducibilità della poesia. Si tratta comunque di una forma poetica che sembra sempre venire dall’esterno, una forma percepita come straniera, nata altrove e in grado di costituire una minaccia per l’identità nazionale: se per l’Italia il verso libero è una novità proveniente dalla Francia, in Francia esso è considerato da buona parte della critica come il risultato dell’influenza nociva dei poeti stranieri, effettivamente numerosi nella Parigi dell’epoca. Di conseguenza, una parte importante del dibattito che all’inizio del Novecento accompagna l’introduzione di questa nuova forma poetica ruota intorno alle sue origini geografiche, linguistiche e culturali.
Geocritica e Geopoetica nella Letteratura Italiana del Novecento
608234061-2
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